Il garante dei detenuti Franco Corleone al 'Pontormo' e poi a Pozzale. Su Montelupo: "Temo per l'Opg ancora ritardi nella chiusura"

Franco Corleone (foto gonews.it)


L'incontro al liceo 'Pontormo' di Empoli sulle carceri (foto gonews.it)

L'incontro al liceo 'Pontormo' di Empoli sulle carceri (foto gonews.it)

“Temo che per Montelupo Fiorentino avremo ancora dei ritardi nella chiusura, ma mi auguro che la Toscana sia la prima regione a dismettere un Opg e sperimenti delle alternative terapeutiche sul territorio efficaci”. Queste le parole di Franco Corleone, garante dei detenuti della Toscana, in vista oggi, giovedì 14 novembre , a Empoli, prima al liceo ‘Pontormo’, per un incontro con gli studenti nell’auditorium di via Sanzio, e poi alla casa di custodia attenuata femminile di Pozzale nel pomeriggio. “All’Opg andrò in visita giovedì 21 novembre per verificare di persona – prosegue – e soprattutto bisogna pensare a come utilizzare quella struttura dopo la chiusura. Non dobbiamo creare altri luoghi terapeutici che siano nuovi manicomi”.

Su Pozzale: “Penso che un carcere così piccolo, da 20-25 persone, sia giustificato da una sperimentazione di una detenzione diversa – commenta – deve essere un luogo di grande accentuazione della responsabilità e che dia possibilità di reinserimento, costruendo una comunità di vita diversa rispetto alle esperienze precedenti”. Durante l’incontro con i ragazzi Corleone ha criticato le scelte di trasformare il carcere femminile in una struttura per transessuali per poi tornare indietro e riprendere, con molte difficoltà, il progetto iniziale.

Adesso nella struttura penitenziaria lungo la nuova Valdorme c’è un nuovo direttore dallo scorso marzo, Graziano Pujia, il quale è al lavoro proprio per recuperare lo spirito originale di Pozzale. “C’era stata battuta di arresto dovuta soprattutto alle vicissitudini passate dell’istituto – spiega in merito – Stiamo provando con fatica a reperire risorse dagli enti territoriali, Comune, Asl, Regione Toscana, per cercare di rilanciare tutte le attività e attivarne ulteriori. In questo momento in un’ottica di una sorveglianza nuova vorrei arrivare a un concetto di auto responsabilizzazione delle detenute, per aumentare la propria consapevolezza di sé del passato ma soprattutto del futuro”.

Tra gli obiettivi quello di riavviare l’azienda agricola: “Ma i fondi non ci sono – prosegue – per adesso è attiva solo l’apicoltura e ci sono dei corsi finanziati con progetti nazionali. La mia idea è riaprirla tutta, studiando come gestirla: non guardando soltanto al prodotto, che diventa difficile piazzarlo sul mercato, ma cercando soluzioni d’accordo con gli enti territoriali. Si potrebbe riaprtire dal frutteto: ho dato disposizioni per catalogare gli alberi che abbiamo e dà lì impostare un certo tipo di discorso”.

A Pozzale oggi ci sono 24 detenute per una capienza massima di 30: “Mi posso ritenere fortunato rispetto ad altri colleghi che devono quotidianamente fronteggiare il tema del sovraffollamento – conclude Pujia – per il mondo femminile quella di Empoli è la risposta più evoluta e che tutti si attenderebbero. Mi auguro che rappresenti un modello da seguire, anche se così che com’è risulta costoso seppure vincente e spendibile”.

LA SITUAZIONE IN TOSCANA

“Abbiamo 18 istituti e differenze notevoli – spiega Franco Corleone – dalle grandi città alle isole, dall’opg alle custodie attenuate come a Empoli. C’è un dato comune: il bisogno di una grande riforma delle leggi, della vita quotidiana, del concepire il carcere come luogo per chi ha compiuto gravi delitti e non destinato a poveri, tossicodipendenti , malati ed emarginati. Il carcere non deve essere né discarica sociale né un lazzaretto. C’è un lavoro enorme da fare e mi auguro che i prossimi mesi segnino un primo ma significativo cambiamento”.

