Disturbi dell'identità sessuale, Careggi propone il 'blocco' della pubertà

L'ospedale di Careggi

Se autorizzata la Toscana sarà la prima regione a riconoscere la terapia. Gian Luca Lazzeri si oppone


Bloccare la pubertà nei casi in cui ai bambini sia diagnosticata una disforia di genere, ossia una persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico, in modo da reindirizzarla verso il sesso a cui il paziente sente davvero di appartenere. È la proposta partita dal reparto di medicina della sessualità e andrologia dell'ospedale fiorentino di Careggi, che ha già presentato richiesta di autorizzazione al consiglio sanitario regionale della Toscana e alla commissione del farmaco. La richiesta avanzata al consiglio sanitario, di cui oggi dà notizia il Corriere Fiorentino, contiene la proposta di autorizzare l'uso dei farmaci che bloccano la "pubertà precoce" anche ai casi di "pubertà inadeguata", in modo da sospendere, anche solo temporaneamente, lo sviluppo degli organi sessuali, senza ricorrere alla pratica irreversibile dell'intervento chirurgico. "In Italia alcuni medici adottano queste terapie ma a titolo privato" spiega Michele Maggi, direttore del reparto di medicina della sessualità e andrologia di Careggi. Se arriverà il via libera del consiglio sanitario regionale, la Toscana, continua Maggi, sarà "la prima regione dove questi farmaci vengono erogati dal servizio sanitario nazionale con questa finalità".

 
Al momento, in Italia la diagnosi della disforia di genere è permessa solo per pazienti maggiorenni. L'ospedale fiorentino di Careggi, se otterrà il via libera del consiglio sanitario regionale, diventerà, ha spiegato Maggi al Corriere Fiorentino, l'unico centro di tutta l'Europa meridionale dove sarà possibile diagnosticare questo disturbo nei bambini. Una volta effettuata la diagnosi, i medici potrebbero indicare ai pazienti una terapia ormonale in grado di sospendere lo sviluppo degli organi sessuali, per poi monitorare il percorso dei bambini seguendone le fasi evolutive nel corso degli anni. Avanzata al consiglio sanitario regionale della Toscana anche la richiesta della creazione di una lista unica regionale dei pazienti affetti da disforia di genere che hanno chiesto di sottoporsi ad intervento chirurgico.

 

CAMBIO DI SESSO CAREGGI – Lazzeri (Più Toscana): “Una inquietante proposta di manipolazione biologica su minori”

 

«Bloccare e modificare la pubertà nei bambini ai quali viene diagnosticata la disforia di genere? Si tratta di una proposta inquietante sulla quale si allunga l’ombra della manipolazione biologica, che rischia di porsi ai confini della deontologia medica». È la dichiarazione del consigliere regionale di Più Toscana e membro della IV commissione Sanità, Gian Luca Lazzeri, che commenta quanto riportato dalla stampa, sulla richiesta avanzata dal reparto di Medicina della Sessualità e Andrologia di Careggi alla Regione, per consentire la diagnosi del disturbo dell’identità di genere sui bambini. Il professor Maggi, dirigente del reparto ha infatti dichiarato: “Ci sono farmaci che bloccano la pubertà precoce, noi abbiamo chiesto l’autorizzazione ad estenderli sulla pubertà “inadeguata”. In questo modo possiamo indirizzare la pubertà verso il sesso a cui il paziente si sente davvero di appartenere […]”.

«Dalle dichiarazioni – sottolinea Lazzeri – si evince l’intenzione di estendere l’uso dei farmaci per il blocco dello sviluppo puberale precoce ai bambini ai quali viene riconosciuto il disturbo di disforia di genere, per “correggere” la loro pubertà. Si andrebbe così a modificare lo sviluppo fisico dei bimbi, ancora minori ed in piena fase di sviluppo e crescita, con una terapia ormonale, paventando la possibilità per Careggi di essere l’unico centro di tutta l’Europa meridionale dove sarà possibile diagnosticare la disforia di genere su minori. Un “merito” soltanto presunto che spaventa e che come risultato avrebbe quella di mettere alle calcagna di un bambino un team di professionisti pronti a intervenire sulla sua sessualità.

Un fatto che non trova precedenti nemmeno in Spagna, Paese per primo finito al centro di dibattiti sull’individuazione del disturbo di identità di genere dove recentemente è stata approvata una legge che consente il cambiamento del nome sui documenti senza dover intervenire chirurgicamente sul proprio corpo e senza procedure giudiziarie.

Riteniamo pertanto avventato coinvolgere il Consiglio sanitario regionale in questo momento, essendo necessario un ragionamento più ampio poiché non si tratta di una semplice tecnica medica».

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