
Il 18 novembre 2006 a Carrara eravamo presenti alla prima esperienza di discussione pubblica in preparazione della legge regionale sulla partecipazione. Eravamo convinti della necessita' di sperimentare nuove forme di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali di gestione del territorio.
Chiaro era il distacco che le amministrazioni locali spesso lamentavano nei rapporti con la comunità. La Regione Toscana si era fatta promotrice di una proposta di legge sulla partecipazione che colmasse questo vuoto e l'incontro di Carrara servì a raccogliere le speranze, le idee ed i timori, ad instaurare un rapporto di
fiducia e uno spirito costruttivo.
Il 29 dicembre 2007 prendeva corpo la legge regionale n. 69 "Norme sulla promozione della partecipazione alla
elaborazione delle politiche regionali e locali". Il 31 dicembre 2012 ne era prevista l'abrogazione, la conferma o la modifica in base ad una valutazione dell'efficacia, diffusione e rendimento dei processi partecipativi promossi ai sensi di questa legge. Adesso che la nuova legge regionale n. 46 del 2 agosto 2013 "Dibattito pubblico regionale e promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali" è stata approvata denunciamo quello che per
noi rappresenta un passo indietro rispetto ai propositi di quella discussione pubblica.
La legge attuale privilegia il cosiddetto Dibattito Pubblico inquadrandolo in un processo di informazione, confronto pubblico su opere di iniziativa pubblica e privata superiori a 50.000.000 di euro; Per le opere tra 10.000.000 e 50.000.000 il dibattito pubblico può essere previsto. Questi limiti prima non erano specificati, danno la sensazione di voler circoscrivere il momento di confronto a casi particolari.
L'Autorità regionale che attiva i dibattiti pubblici ed i processi partecipativi passa da un componente nominato
dal Consiglio a tre di cui due nominati dal consiglio regionale ed uno dalla giunta. I componenti dell'Autorità ricevono un gettone di presenza di 300 euro lordi fino a un massimo di quattro sedute mensili.
Tenuto conto della prova di indipendenza data dal prof. Lewanski in qualità di Autorità Regionale nel periodo intercorso, non si comprende la necessita' di passare ad un organo collegiale e soprattutto non accettiamo che venga previsto un compenso per cariche che dovrebbero essere onorifiche.
Progetto Citta' chiede di privilegiare informazione e comunicazione, di garantire in modo obbligatorio una discussione pubblica su tutti i grandi interventi, la gestione della discussione da parte di soggetti esterni e che l'esito del processo partecipativo o del dibattito pubblico sia vincolante per il decisore politico.
E' fondamentale che prima abbia luogo il confronto argomentato con tutti coloro che sono toccati dall'oggetto della discussione e soltanto dopo vengano prese le decisioni. In questo modo vengono messe al centro del processo decisionale la trasparenza, la cultura dell'ascolto e al tempo stesso l'efficienza e la responsabilita' di coloro che alla fine devono prendere una decisione.
L'antipolitica è la risposta della societa' civile a un modo di far politica autoreferenziale e distante dalla società quindi, è una forte richiesta di politica ma quella che ha per centro la salvaguardia del bene comune e la gestione responsabile delle risorse umane, naturali ed economiche di un territorio.
L'invito che rivolgiamo alle amministrazioni locali è di favorire questa nuova volontà di partecipare facendosi portatori di buone pratiche e cominciando ad amministrare per il bene comune.
Fonte: Associazione Progetto Citta' Castelfranco di Sotto
Notizie correlate
Tutte le notizie di Castelfranco di Sotto
<< Indietro





