
Il 34% dei casi di allontanamento da abitazioni in Toscana avviene per persone di una certa età. Nel capoluogo 4.264 interventi in attesa di esecuzione
La Corte di Cassazione, in una sentenza di qualche anno fa afferma che: per danno grave alla persona" si intende non solo la lesione della vita o dell'integrità fisica, ma anche quelle situazioni che attentano alla sfera dei diritti fondamentali della persona stessa, secondo la previsione contenuta nell'art. 2 della Costituzione; e pertanto rientrano in tale previsione anche quelle situazioni che minacciano solo indirettamente l'integrità fisica del soggetto in quanto si riferiscono alla sfera dei beni primari collegati alla personalità, fra i quali deve essere ricompreso il diritto all'abitazione in quanto l'esigenza di un alloggio rientra fra i bisogni primari della persona”.
Mai come oggi la popolazione in affitto rappresenta quella fascia che maggiormente risente della difficile situazione economica e sociale che il nostro paese sta attraversando. L’aumento del costo della vita, la precarietà lavorativa, o peggio, la perdita per lunghi periodi dell’attività lavorativa, la difficoltà di accedere al credito unito agli alti costi degli affitti costituiscono il mix esplosivo, che fa deflagrare migliaia di famiglie italiane verso lo sfratto per morosità e quindi verso uno stato di precarietà abitativa, verso un vero salto nel vuoto che di fatto cagiona quel danno grave alla persona a cui faceva chiaro riferimento la sentenza della Cassazione.
Sono gli anziani, la categoria di cittadini, a risentire maggiormente di questa difficile situazione. Ce lo confermano le recenti indagini di SUNIA e SPI-CGIL . Gli anziani sono tra i piu’ colpiti dal boom dei 67.790 sfratti in gran parte dovuti a morosità cosiddetta incolpevole. Ben il 37% del totale! In Toscana vi sono 13.876 sfratti in attesa di esecuzione con forza pubblica, con una percentuale di anziani del 34%; mentre a Firenze sono 4.264, con una percentuale del 38%, dato superiore alla media nazionale.
La ricerca del Sunia
Le difficoltà per una famiglia di anziani, spesso monoparentale, iniziano con il rinegoziare il rinnovo del canone di locazione. I canoni proposti vanno quasi sempre oltre le oggettive condizioni di tenuta del reddito familiare e quindi vi è l’impossibilità di rinnovo oppure si accettano le nuove condizioni , ma prima o poi, venuti meno i risparmi di una vita, venuti meno i fondi di sostegno all’affitto da parte di governo ed enti locali, arriva lo sfratto per morosità spesso in concomitanza con pignoramenti di beni o del quinto della pensione. Un dramma nel dramma per un alloggio nelle cui stanze sono impressi i ricordi degli anni della giovinezza, gli anni in cui hanno visto nascere e crescere i loro figli.
Per meglio capire queste situazioni, riportiamo gli esiti di un indagine condotta nel corso di 3 anni (2011-2013) su un campione di 16 famiglie anziane iscritte al SUNIA di Firenze, colpite da provvedimenti di sfratto, sia per finita locazione, sia per morosità. Il monitoraggio di queste famiglie inizia dal loro arrivo al SUNIA dopo la notifica della disdetta del contratto da parte della proprietà; L’arrivo della raccomandata di disdetta del contratto viene interpretato già come uno sfratto. Subito si rivolgono a vicini, parenti, negozianti di quartiere per chiedere lumi e rassicurazioni sul contenuto della lettera. Il passaggio successivo e’ in questi casi la ricerca proprio del sindacato inquilini. Qui acquisiscono notizie più certe, ma acquisiscono anche la consapevolezza che lo sfratto è un vero e proprio spartiacque che condizionerà la loro esistenza.
La successiva notifica del messo comunale sulla porta di casa dell’invito a comparire in giudizio inviata dal proprietario per convalidare lo sfratto ha provocato all’intero campione intervistato un vero e proprio choc personale e familiare durato diversi giorni. I contenuti della citazione, con richieste di forza pubblica e di risarcimento danni li convincono che la loro permanenza nell’appartamento di una vita sarà quasi immediata. Si precipitano subito al sindacato inquilini, vengono affidati al legale al quale affidano tutte le loro speranze e al quale sarebbero disposti a pagare qualsiasi cifra.
