Con la presente esprimiamo i nostri dubbi sul Master Plan del verde, che prevede il taglio a S Paolo a ripa d'Arno di almeno 25 piante (che in futuro potrebbero diventare 40). Ci chiediamo: sono state proprio valutate tutte le alternative per evitare il taglio? I tigli della piazza sono piante mature, ma non più di una decina ha difetti importanti, mentre la percentuale di alberi prossimi all’abbattimento potrebbe incidere pesantemente sull’aspetto storico della piazza e naturalmente sui benefici ecosistemici che solo le piante di una certa età possono offrire in abbondanza.
Nel Master Plan si legge che è stato fatto largo uso (ad esempio anche alla Piagge) della tecnica del V.T.A. (Visual Tree Assessment), una metodologia di indagine visiva per valutare la stabilità degli alberi . Con essa vengono presi in considerazione le parti della pianta che palesano sintomi che fanno presagire un qualche danno interno. Con questa sola indagine e senza strumenti professionali non è possibile valutare obiettivamente lo stato di pericolosità ed essa non può individuare ed eliminare ogni situazione di rischio, anche perché, così come sancito da diverse sentenze di Tribunali Europei , non si riesce a prevedere se una pianta potrà sradicarsi in futuro per condizioni eccezionali come un temporale o ad una bufera, fenomeni che devono essere presi in considerazione come avvenimenti ineluttabili ed imprevedibili.
Tutto questo però non deve costringere a rimuovere una pianta per il solo fatto che abbia dei rami sporgenti e grossi oppure che sia inclinata o abbia un tronco cavo.
Una visione contraria porterebbe a far sì che tutti i rami o le piante, anche se sani, debbano essere tagliati poiché vi è almeno il pericolo teorico che questi possano schiantarsi.
Ma un obbligo di così ampia portata toglierebbe agli alberi l'importanza che spetta loro per motivi ambientali e paesaggistici.
Questa premessa sta alla base del giusto compromesso tra sicurezza e conservazione degli alberi e soprattutto serve a evitare gli abbattimenti massicci in corso nelle città e lungo le vie di comunicazione extraurbane a seguito di gestioni del verde che sembrano partire dal principio gli alberi creino solo problemi (anche di carattere giudiziario) e spese.
Inoltre gli alberi abbattuti devono essere sostituiti necessariamente con piante di piccole dimensioni, che stentano a crescere sotto le altre già grandi.
Dobbiamo sempre ricordare che gli alberi sono fonte di benessere ecologico, bellezza e importante risorsa del paesaggio, inoltre sono degni di rispetto se non altro perché esempi di longevità molto superiore ai limiti della vita umana. A questo proposito ci chiediamo: quali azioni sono state fatte per conservare con ogni scrupolo le piante monumentali cittadine, come, per fare solo qualche esempio, il platano gigantesco del giardino Scotto o i numerosi “patriarchi” presenti alle Piagge, all’orto botanico, nelle tenute di Tombolo e S. Rossore e in alcuni parchi privati?
Non basta avere segnalato (quando è stato fatto) queste piante alla Regione in base alla recente normativa che ciò prevede per gli enti locali.

Fonte: WWF Alta Toscana Onlus, Lipu Sezione di Pisa