Le 'scarpe rosse' contro la violenza sulle donne entrano nelle scuole con la consulta delle donne di Vinci

Un momento dell’iniziativa del 29 luglio 2013 nel centro storico di Vinci
Un momento dell’iniziativa del 29 luglio 2013 nel centro storico di Vinci

Un momento dell’iniziativa del 29 luglio 2013 nel centro storico di Vinci

Come ogni anno in questo periodo di novembre si susseguono le iniziative contro la violenza di genere anche nel nostro territorio. Negli ultimi giorni ci sono stati alcuni incontri sul tema in cui l’attenzione è stata puntata sull’emergenza presentando il prezioso lavoro svolto dal terzo settore come il Centro Aiuto Donna Lilith delle Pubbliche Assistenze di Empoli e la risposta istituzionale al fenomeno con la creazione del Codice Rosa presso il Pronto Soccorso dell’ospedale San Giuseppe di Empoli. A gran voce però è stata espressa anche la richiesta di azioni di prevenzione e sensibilizzazione ed è proprio questo il terreno su cui si muove l’idea della Consulta delle Donne di Vinci: coinvolgere insegnanti e soprattutto gli studenti delle scuole superiori di Empoli.

Nell’ Istituto Superiore Il Pontormo, indirizzo scienze umane, sotto la guida delle Prof.sse Rosella Lucchetti, Elisabetta Tringali, Monica Brotini e le operatrici del Centro Antiviolenza Lilith erano già programmati dei percorsi laboratoriali specifici che fra altro hanno preparato le studentesse alle “provocazioni pacifiche” sull’argomento che dovrebbero indurre gli altri studenti e i loro professori alla riflessione sul proprio vissuto, sulla propria gestione dei rapporti sentimentali con l’altro genere o anche dello stesso. Anche all’Istituto tecnico Ferraris-Brunelleschi la risposta all’idea delle donne di Vinci era immediata. Grazie all’interessamento della prof.ssa Silvia Desideri anche in questo istituto gli studenti cercano di scuotere le coscienze dei loro coetanei con alcune azioni che per adesso non vorremmo svelare per non vanificare l’effetto sorpresa. Il tutto si svolge nella mattinata del 25 novembre e si conclude alle ore 12 davanti al nuovo edificio della scuola con un momento unitario alla presenza della Preside dell’istituto Daniela Mancini. “Ringraziamo i dirigenti scolastici e gli insegnanti coinvolti per la sensibilità dimostrata e speriamo che questa iniziativa possa essere l’inizio di una collaborazione continuativa con il mondo delle scuole su questo argomento specifico e su tanti altri temi che riguardano le pari opportunità. Auspichiamo anche che si istituisca una tavolo permanente che continui a lavorare insieme sull’area dell’Unione dei Comuni Empolese-Valdelsa e intorno al quale siedano le associazioni e le istituzioni per operare in sinergia”: questo il pensiero di Elisabetta Renieri, presidente della Consulta delle donne di Vinci, pensiero che condivide con Michelle Bachelet, Vice-Segretario Generale e Direttore Esecutivo di UN Women* (vedi sotto articolo estratto dal sito dell’UNO).

Le donne della Consulta, nella quale collaborano oltre a donne singole anche diverse associazioni come Lilith (appunto!), ASTRO e da poco anche le donne dell’Auser (che hanno messo a disposizione le scarpe), contribuiscono con l’installazione delle Scarpe Rosse ormai divenute simbolo delle donne vittime di violenza. L’idea dell’artista Elina Chauvet è nata nel 2009 a Ciudad Juarez, città Messicana tristemente nota per le sparizioni e le uccisioni di tantissime donne. Scarpe, oggetto di culto delle donne rimaste senza le loro padrone, ogni paio simbolo di una donna che non c’è più perché uccisa dal proprio marito, amante, fidanzato, … e rosso, colore della passione, dell’amore e del sangue versato di troppe donne. Ma le scarpe rimaste continuano a camminare.

Già nel mese di luglio il Comune di Vinci ha ospitato le scarpe rosse nel suo centro storico grazie alla collaborazione della regista Anna Dimaggio e della fotografa Lucia Baldini che hanno portato questo simbolo nel nostro territorio arricchendo le iniziative con performance teatrali e fotografie d’autore rendendo questi eventi unici dove si mescolano arte visiva e recitazione. Nell’occasione alcune delle donne si sono messe in gioco diventando performer sotto la guida della regista e il Vice-Sindaco di Vinci, Alberto Casini ha partecipato in prima persona recitando una poesia e firmando l’ impegno di essere custode di un paio di scarpe rosse come simbolo dell’impegno del Comune per la eliminazione del fenomeno, impegno preso anche attraverso l’adesione all’appello “365 giorni di no alla violenza”. “Non vogliamo produrre mera retorica in una giornata per o contro qualcosa”, così l’assessore alle pari opportunità Claudia Heimes, “il nostro impegno va esteso sugli altri 364 giorni dell’anno come ci richiede l’appello a cui abbiamo aderito in modo convinto con un atto di Giunta. Per cui per esempio finanziamo percorsi di sensibilizzazione all’interno della scuola media come proseguimento del progetto CReA che due anni fa ha portato il tema nelle scuole del Circondario Empolese-Valdelsa. Altro step è l’apertura di uno sportello di ascolto nelle stanze della sede comunale in Via Battisti di Sovigliana, su proposta del Centro Lilith e interamente gestito dalle loro volontarie. Questo sportello non dovrebbe solo servire a donne che stanno già subendo violenza ma anche a chi ha dei dubbi da sciogliere perché magari sta osservando atteggiamenti e comportamenti nel proprio ambiente e cerca chiarimenti e una mano.”