Nei giorni imminenti la celebrazione della causa, sono le donne a manifestare i maggiori segni di irrequietezza: forti stati di ansia con improvvise crisi di pianto e insonnia con ricorso a somministrazione di ansiolitici e sedativi.
Una volta ottenuta in giudizio la proroga di legge, abbastanza lunga in caso di sfratto per finita locazione, molto piu’ breve per morosità, la situazione si stabilizza, ma si riacutizza ogni qualvolta che si fa vivo il proprietario (di persona, al telefono, o per lettera) o il suo avvocato, per “ricordare” la loro situazione di “abusivi” con le solite frasi che quasi sempre suonano così’: “allora, quando e’ che vi levate di torno. Io ho bisogno dell’appartamento, con quella miseria che mi date non ci pago nemmeno l’IMU, ora vi sistemo io se non ve ne andate, ho un avvocato che conosce tutti , tra un mese viene qui con i Carabinieri e vi mette sulla strada,…, ah mi avete pure messo di mezzo il SUNIA, volete fare i duri, ma io sono più duro di voi! Siete sulla bocca di tutti! Ma come avete educato i vostri figli! Rischiate da un momento all’altro di andare sotto un ponte e loro se ne fregano!”. Il top del cinismo del proprietario lo si è raggiunto l’estate scorsa nel corso di un’esecuzione con forza pubblica rinviato grazie alla presenza del SUNIA. Queste le testuali parole rivolte ad una coppia di ottantenni: “ Perche non morite? Deve essere un bel posto perché nessuno è mai tornato indietro!!
Un vero e proprio lavaggio del cervello che mina profondamente la dignità dei destinatari i quali arrivano a mettere in discussione il bilancio di una vita.
Sono proprio gli anziani che settimanalmente telefonano ai nostri centralini ripetendo ossessivamente: “allora, e’ uscito qualche bando, a che punto siamo in graduatoria, e vero che bloccano gli sfratti? Mi raccomando, avvisatemi per tempo, vi scongiuro non voglio i Carabinieri in casa, avete il mio indirizzo, vero?”
Le logoranti peregrinazioni negli uffici pubblici
Oltre a tutto questo inizia un ulteriore serie di percorsi ad ostacoli dovuti alla impietosa, spietata burocrazia degli enti pubblici. Qui sono soprattutto gli anziani, ma non solo ad accusare psicologicamente e fisicamente le difficoltà nel seguire gli appuntamenti periodici, spesso inutili, finalizzati al sostegno abitativo. Denunciano soprattutto la difficoltà, di raccogliere tutta la documentazione occorrente ogni qualvolta sideve fare un bando per l’alloggio, o per chiedere il contributo in conto affitto, per avere un sostegno sociale, per fare la dichiarazione ISEE per risparmiare sul gas, la luce, l’acqua, il telefono e cosi via. Gli uffici sono sparsi per la città, raggiungerli con le proprie forze e’ difficoltoso, i tempi e i luoghi di attesa, l’accoglienza spesso non sono delle migliori, quasi sempre si deve ritornare piu’ volte, perché manca sempre qualcosa nella complessa e articolata documentazione da produrre in ogni sede. Il problema diventa pressoché insormontabile quando poi si attraversano situazioni di non autosufficienza temporanea (malattie, ricoveri) e permanente. Se non si hanno degli ausili familiari o di vicinato gli anziani divengono dei veri e propri prigionieri all’interno delle loro case, situazione questa spesso aggravata dalla presenza di barriere architettoniche.
Nell’imminenza della forza pubblica, gli anziani si affidano soprattutto ai tentativi di mediazione estrema del SUNIA.che cerca arrampicandosi sugli specchi di che cerca di trattare sui tempi con il proprietario e il legale di controparte. Spesso, quest’ultimo, in questa fase è durissimo nei commenti e perentorio nel dire no, al limite della propria correttezza deontologica: “Basta è l’ora di finirla, è l’ora di andarsene. Se domani farà finta di sentirsi male, porterò il medico legale e la faccio portare via al ricovero con l’ambulanza; oppure, …ah si è portato dietro il sindacato, ma io a maggior ragione la faccio comunque buttare fuori”.
