
"Con la menifestazione del 16 novembre un popolo ha espresso a chiare lettere una precisa volontà, ovvero che l'ex Colorificio Liberato diventi una proprietà collettiva"
Il Municipio dei Beni comuni scrive al Presidente Rossi. Lo aveva già fatto il 29 ottobre 2013, poco dopo la decisione del Tribunale di sgomberare l'Ex Colorificio Liberato e "di fermare tutte le attività che si svolgevano al suo interno". In questo modo la proprietà tornò nel pieno possesso del suo bene, un bene che, secondo il Municipio dei Beni Comuni "non avrebbe conosciuto al momento nessun utilizzo" in quanto la variante urbanistica per cambiare la destinazione d'uso della struttura richiedeva, in ogni caso, tempi lunghi.
In quella letterea si chiedeva al Presidente Rossi "la disponibilità a incontrare una delegazione del Municipio dei Beni Comuni, al fine di esporre meglio la situazione e capire insieme alle istituzioni regionali se il caso dell'ex Colorificio possa servire per affrontare il problema dei tanti, troppi spazi inutilizzati che la delocalizzazione ha lasciato nel nostro territorio."
Da quel giorno non ci sarebbero state risposte, nè confronti. Per il Municipio dei Beni Comuni "si sta raggiungendo una seconda, ancor più densa tappa del proprio percorso"
IL TESTO DELLA LETTERA
Gentile Presidente Rossi,
in riferimento - e in continuità - alla nostra lettera del 29 ottobre c. a., abbiamo ripreso carta e penna per tentare di sollecitare nuovamente, speranzosi, la sua attenzione. È trascorso quasi un mese dal sequestro e dallo sgombero dell'ex Colorificio Liberato sito in via Montelungo, a Pisa, e davvero pochi, pochissimi, sono stati i cenni, i movimenti carsici, a noi indirizzati, nonostante dalla prima ora avessimo cercato un'interlocuzione - a più livelli - con le istituzioni, compresa la Sua persona.
In tal senso crediamo che il tempo stia venendo a mancare, e che la vicenda dell'ex Colorificio Liberato stia raggiungendo una seconda, ancor più densa tappa del proprio percorso. Lo diciamo con un buon margine di tranquillità - serenità, oseremo scrivere - soprattutto dopo la giornata del 16 novembre scorso. Avrà saputo senza dubbio dell'eccellente esito di una manifestazione di popolo che ha visto scendere in piazza più di duemilacinquecento persone di ogni estrazione, e da tutta Italia, per affermare senza equivoco alcuno la propria volontà di riaprire l'ex Colorificio Toscano.
Donne e uomini sono andati incontro ai cordoni di polizia posti a difesa dello spazio che una sentenza legale ma illegittima tiene chiusa al pubblico godimento. Lo hanno fatto con i colori, con la parola, con l'intelligenza di saper - sapere di dovere, in senso profondo - interloquire anche con le forze dell'ordine; e infine con il proprio corpo, che pure è stato opposto alla resistenza delle forze di polizia, ma in modo nuovo, in cui il raggiungimento del fine più alto è stato quello di essere lì, presente, parte attiva di un percorso di popolo.
È l'esito politico di quella giornata il vero punto di svolta, gentile Presidente. Un popolo, appunto, ha espresso a chiare lettere una precisa volontà, ovvero che l'ex Colorificio Liberato diventi una proprietà collettiva.
Un fine non utopico, bensì concreto e a portata di mano, il cui raggiungimento sarebbe favorito anche da un suo pronunciamento negativo in merito alla richiesta di variante strutturale avanzata dalla proprietà dello stabile di via Montelungo, la quale non ha fatto mistero su quali siano i suoi reali intenti a proposito dell'ex Colorificio Toscano.
Ricondurre il Municipio dei Beni Comuni all'interno dell'ex Colorificio Liberato, sostituendo l'abbandono, l'incuria, l'arroganza di chi possiede senza espressione sociale, con l'impegno e la soddisfazione di una serie complessa di bisogni reali: questo noi crediamo debbano essere le prossime tappe del nostro percorso. È nostro dovere di cittadine e cittadini - con la viva speranza di un avvallo delle istituzioni - opporci all'arbitrio assoluto della proprietà privata. Se la crisi che ci attanaglia in modo sempre più stretto può - e deve - essere combattuta, estirpata alla radice, allora il 16 novembre è stato un inizio, l'ennesimo, per ricomporre un quadro sempre più frastagliato.
Il 16 novembre, a Pisa, migliaia di persone hanno chiesto alla politica di arginare uno strapotere ormai inaccettabile, di respingere con chiarezza e senza indugi le perverse logiche speculative che pesano sulla vita della maggioranza delle cittadine e dei cittadini. Difficile, a questo punto, fare un passo indietro.
Abbiamo urgente bisogno di confrontarci con la Sua persona in merito a questi nodi, nella speranza di riuscire quanto prima a scioglierli per il buon esito della vicenda.
Certi di un suo prossimo cenno, le inviamo un cordiale augurio di buon lavoro.
Municipio dei Beni Comuni
Ci permettiamo dunque di chiederle la disponibilità a incontrare una delegazione del Municipio dei Beni Comuni, al fine di esporle meglio la nostra situazione e capire insieme alle istituzioni regionali se il caso dell'ex Colorificio possa servire per affrontare il problema dei tanti, troppi spazi inutilizzati che la delocalizzazione ha lasciato nel nostro territorio.
Pisa 28 ottobre 2013
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