“A Lucca e Arezzo ho visto che ci sono istituti con sezioni abbandonate e chiuse – conclude – dove ci sono lavori fermi da tempo e a metà a causa del fallimento delle ditte appaltatrici. Vuol dire aver buttato denaro pubblico. Bisogna fare un censimento della popolazione carceraria perché è intollerabile pensare al fatto che ci siano detenuti come polli da batteria nelle celle e spazi utilizzati. Bisogna recuperare gli ambienti e far sì che le persone possano uscire dal carcere. Nessun tossico dipendente dovrebbe stare in cella e dovrebbero essere arrestati meno consumatori di sostanze stupefacenti per un reato definito in maniera troppo pesante, causato dall’applicazione di una legge come la Fini-Giovanardi”.

L’INCONTRO AL ‘PONTORMO’ (da ufficio stampa del Comune di Empoli)

Sono tanti anzi tante. Sono gli studenti, in prevalenza ragazze, che questa mattina hanno assistito all’incontro-dibattito ‘A scuola di libertà’ nell’Auditorium del liceo scientifico ‘Il Pontormo’, realizzato nell’ambito del progetto denominato ‘Oltre i muri’, la scuola che si avvicina ed accorcia le distanze con il carcere. Una giornata di informazione e senilizzazione, un progetto che è stato presentato proprio lo scorso anno.

Carlo Pasquinucci, intervenuto dopo i saluti alla mattinata di Silvano Salvadori dirigente scolastico de  "Il Pontormo che ha descritto il senso del progetto con tre parole significative: solidarietà, prevenzione e soprattutto responsabilità perché è compito della «scuola – ha detto Salvadori - preparare persone responsabili verso gli altri che non dovrebbero finire in carcere», ha parlato di responsabilità sociale verso tutti quei giovani che erano lì questa mattina e verso chi si  trova a vivere la negazione della libertà dando delle opportunità, come ha fatto da sempre la nostra città anche con il carcere di Empoli e «brave – ha continuato Pasquinucci - sono state le ospiti dell’istituto a lasciarsi coinvolgere e coinvolgere in questo percorso, che si è concluso con lo spettacolo teatrale di luglio che ho visto e che ci ha emozionato profondamente. Concludo dando onore alla nostra Costituzione che almeno a Empoli garantisce i diritti».

Non era presente il provveditore regionale della Toscana Carmelo Cantone,ma al suo posto il contributo di Rossella Giazzi, direttrice dell’ufficio trattamento detenuti della Toscana e reggente dell’ufficio Uepe ( ufficio esecuzione penale esterna) di Lucca e Pisa che ha dato due dati: in Toscana ci sono 4miladuecento detenuti; duemila sono soggetti  in trattamento Uepe. «La Toscana  - ha detto la Giazzi - ha delle realtà penitenziarie molto variegate, dalle Case Circondariali per pene brevi, alle Case di reclusione per lunghe pene, Istituti sulle isole come case lavoro, Istituti a trattamento di custodia attenuata come il ‘Mario Gozzini’ maschile ed Empoli che è femminile, gli Opg (ospedali psichiatrici) e l’ufficio esecuzione penale esterno. Ecco in tutto questo mondo di carceri, la pena inflitta deve, dovrebbe dare un senso al carcere perché diversamente non restituisce una persona preparata a ritornare in libertà. Il carcere da solo non basta, c’è bisogno della società civile – ha proseguito la Giazzi – per dare quel senso per spendere bene il tempo della pena. Per questo cerchiamo di trovare punti di solidarietà forti ed è piacevole vedere così tanti giovani che si interessano al tema della giustizia».

Una vera e propria full immersion tra tecnici e ‘batti cuore’ di chi era lì seduta e proveniva dal carcere di Empoli o chi c’era stata in quel carcere nel 1997 al momento della apertura ufficiale per le donne. Presente il nuovo direttore della casa Circondariale femminile a custodia attenuata di Empoli, perché di fatto è tornata ad essere questo, Graziano Pujia che ha spiegato la funzione della pena che deve tendere alla rieducazione del ‘reo’ – ha detto Pujia -, in quanto non possiamo sottrarci a tentare strade alternative al carcere, al delinquere.