In queste concitate mezz’ore vissute nella cucina di casa, alla presenza della polizia, del fabbro, del medico legale, del proprietario, del suo avvocato, dei rappresentanti del sindacato inquilini, dei vicini e dei curiosi, gli anziani inquilini subiscono un vero e proprio crollo psico-fisico: crisi di panico e di pianto incessante da parte delle donne, angoscianti ed umilianti richieste di comprensione da parte degli uomini che sono disposti a firmare qualsiasi cosa pur di ottenere un breve rimando. Spesso, si riesce ad ottenere un ostinato rinvio, ma veramente a caro prezzo.
Oggetto dell’indagine del SUNIA è stata anche il monitoraggio dell’evoluzione dello stato di salute delle famiglie sottoposte alla procedura di sfratti. Pur senza eseguire valutazioni di rigore scientifico sono stati comunque riscontrati il sorgere o l’aggravarsi di patologie soprattutto a carico del sistema cardiocircolatorio e nervoso come aritimie ventricolari, ipertensione arteriosa, astenia, herpes zoster, insonnia, crisi di panico, depressione, maggiore predisposizione a malattie virali e stagionali, trascuratezza dell’ igiene personale e nella cura della abitazione
Due casi tra i tanti. Le vicissitudini di Luigi e Anna
Luigi Castiro, classe 1924, 89 anni portati bene, con una vita alle spalle a dir poco movimentata: giovane geometra in un impresa navale di Genova, per poi diventare nel 1946, a 22 anni, giocatore di serie A della neonata Sampdoria, fino all’abbandono degli stadi all’età di trent’anni. Nel 1958 si sposa, ma il connubio dura la bellezza di 24 ore! Inizia poi ad intraprendere l’attività di impresario teatrale fondando una propria agenzia artistica. Cura per anni gli eventi di Domenico Modugno, e di famosi teatri e locali di intrattenimento. Nel ‘95, perde l’amata figlia di 19 anni a seguito di un incidente stradale rimanendo solo. Dal 1971, abitava a Firenze in una casa in affitto di via Villa Demidoff fino al 10 giugno di quest’anno, data in cui è stato sfrattato con la forza pubblica dopo una concitata serie di rinvii strappati in loco dal SUNIA.
Fino al 2010 riusciva tranquillamente a corrispondere un affitto di 700 euro e 80 euro al mese di condominio. L’abbandono della sua attività lo ha costretto a vivere con una pensione di cinquecento euro al mese e quindi, dopo poco, a maturare la morosità sull’affitto. Dopo aver partecipato al bando 2010 per le case popolari e avendo ottenuto un punteggio utile per l’assegnazione di un alloggio grazie alla riserva anziani e sfrattati si sente al sicuro. Si sbagliava!
Una volta sfrattato, il Comune, ufficio assistenza sociale e ufficio casa, invece dell’alloggio pubblico, lo ricoverano in un casa di riposo sperduta nella montagna pistoiese in attesa di una casa popolare. Per questo soggiorno gli viene chiesto un contributo di 420 euro al mese. A luglio, il Comune di Firenze pubblica la nuova graduatoria del bando 2012, dove Castiro non compare. Risultato, niente piu’ casa popolare! Per gli assistenti sociali che lo seguono può ben rimanere al ricovero, tanto è anziano e prima o poi diventerà non autosufficiente. Luigi non ci sta, chiede la casa popolare più volte promessa, rivendicando la sua dignità di persona pienamente autosufficiente e nel pieno delle proprie capacità! Non passa settimana che non scriva una lettera accorata al Sindaco!
La storia di Anna
Si tratta di un nome di fantasia. Non ama esporsi in prima persona. Classe 1930, 83 anni il prossimo due novembre, fiorentina doc, battezzata a San Giovanni, come ci tiene a dire. Vedova con un passato da informatore scientifico e poi dipendente dell’azienda fiorentina della nettezza urbana. Da oltre 45 anni è inquilina di Montedomini in via Faenza. Quattro anni fa pur di evitare lo sfratto per finita locazione e di chiedere una casa popolare, si convinse a sottoscrivere un contratto a 700 euro al mese a fronte di una pensione di 900 euro. Dopo aver finito i risparmi, arriva lo sfratto per morosità. Invano, anche tramite il SUNIA, chiede la possibilità di rinegoziare con Montedomini un nuovo contratto ad un canone piu’ sostenibile, proporzionato al reddito. Ottiene solo dei rinvii pressoché mensili della forza pubblica. In sostanza ogni mese c’e’ la visita della polizia, dell’ufficiale giudiziario e dell’avvocato della proprietà. Un attacco continuo alle coronarie della nostra assistita. La hanno addirittura accusata di subaffittare la casa ad altri anziani!
