"In questi mesi in molti si sono riempiti la bocca con proclami e promesse sulla vicenda legata all'azienda Tmm di Pontedera. Ora, dopo cinque mesi di battaglia da parte degli operai e di promesse sparate a raffica dalle istituzioni, alla vigilia del Natale, abbiamo un'unica certezza: i cancelli rimarrano chiusi e i lavoratori, quindi, resteranno a casa.
Ma come è potuto accadere tutto questo? Chi ha veramente delle responsabilità? Chi avrebbe potuto risolvere la situazione?
Domande semplici, ma che pretendono risposte immediate e sincere da parte di chi ha responsabilità reali e di chi sa la verità e, dunque, poteva fare di più. Tre nomi su tutti: Roberto Colaninno, Enrico Rossi e Simone Millozzi. Tre soggetti che con le loro (non) azioni o hanno portato alla chiusura della TMM.
Come dimenticare le parole di Rossi, che alcuni mesi fa si è schierato con la Piaggio, sostenendo che "non ha più latte da dare ed è giusto che vada dove spende meno".
Peccato che Rossi si sia scordato che la Piaggio deve tutto alla Valdera e all'Italia. Come avrebbe fatto senza l'aiuto delle istituzioni, dei sindacati, di tutti i lavoratori (dirigenti, impiegati e operai) a risollevarsi? Come si possono dimenticare gli accordi assunti con Comune di Pontedera e Regione negli anni Novanta?
Troppo facile, oggi, dire "vado a produrre all'estero", per un mero gioco di utili. Sempre maggiori, tra l'altro. Basterebbe rinunciare a una minima parte di questi per creare una ricaduta di circa 20/25 milioni di lavoro sull'indotto.
Come fa Colannino a non capire che un industriale che non ama il proprio territorio è semplice finanziere e come tale non può avere sostegno delle istruzioni e delle parti sociali? O forse questo è solo l'inizio del disegno di distruggere l'indotto?
Come fa Millozzi a dire che non sapeva cosa stava accadendo? Come fa Millozzi a non intervenire in maniera decisa sulla Piaggio per obbligarla a garantire l'efficenza dell'indotto?
Poche domande a cui aspettiamo risposte, anche perché noi vogliamo far emergere la verità: per rispetto dei lavoratori e di coloro che rischiano ogni giorno il proprio posto.
Perché noi non crediamo che il futuro del nostro territorio e dell'Italia sia il promettere redditi di cittadinanza o contributi di solidarietà, ma garantire a ogni cittadino italiano la possibilità di avere un lavoro. Come hanno fatto e fanno molti industriali italiani da Della Valle a Vichi a molti altri. Perché il lavoro rende ognuno di noi libero e non schiavo di uno Stato o del politicante di turno".