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Parola ad Articolo UNO MDP: "La strada dei desideri...il by-pass del Galluzzo"

Il By-Pass fa parte del famoso Accordo Procedimentale firmato nel lontano 1999 dalle Amministrazioni locali interessate, dai Ministeri competenti, dalle varie Autorità locali insistenti sui vari aspetti dell’opera (Arpat, Sovrintendenza etc) e da Società Autostrade come opera imprescindibile al raddoppio dell’A1 nel tratto fiorentino insieme, fra le altre, al parcheggio scambiatore di Villa Costanza di prossima inaugurazione, al By-Pass di Cascine del Riccio ed a molte altre.

Scaturiva da un principio e da una strategia precisi: che non si potesse attraversare impunemente un territorio con infrastrutture di interesse nazionale senza miglioramenti della qualità della vita e dell’ambiente circostante e che il raddoppio dell’A1, opera invasiva, potesse essere gestito come un’occasione per realizzare alcuni degli interventi necessari al compimento di una strategia infrastrutturale più ampia, tesa a risolvere problemi annosi e complessi. Nel caso specifico il collegamento della Firenze - Siena e della zona sud di Firenze con il viadotto dell’Indiano, con il parcheggio scambiatore e l’area industriale della piana fiorentina.

Dopo vent’anni l’opera interviene nel miglioramento della qualità della vita degli abitati del Galluzzo e dei Bottai e, probabilmente, accorcerà i tempi di percorrenza di chi vuole raggiungere l’area di Torre Galli e Scandicci, ma non vi è più traccia del completamento dell’intervento previsto.

I tempi biblici per la sua realizzazione potevano essere impiegati per la progettazione e/o realizzazione delle restanti opere necessarie fra adeguamenti e nuove infrastrutture viarie, a rendere l’opera funzionale ed allora sì adeguata alle attuali necessità. O almeno a risolvere il nodo di quelle opere provvisorie, diventate definitive, come il ponte Bailey del Galluzzo di cui ancora oggi non si conosce il destino e che certo cozza al confronto degli interventi ipertecnologici inaugurati. Non averlo fatto denuncia una scarsa conoscenza della genesi dell’opera stessa ed una carenza di programmazione d’area che invece all’epoca fu la chiave di volta dell’intero percorso.

L’area del Chianti è rimasta ai margini, allora come adesso, dalla strategia del ferro. E proprio per questo fu pensato un grande parcheggio scambiatore allo svincolo autostradale Firenze – Impruneta e prescritta la realizzazione di una busvia veloce di collegamento dal parcheggio a Porta Romana.

E questo sarà fatto? E se sì, quando? E se no, quale progetto alternativo si prevede per evitare che il problema oggi risolto al Galluzzo ed ai Bottai si ripresenti uguale alle Due Strade o alla fine di via delle Bagnesi? E si pensa davvero che realizzare grandi parcheggi scambiatori non gratuiti sia un serio incentivo all’utilizzo degli stessi? E se, nel caso del Parcheggio di Villa Costanza, si somma il pedaggio autostradale, il costo del parcheggio e il biglietto del tram quale convenienza può generare per il centro Città?

Tutto questo per dire che tanto trionfalismo ci pare quantomeno azzardato e che sostenere che questo intervento sia, da solo, la soluzione di tutti i problemi altrettanto. È solo un pezzo, importante e ben realizzato, di un disegno più ampio che oggi è purtroppo meno chiaro di venti anni fa. E che forse è cambiato, ma se lo è, come? Ed e’ davvero sufficiente per chi ha l’onere di amministrare un territorio raccogliere i frutti della programmazione di venti anni fa e non dire su quali basi, e se si stanno progettando le opere che saranno realizzate fra vent’ anni?

Infine un ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione. A coloro che hanno dovuto sobbarcarsi gli oneri, davvero complessi, della realizzazione dell’opera e che con capacità e competenza hanno superato le difficoltà che si sono presentate, amministratori e tecnici.

Ma anche a coloro che si sono sobbarcati l’onere, altrettanto gravoso, di far si che quest’opera, come tante altre, fosse inserita come fondamentale nell’Accordo procedimentale con Società Autostrade, scegliendola fra infinite come priorità su cui investire. Perché la memoria e la conoscenza della genesi di un intervento di tale portata è un patrimonio per chi oggi amministra e non una noia da gestire.

L’individuazione delle necessità e dell’ambito migliore per la loro soluzione, la conseguente condivisione delle stesse, la concertazione ed il confronto fra i livelli istituzionali di una stessa area e fra le Amministrazioni ed i cittadini, in poche parole la programmazione strategica è l’invitato che è mancato nella giornata del 29 e che l’ha resa sic et simpliciter solo l’ennesima passerella.

Fonte: Articolo UNO MDP - Metropolitano Firenze

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