Conclusione, vista l’età, il reddito, i costi che ogni mese Montedomini, alias Comune di Firenze sostiene per le spese di esecuzione ad uno studio legale privato, sarebbe piu’ vantaggioso concludere un contratto sicuro con un canone piu’ sostenibile, visto anche che nello stesso piano dove abita la signora vi sono ben due appartamenti sfitti da oltre 4 anni!
Comune di Firenze. Qualcosa non funziona!!
Tutto sbagliato tutto da rifare
Le procedure, attraverso le quali gli uffici dei servizi di assistenza sociale e degli uffici casa del comune di Firenze, assegnano una casa popolare oppure forniscono forme di assistenza in strutture di accoglienza sono totalmente da rivedere, perche’ in gran parte inadeguate ad affrontare e a valutare le molteplici nuove condizioni di disagio sociale e abitativo in cui versano migliaia di famiglie fiorentine.
Pur esistendo dei vincoli normativi dovuti anche a leggi regionali anacronistiche e non solo, che devono al piu’ presto essere modificate, i regolamenti e i metodi e la composizione delle commissioni di valutazione interne agli uffici comunali competenti rischiano, anzi causano pressoché quotidianamente disparità ed ingiustizie spesso a scapito di quei cittadini, in questo caso anziani, ma non solo che realmente meritano una valida risposta ai loro bisogni. Sempre piu’ spesso, invece, assistiamo a decisioni che sotto la formalità delle procedure sono fortemente discrezionali, non supportate da istruttorie preparatorie a tutto campo, che pur senza volerlo, spesso premiano persone o famiglie che ottengono una casa popolare o un sostegno dai servizi sociali elevando a sistema la burocrazia dell’assistenzialismo.
Contro i “professionisti dell’accatto”, sempre piu’ numerosi che vivono alle spalle del contribuente, il Comune dovrebbe ripensare totalmente i suoi sistemi di valutazione e di intervento economico entrando piu’ nel merito delle situazioni e sfruttando anche gli ultimi strumenti di governo per mitigare il disagio abitativo e sociale, quale ad. esempio la commissione sfratti per il passaggio da casa a casa, riunitasi una sola volta e mai piu’ convocata. Restuire insomma il primato delle scelte alla politica e non a quella dei dirigenti e burocrati degli uffici, sempreché sia in grado o senta la necessità di farlo.
SFRATTO SERENO
Un progetto del SUNIA di Firenze per gli anziani, per affrontare il disagio dello sfratto senza traumi
I risultati scaturiti dall’indagine del SUNIA di Firenze sullo stato abitativo della popolazione anziana, devono far riflettere sulle rispettive responsabilità e inadeguatezze: le rappresentanze parlamentari e di governo, le forze politiche di ogni schieramento, gli amministratori, i dirigenti e gli operatori dei nostri enti locali, le forze sociali, la cosiddetta società civile. Non è più ammissibile gestire il bisogno abitativo con questa asetticità, con procedure che non riescono a distinguere la vera emergenza, il vero disagio, dalla normalità.
Ebbene il SUNIA e SPI-CGIL di Firenze , hanno cercato di porvi rimedio mettendo in campo alcune iniziative rivolte a mitigare il disagio subito dagli anziani in stato di precarietà abitativa e non solo.
E’ stato creato lo sportello “sfratto sereno”. Un titolo che manifesta tutte le sue contraddizioni, ma che nella sostanza cerca di fatto di allentare le tensioni e le problematiche che gli anziani vivono nelle fasi dello sfratto che possono durare anche diversi anni. Gli uffici del SUNIA in collaborazione con le leghe dello SPI CGIL che con il SUNIA condividono queste finalità seguiranno passo, passo le vicissitudini legate a tutte le fasi precedenti e successive allo sfratto.
Per informazioni e appuntamenti ci si potrà rivolgere al SUNIA
telefonare allo 055367904-055368573
Fonte: Sunia - Federazione provinciale di Firenze
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