Un momento dell’iniziativa del 29 luglio 2013 nel centro storico di Vinci

Un momento dell’iniziativa del 29 luglio 2013 nel centro storico di Vinci: Alberto Casini e la regista Anna Dimaggio

Presentando in una conferenza stampa a New York la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che si celebra il 25 novembre, i partecipanti hanno evidenziato il ruolo fondamentale che la collaborazione con una gamma articolata di attori della società civile , specialmente il settore privato, ha assunto nell’intento di creare spazi sicuri in cui possano vivere serenamente le ragazze, stabilire una cultura del rispetto delle donne e porre fine alla violenza perpetrata nei confronti di donne e ragazze.

Michelle Bachelet, Vice Segretario Generale e Direttore Esecutivo di UN Women, l’agenzia che l’ONU ha istituito di recente, ha affermato che, sebbene ci siano stati  notevoli progressi nelle politiche nazionali volte a ridurre la violenza sulle donne, molto rimane ancora da fare. Più di cento paesi sono privi di una legislazione specifica contro la violenza domestica e più del 70 % delle donne nel mondo sono state vittime nel corso della loro vita di violenza fisica o sessuale da parte di uomini.

La violenza, ha aggiunto il Direttore esecutivo, influendo negativamente sui risultati scolastici delle donne, sulle loro capacità di successo lavorativo e sulla loro vita pubblica, allontana progressivamente le società dal conseguimento di dell’obiettivo dell’uguaglianza di genere.

Tuttavia, anche considerazioni di carattere pratico hanno contribuito a ostacolare ulteriore progresso: senza forti forme di collaborazione e finanziamenti sufficienti non si potranno fare passi in avanti per combattere la violenza. A tale scopo il Segretario Generale si è impegnato a cercare un finanziamento di cento milioni di dollari l’anno entro il 2015, da destinare al Fondo fiduciario per porre fine alla violenza contro le donne. Il tema del 2010 per la Giornata Internazionale, “Creare forme di cooperazione per combattere la violenza contro le donne” , sottolinea l’esigenza di maggiori finanziamenti e di competenze articolate.

In particolare, il partenariato con il settore privato potrebbe offrire sia canali di finanziamento sia conoscenza in settori chiave, secondo Sharon D’Agostino, in rappresentanza della Johnson & Johnson. Con oltre cento anni di storia di mecenatismo, la sua azienda ha maturato un’esperienza nella creazione di forme di partenariato a livello locale. Rammentando inoltre che l’azienda collabora dal 2005 con il Fondo fiduciario ONU per porre fine alla violenza contro le donne, D’Agostino ha annunciato che tale impegno di collaborazione con il Fondo sarà rinnovato per altri due anni.

Accanto al semplice finanziamento, ha continuato, i partner aziendali potrebbero apportare la propria competenza per l’elaborazione di strategie, oltre a un grado di sostenibilità per la tolleranza al rischio finanziario. “Nel momento in cui finanziamo il rischio, siamo consci di finanziare l’innovazione”, ha detto D’Agostino, rispondendo a una domanda specifica sui benefici del finanziamento privato.

Shupe Makashinyi, dell’organizzazione internazionale sui diritti delle donne Equality Now in Zambia, ha affermato che si può fare molto con i dollari del Fondo fiduciario. Insieme alla coalizione dei gruppi della Zambia, Equality Now ha lavorato a progetti plurisettoriali per l’emancipazione femminile e la creazione di spazi sicuri per queste ultime, nonché alla formazione di avvocati, assistenti legali e operatori del settore sanitario per rispondere alle esigenze delle ragazze che affrontano la violenza.

I partecipanti hanno anche discusso sull’importanza della formazione per ragazze e donne, che ne faccia dei modelli all’interno delle rispettive comunità. Rispondendo a una domanda sui programmi finanziati dal settore imprenditoriale per la formazione e assunzione di dipendenti di genere femminile, Makashinyi ha affermato che la sua organizzazione ha formato le giovani donne per operare sia con il settore privato sia con il governo stesso.

Concordando sull’importanza ricoperta dai modelli femminili nell’eliminazione della violenza perpetrata contro le donne, la Bachelet ha detto di guardare agli ufficiali di polizia donna e alle donne soldato come esempi positivi. “Sono modelli di donne forti e dimostrano che le donne hanno le capacità per agire”, ha affermato.

Nel mondo “occorrono cambiamenti culturali per smettere di guardare alle donne come ‘cittadine di seconda classe’. Dobbiamo creare una cultura di rispetto”, ha concluso Michelle Bachelet.

Fonte: Comune di Vinci - Ufficio Stampa

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