Siamo persone che amano il proprio lavoro con volontà cercando di fornire un servizio, mirato, personalizzato. Il nostro intervento essendo Empoli un carcere piccolo, per un piccolo numero di detenute, perché le donne commettono meno reati degli uomini, è singolo, personale, perché ognuno di noi è diverso e vale la pena ogni tanto, divulgare le cose belle che accadono in un carcere. Attualmente sono 28 detenute con un residuo pena di massimo cinque anni. Noi interveniamo sulla responsabilizzazione delle singole persone che devono scontare la pena. Un concetto nuovo di sorveglianza che non è più uno a uno, ma si supera con la conoscenza dei bisogni della detenute ed io mi avvalgo della professionalità e del front line della vice commissario Maria Grazia Grassi e della educatrice Lucia Scaramuzzino, insieme ci confrontiamo raggiungendo degli obiettivi. E concludo dicendo che il volontariato è fondamentale. Senza sarebbe impensabile proseguire».

Dal direttore dell’istituto empolese a Michele Passione, avvocato, componente dell'Osservatorio Carcere dell'Ucpi (Unione delle Camere Penali Italiane) che ha parlato di sovraffollamento, di ergastolo, del 42,2% di persone in regime di custodia cautelare preventiva, di abusi e soprusi, di quanto il nostro paese sia fuori legge, fuori dai precetti costituzionali. Poi ‘L’arte dell’incontro’ con Teresa Delogu che ci ha preso per mano e ci ha portato sul palcoscenico del teatro della compagnia Giallo Mare Minimal Teatro di Empoli che da anni porta nelle carceri il progetto regionale ‘teatro – carcere’ finanziato dalla Regione Toscana e che ha ben spiegato il percorso che il gruppo delle detenute di Empoli ha fatto parallelamente a quello delle studentesse del liceo delle scienze umane Il Pontormo ‘fuori’, conclusosi in un’unica messa in scena, lo spettacolo ‘Agnese dolce Agnese’ di cui è stato proiettato quindici minuti di video. Ma prima, la testimonianza di Magdalena, detenuta di Empoli ed attrici in ‘Agnese’ che ha commosso con il cuore che ha messo nelle sue parole descrivendo l’incontro con le studentesse, quell’incontro che oggi è diventato indimenticabile e come ha detto Magdalena ‘E’ valsa la pena!’. Poi loro, le studentesse-attrici di quella piéce che hanno letto le proprie emozioni di un viaggio dall’inverno gelido alla primavera, imparando ad ascoltare e mai a dimenticare. Un lungo plauso che ha abbracciato tutte queste ragazze.

La mattinata è proseguita con un’altra storia da accapponare la pelle, quella di Patrizia Tellini, addetta stampa del Comune che ha raccontato come la sua vita fosse entrata in un ‘buco’ nero per poi tornare come un germoglio alla vita quella vera. Dopo di lei, Franco Corleone garante dei diritti dei detenuti della Regione Toscana che ha aperto il suo intervento con una frase significativa, «siamo ancora il paese di Cesare Beccaria? Il carcere deve dare delle opportunità – ha detto Corleone –ed i diamanti come cantava De André possono ancora nascere da questo luogo».

La mattinata si è conclusa con le testimonianze del mondo del volontariato che porta il suo contributo settimanalmente a quelle ragazze con progetti, come le borse della associane L’acqua in gabbia, con Maria Polizzotto oppure si offre come ospitalità durante un permesso premio e non solo, la Misericordia di Empoli da sempre impegnata nel carcere di Empoli e nell’Opg di Montelupo rappresentata da Costanzo Campigli e l’associazione Pantagruel rappresentata da Salvatore Tassinari che ha concluso parlando di negazione del diritto alla affettività, ai sentimenti.

E’ stata lanciata una proposta: un francobollo da ogni studente da mandare alle ragazze di Empoli per poter scrivere ai loro cari.

Fonte: Sulla casa di custodia attenuata critiche sulla fase di passaggio dalle donne ai transessuali e viceversa. Il nuovo direttore Graziano Pujia: "Voglio rilanciare l'azienda agricola, ripartiremo dal frutteto"

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