Sabato 16 dicembre alle 10,30 nella chiesa della Ferruzza a Fucecchio saranno presentati da Aurora Del Rosso i nuovi documenti relativi all’affresco di Filippino Lippi che integrano i risultati della pubblicazione “La Vergine Maria Ferruccia di Filippino Lippi e altro nella Fucecchio di Lorenzo il Magnifico”. Interverranno il sindaco di Fucecchio, Alessio Spinelli, il vescovo di San Miniato, Mons. Andrea Migliavacca, l’Arciprete della Collegiata, Mons. Andrea Pio Cristiani, l’editore della rivista “Erba d’Arno”, Aldemaro Toni, e l’autrice, Prof.ssa Aurora Del Rosso.
La ricerca è stata effettuata nei vari archivi della Sovrintendenza di Firenze, nell’Archivio dell’Opificio delle Pietre Dure, oltre all’Archivio Storico del Comune di Fucecchio e all’Archivio Storico Vescovile di San Miniato.
Fondamentali per la comprensione della storia dell’affresco sono le immagini fotografiche che l’Opificio delle Pietre Dure ha messo a disposizione e di cui, il Ministero dei beni culturali, ha consentito la pubblicazione. Raccontano dei danni provocati dalla guerra e dell’aspetto originario del tabernacolo. Risulta evidente che l’affresco fu eseguito a diretto contatto con l’edificio adiacente, una falegnameria in disuso a cui lo unisce una sottilissima parete. Un tempo quell’edificio era probabilmente destinato a luogo di culto.
Nel tabernacolo dove si inserisce l’affresco “pregevole, pieno, sagomato, a porzione di cerchio nella parte superiore, con figure poco sotto il vero” (Ferdinando Rondoni, 1864) sono evidenti i cardini dell’ ”uscio” che protesse l’opera fin dalla data dell’esecuzione (1473).
Aurora del Rosso: “Il parere dell’ispettore Rondoni che attribuì l’affresco alla scuola di Fra Filippo Lippi, aggiunge una nota che conforta e completa sul piano stilistico le mie conclusioni dettate dall’analisi dei documenti e degli stilemi dell’arte fiorentina in quell’anno. Filippino Lippi era, infatti, nel 1473, insieme a Sandro Botticelli di cui frequentava la bottega, non avendone una propria, l’erede del padre e il più vicino, da giovanissimo, alla sua maniera”.
Il tema dell’attribuzione delle opere di Filippo Lippi e dei suoi allievi, Sandro Botticelli e Filippino Lippi, fu oggetto della discussione di fine ‘800 e della prima metà del ‘900 tra gli storici dell’arte, da Cavalcaselle a Berenson, a Longhi tanto che Berenson assegnò ad una figura di comodo da lui evocata, l’ “Amico di Sandro (Botticelli)”, alcune opere che vennero alla fine della sua vita da lui stesso attribuite a Filippino Lippi.
“Credo che la Vergine Ferruccia – prosegue l’autrice - meriti una particolare attenzione da parte degli studiosi perché si inserisce a pieno titolo in quella discussione a cui può portare i nuovi elementi di una certezza nella datazione e di una ulteriore conoscenza di quanto si stava elaborando nelle botteghe di Verrocchio e Botticelli in quel periodo e dell’attribuzione al giovanissimo Filippino”.
Per la comprensione dell’affresco risultano fondamentali due immagini: quella che documenta la situazione precedente al restauro e quella che rappresenta il risultato finale dell’intervento ponendo sotto una luce nuova le immagini di San Giovanni Battista e di Sant’Antonio Abate, le quali sono maggiormente leggibili grazie al restauro recente rispetto alla situazione attuale. L’osservazione di questi personaggi ha permesso nuovi raffronti con le opere di Filippino Lippi, in particolare con il San Giovanni Battista della Galleria dell’Accademia di Firenze e con lo Studio per “figura intarsiata di Petrarca” realizzata da Giuliano da Maiano.
I documenti dell’Archivio Storico di Fucecchio, citati nello studio, confermano la committenza di Antonio Ferrucci e l’importanza che i fucecchiesi attribuirono fin da subito all’affresco e all’immagine della Vergine Ferruccia che fu ritenuta miracolosa e divenne oggetto di culto.
Nel dopoguerra fu essenziale per il salvataggio dell’opera e per i successivi interventi l’interesse dell’ispettore onorario Egisto Lotti e dell’Arciprete della Collegiata, Mons. Pietro Stacchini, come risulta dalla documentazione epistolare con la Soprintendenza ai monumenti conservata negli archivi. Recentemente l’interessamento di Mons. Andrea Pio Cristiani ha permesso il restauro del campanile della chiesetta colpito da un fulmine.