
"Apprendiamo dalla stampa locale che nell’empolesevaldelsa si registra la media di uno sfratto ogni trentasei ore. Una situazione veramente drammatica rispetto alla quale è urgente definire un patto territoriale per l’emergenza casa (Unione dei Comuni, ASL, Publicasa, ..).
Nella nostra zona sarebbero in arrivo dalla Regione cinque milioni di euro da investire in recupero e nuove case popolari. Condividiamo particolarmente l’idea di puntare al recupero di fabbricati esistenti; tale politica potrebbe essere adottata, non soltanto come interventi di ristrutturazione, ma anche come acquisizione di nuovi appartamenti invenduti presenti in gran numero sul mercato immobiliare. Si tratta di abitazioni già disponibili da utilizzare per parare l’emergenza in atto senza aspettare anni, dislocati sul nostro territorio, anche singolarmente per condominio, evitando – come è avvenuto nel passato con la costruzione di nuovi quartieri di edilizia popolare - nuovi ghetti con vecchie problematiche.
Questo potrebbe consentire anche un sensibile risparmio, visto il calo costante dei prezzi al metro quadro degli ultimi anni, rispetto ad operazioni di nuova progettazione, urbanizzazione e cementificazione di nuovo territorio, ma anche alleviare situazioni di invenduto che potrebbero arrecare difficoltà anche mortali a ditte strutturate e tradizionali presenti sul nostro territorio che non riescono a mantenere i livelli occupazionali fin qui conosciuti.
Questo riorientamento strategico potrebbe rafforzare la linea di recupero e ristrutturazione, adeguando vecchie case per il risparmio energetico, la messa in sicurezza antisismica, l’eliminazione di materiali pericolosi come l’amianto, la suddivisone di appartamenti già di proprietà pubblica particolarmente grandi, frutto di concezioni anni 60/70, con conseguente adeguamento ai nuovi nuclei familiari più piccoli.
Sappiamo anche che, rispetto al costruito ex novo, il riuso necessita in modo particolare di ditte meno improvvisate con professionalità più elevate, acquisite nel tempo, un saper fare che una volta perso sarebbe difficilmente recuperabile. Si potrebbe in questo modo, in un settore come l’edilizia, anche mitigare la rilevante presenza di ditte con profili di incerta provenienza e legalità o comunque caratterizzate da utilizzo massiccio di manodopera in subappalto, sulla quale si scaricano tutti i rischi di impresa e gli sconti dagli appalti.
Gare di appalto dalle quali sarebbe opportuno bandire il metodo del massimo ribasso .
Studiando nuovi sistemi di aggiudicazione che ad esempio, attingano da un elenco di ditte di fiducia, selezionate per storia, buone collaborazioni già verificate sul campo, valorizzando al massimo parametri come, ad es., il maggior numero di dipendenti a libro paga in relazione al fatturato annuo, ma anche il carattere del “chilometro zero” a parità di requisiti e qualità dei materiali e prodotti utilizzati e nuovi sistemi di costruzione come la bioarchitettura, e l’autocostruzione . Premiando concretamente il rispetto del “lavoro buono”, dell’ambiente,dei diritti, della sicurezza,e la maggiore responsabilità e serietà imprenditoriale rif. art. 41 della Costituzione) .
In definitiva ci pare che in questo modo si attiverebbe un giro virtuoso in termini di stimolo economico, rispetto ambientale, valorizzazione del lavoro buono e dell’imprenditoria locale".
Circolo Sinistra Ecologia Libertà Empolese Valdelsa
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