Commercialisti, all'auditorium Cabel si parla di protezione del patrimonio al tempo della crisi

L'auditorium della Cabel

Viviamo un'epoca di crisi, molte certezze si stanno sgretolando, e l'obiettivo della tutela del patrimonio, a volte faticosamente accumulato, diventa per molti ineludibile, anche nella prospettiva successoria.

Fioriscono, spesso, sul web, strutture, anche professionali, che promettono (e talvolta propagandano) strumenti “sicuri” per proteggere il patrimonio anche là dove l'effettività della protezione si rivela un mero simulacro. Il “mercato della prestazione fiduciaria” non è sviluppato sul piano dei controlli di professionalità e qualità, per cui accanto a operatori capaci e organizzati, se ne trovano altri nella migliore delle ipotesi “occasionali”, quando non improvvisati o peggio.

Trust, fondo patrimoniale, vincolo di destinazione, inoltre, vengono presentati quali strumenti quasi “intercambiabili” quando invece, presentano struttura ed effetti notevolmente diversi.

Il trust, in particolare, da molti visto come una sorta di panacea, sconta i limiti con cui il legislatore italiano ha inteso consentirne l’ingresso nell'ordinamento.

Com'è noto manca una disciplina interna e ciò ha creato non poche difficoltà se non persino avversioni all’utilizzo di uno strumento che all'estero costituisce invece la chiave di volta per la soluzione di diversi problemi, sia in campo familiare, sia in campo commerciale.

D'altro canto non può negarsi che il trust sia istituto ormai ampiamente utilizzato in Italia, avallato dalla giurisprudenza in decine di sentenze, le quali, però, mostrano come a volte l'esito può essere disastroso quando si approccia all'istituto in modo inconsapevole o dilettantesco.

Senza contare i limiti e divieti posti da una legislazione interna che protegge categorie di interessi rilevanti (tutela dei legittimari, personalità del testamento e della donazione, patti successori, protezione dei creditori, ecc.) rispetto ai quali il trust può creare problemi a volte irrisolvibili in assenza di un adeguato approfondimento della materia. Per tacere del recente fenomeno del “pentitismo”, proprio di coloro che hanno istituito trusts di cui ora si vogliono disfare. Fenomeno che, da un lato evidenzia come fin dall'origine probabilmente non vi fosse una reale volontà di istituirli (è il centrale tema del “controllo”), dall'altro pone problemi tecnici di non indifferente rilievo.

A tale stato di cose si aggiungono le luci e ombre della legislazione e prassi tributaria che sebbene su alcuni punti ha fatto chiarezza (es. in materia di imposizione diretta) su altri e in specie in materia di imposte indirette continua a sostenere tesi non sempre condivisibili.

Il fondo patrimoniale dal canto suo, appare un istituto quasi in disuso, divenuto una sorta di economico strumento di “difesa processuale” nelle situazioni “senza speranza” e in generale normativamente irrigidito. Occorrono quindi interpretazioni nuove, evolutive, coraggiose, che rilancino l'istituto, anch'esso ammantato di pregiudizi sorti a causa del suo cattivo uso, come testimoniato dalla giurisprudenza in tema di azione revocatoria.

L'atto di destinazione, infine, che trova la sua fonte nell'art. 2645-ter, c.c., sconta forse la pigrizia intellettuale dei giuristi, riottosi nell'approfondirne e – possiamo dire – scoprirne le modalità applicative.

La norma viene spesso considerata quale modello tipico di cattiva legislazione mentre invece, proprio la scarna disciplina, che chiama il giurista e in generale l'operatore pratico a interrogarsi su come disciplinare gli ambiti da essa lasciati scoperti, potrebbe aprire a usi innovativi.

Comune a tutti gli istituti è il problema di fondo, costituito dal fatto che un ordinamento come il nostro continua a vedere con sospetto le separazioni patrimoniali, spesso non a torto.

E il cattivo uso degli istituti, sanzionato duramente dalla giurisprudenza, alimenta questa cultura del sospetto e determina l'emanazione di norme e prassi interpretative disincentivanti.

“Hard cases make bad law”, dicono gli inglesi.

Le ragioni di cui sopra hanno suggerito l'organizzazione di una giornata di riflessione sul tema della protezione dei patrimoni.

L’appuntamento, quindi, è per VENERDI’ 8 NOVEMBRE 2013 ORE 15.00-18.30 presso la Sala Auditorium Cabel s.p.a. - Via Piovola, n. 138.

CONVEGNO SUL TEMA: LA PROTEZIONE DEL PATRIMONIO AL TEMPO DELLA CRISI

RELATORI:

DANIELE MURITANO, NOTAIO IN EMPOLI

ANGELO DI SAPIO, NOTAIO IN SALUZZO

ROBERTO NANNELLI, AVVOCATO IN EMPOLI

Fonte: Associazione dei Commercialisti Empolese-Valdelsa

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