
Nell’aprile del 2011 la nostra Associazione, insieme all’ASAPS, segnalò che i dati di mortalità pubblicati da ACI-ISTAT relativi ad incidenti stradali nel 2010 erano sbagliati e sottostimati. Partivamo dal caso di nostro figlio Lorenzo, ucciso nel 2010 da un guidatore ubriaco e drogato, che per ACI-ISTAT risultava incolume. Estendemmo la ricerca a tutta la Provincia di Firenze e risultava che erano morte 69 persone e non 58 come riportato da ISTAT. Lo stesso accadeva nella provincia di Forlì-Cesena dove nel 2010 i morti per scontri stradali sono stati 39 (fonte ASAPS ) e non 34 come indicato dall'Istat.
A più di due anni dalla denuncia, ISTAT ci ha dato ragione e ha rivisto i dati della mortalità della Toscana portandoli da 282 a 306, riconoscendo che 24 morti non erano stati registrati come tali (il dato nazionale e’ passato da 4090 a 4114). Siamo contenti di questo e ringraziamo la dott.ssa Bruzzone dell’ISTAT per aver preso a cuore la vicenda e continuato a stimolare la regione Toscana a fornire i dati corretti.
Si tratta di un primo passo verso una maggiore accuratezza dei dati. Ancora tanta strada deve essere percorsa per misurare correttamente il fenomeno della violenza stradale Esistono ancora dati difficili da spiegare e che indicano una chiara sottostima: ad esempio
nei dati di mortalita’ per causa ISTAT riporta 4.546 persone decedute sui mezzi di trasporto per il 2010 e non ci risultano incidenti ne’ ferroviari ne’ aerei ne’ navali che possano spiegare i 442 morti che mancano per arrivare al nuovo dato rettificato di 4.114. l’approssimazione in difetto delle morti dimostra come lo stato voglia continuare scientemente a minimizzare un fenomeno di grande importanza sociale e economica come quello della violenza stradale.
Come sappiamo inoltre i reati stradali nel nostro paese restano impuniti e il nostro appello all’introduzione del reato di omicidio stradale (insieme ad ASAPS e all’Associazione Gabriele Borgogni) che ha raccolto più di 70.000 firme in tutta Italia giace inascoltato in parlamento. I parlamentari Italiani e il nostro governo pare che abbiano argomenti più importanti sui quali discutere rispetto alla prima causa di morte dei giovani in un paese vecchio come l’Italia.
Fonte: Comunicato Stampa Associazione Lorenzo Guarnieri
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