Pontorme, 'calda' accoglienza per l'apertura della mostra dedicata a Jacopo Carrucci e al 'suo seguito'

L'inaugurazione della mostra a Pontorme di Empoli


L'inaugurazione della mostra a Pontorme di Empoli (foto gonews.it)

L'inaugurazione della mostra a Pontorme di Empoli

La città di Empoli celebra, con la mostra 'Pontormo e il suo seguito' nelle terre d'Empoli, uno dei massimi pittori italiani del Cinquecento, Jacopo Carucci, detto il Pontormo, nato nel borgo di Pontorme, a Empoli, nel 1494.

La rassegna, inserita nel cartellone della 'Città degli Uffizi', e inaugurata oggi, venerdì 29 novembre, e in corso fino al 2 marzo 2014, vuole raccogliere i contributi di tutti quegli artisti che ebbero in Pontormo un modello da seguire. Proprio gli Uffizi hanno prestato all'esposizione, accolta negli spazi della Casa del Pontormo, e nella chiesa di san Michele Arcangelo, la Madonna del libro, che da qualche anno è in deposito dagli Uffizi nella Casa del Pontormo e il Sant'Eligio di Jacopo da Empoli, detto l'Empoli. All'inaugurazione di oggi erano presenti l'assessore alla Presidenza della Regione Toscana Vittorio Bugli, il presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci, il direttore degli Uffizi Antonio Natali oltre alla giunta empolese e tutti i curatori della mostra. Moltissimi i cittadini presenti a Pontorme per l'occasione.

Nella Casa si potranno ammirare del Pontormo anche disegni che illustrano i rapporti tra lui e Leonardo. Esposte anche tele di altri celebri artisti, che dal Pontormo si lasciarono ispirare per le loro opere, come il Bronzino, ed altri meno noti, ma altrettanto importanti come Naldini e Macchietti, conosciuti tra l'altro per aver preso parte all'impresa della decorazione dello Studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio.

Sempre al Pontormo sarà dedicata, dall'8 marzo al 20 luglio, una rassegna da parte di Palazzo Strozzi a Firenze: nel suo percorso, tele, oltre che dell'artista empolese, del Rosso Fiorentino, del Beccafumi e di altri artisti della maniera moderna. Alla presentazione delle iniziative, oggi, hanno preso parte, tra gli altri, il sindaco di Empoli Luciana Capelli, il direttore degli Uffizi Antonio Natali, la curatrice Cristina Gelli.

Natali, antico insieme a moderno? Spesso solo per soldi

No alle esposizioni in cui vi siano commistioni tra antico e contemporaneo, pretestuose, senza un filo logico che ne dimostri la continuità, perchè testimoniano solo l'interesse di "fare cassa, denaro e numeri, abbinando nomi clamorosi". Autore del duro attacco è il direttore della galleria degli Uffizi di Firenze, Antonio Natali, che ha espresso la sua opinione nel corso di una presentazione di una mostra sul Pontormo oggi a Firenze. Natali faceva riferimento ad esempio, al Mart di Rovereto (Trento), museo d'arte contemporanea, dove è in corso una mostra dedicata al grande del Quattrocento Antonello da Messina con le sue tele affiancate a quelle, novecentesche, de 'L'altro ritratto', rassegna curata dal filosofo Jean Luc Nancy.

"Non sono in disaccordo con le commistioni antico contemporaneo - ha spiegato - quando ci sia un filo logico che dimostri la continuità della storia. Capisco che si possano prendere tanti momenti per creare questa connessione, ma bisogna che non siano pretestuosi". Ad esempio, ha chiarito il direttore degli Uffizi, "mi sfugge il nesso che esiste al Mart tra Antonello da Messina e la mostra che gli sta accanto. Mi chiedo quale è la ragione per cui si sente la necessità di fare queste cose oggi, se per fare del bene all'antico o al contemporaneo. Io credo che così si faccia del male sia all'antico sia al contemporaneo e che le ragioni per cui ciò venga compiuto non siano che l'obiettivo di fare numeri, cassa e denaro abbinando nomi clamorosi". Natali ha aggiunto di "lavorare da decenni in un museo dove il fondatore, Vasari, aveva voluto creare un rapporto tra le antichità romane e il 500: gli Uffizi, nei fatti, erano allora un museo di arte contemporanea. Ma alla base di un'invenzione - ha concluso - credo debba esserci un intento educativo. Se invece c'e' un intento di mero sfruttamento economico, questo mi trova subito discorde: anche dal punto di vista del buongusto".

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