
La Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia ha indetto per il giorno 15 novembre la Prima Giornata Nazionale col fine di fare incontrare il Carcere e la Scuola. Il liceo 'Il Pontormo' di Empoli, che da due anni realizza un progetto sui temi del carcere denominato “Oltre i muri”, ha aderito all’invito della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, organizzando l’incontro in oggetto che, per motivi organizzativi interni, si terrà il giorno 14 novembre anziché il giorno 15 novembre.
La Giornata Nazionale “A scuola di libertà” è promossa dalla Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia con l’intento di promuovere un modello di vera “sicurezza sociale” basato sulla solidarietà, la prevenzione, la responsabilizzazione, attraverso lo scambio di esperienze, le testimonianze di persone detenute e di chi si occupa di questi temi e il confronto con i giovani (soggetti protagonisti di futuri cambiamenti culturali), ma anche con gli adulti, genitori, insegnanti e chi ha voglia di capire più che di giudicare.
L’incontro rappresenta la prima delle azioni previste dal progetto di Istituto “Oltre i muri”, arrivato quest’anno alla terza edizione, che svilupperà il tema oggetto dell’incontro nell’arco dell’anno scolastico attraverso un nuovo laboratorio teatrale, presentazione di libri, visione di film, incontri con esperti, volontari, detenuti ed ex-detenuti e approfondimenti in classe.
Programma dell’incontro (non aperto al pubblico)
Ore 9.00
Silvano Salvadori – Dirigente Scolastico ISIS "Il Pontormo"
Carlo Pasquinucci - Vicesindaco e Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Empoli
Franco Corleone - Garante dei Diritti dei Detenuti della Regione Toscana
Carmelo Cantone - Provveditore regionale dell'Amministrazione Penitenziaria della Toscana
Graziano Pujia - Direttore della Casa Circondariale di Empoli
Michele Passione - Avvocato - Componente dell'Osservatorio Carcere dell'UCPI (Unione delle Camere Penali Italiane)
L'Arte dell'incontro: racconto per parole e immagini dell'esperienza comune delle studentesse del Liceo delle Scienze Umane "Il Pontormo" e delle detenute della Casa Circondariale di Empoli, a cura di Maria Teresa Delogu (operatrice teatrale Giallo Mare Minimal Teatro), con testimonianze dirette da parte delle protagoniste.
Ore 11.30 pausa
“Se la cultura ci rende liberi” testimonianza di Patrizia Tellini (Ufficio Stampa del Comune di Empoli).
“Fare volontariato in carcere” testimonianze di Costanzo Campigli ( “Venerabile Arciconfraternita della Misericordia” di Empoli) e di Maria Polizzotto (Associazione “L’acqua in gabbia” Vinci)
Salvatore Tassinari - Docente di filosofia - Presidente dell'Associazione di Volontariato "Pantagruel" - Firenze
Spazio riservato alla discussione
Coordinano Rosella Luchetti e Laura Turini, docenti referenti del Progetto “Oltre i muri”.
Ma che cosa ci può raccontare sulla libertà chi ne è stato privato perché ha commesso un reato? E che cosa ci possono insegnare tutti quei volontari, che entrano ogni giorno nelle carceri italiane per contribuire a renderle più “civili” e meno “lontane” dalle città?
Ci possono insegnare:
- Che per apprezzare davvero la libertà è importante capire che può capitare di perderla per errori, per leggerezza, per scarso rispetto degli altri. Ma chi l’ha persa deve avere la possibilità di riconquistarla scontando una pena rispettosa della dignità delle persone.
- Che in carcere ci sono persone, e non “reati che camminano”.
- Che il carcere è meno lontano dalle nostre vite di quello che immaginiamo, perché il reato non è sempre frutto di una scelta, e noi esseri umani, TUTTI, possiamo scivolare in comportamenti aggressivi e violenti e finire per “passare dall’altra parte”
- Che le pene non devono essere necessariamente CARCERE, perché la certezza della pena significa scontare una pena che può essere anche fatta non “di galera”, ma che, come dice la nostra Costituzione, deve “tendere alla rieducazione”. Una pena costruttiva, che accompagni le persone in un percorso di responsabilizzazione rispetto al loro reato.
- Che parlare di pene umane, che abbiano un senso e che non abbiano come scopo di “rispondere al male con altrettanto male” significa rispettare di più anche le vittime. Perché per chi subisce un reato e per la società è più importante che l’autore di quel reato sia consapevole del male fatto e cerchi di riparare il danno creato, piuttosto che “marcisca in galera” senza neppure rendersi conto delle sofferenze provocate.
- Che investire sul reinserimento delle persone detenute significa investire sulla sicurezza della società.
Il 15 novembre, nelle scuole di tante città italiane, si parlerà in modo nuovo di carcere, di pene, di giustizia, cercando di sconfiggere luoghi comuni e pregiudizi.
Fonte: Liceo 'Il Pontormo' di Empoli
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