Sono già passati più di due mesi dalla rocambolesca evasione dal carcere di Sollicciano dello scorso 20 febbraio. Da quel giorno, anche i non addetti ai lavori, i cittadini che poco sapevano del mondo del carcere, hanno scoperto di avere una struttura penitenziaria cittadina poco sicura anzi, a dir poco fatiscente. Eppure noi lo avevamo segnalato in tempi non sospetti e lo avevamo fatto in via riservata, solo agli addetti ai lavori, perché consapevoli che parlare di difficoltà strutturali e pericolo per l’ordine e la sicurezza penitenziaria equivale a parlare di pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica. E per lo stesso motivo continueremo a mantenere un profilo basso e a non addentrarci in questioni tecniche legate alla sicurezza della struttura, principalmente per correttezza e buon senso ma, in soprattutto, perché siamo una organizzazione sindacale seria che lascia ad altri “cantastorie” i racconti decontestualizzati ed anonimi di una Polizia Penitenziaria fuori dalla realtà dei fatti.
Ciò premesso, nella convinzione che è trascorso un lasso di tempo sufficiente a metabolizzare un evento importante qual è stato quello di una evasione, ci chiediamo ora quali azioni l’Amministrazione penitenziaria abbia posto in essere per rimediare ad una situazione di siffatta criticità e scongiurare il pericolo di ulteriori episodi di tale gravità e quale utile iniziativa sia stata presa per rafforzare una struttura che, eufemisticamente, definiremmo in difficoltà. Riteniamo più che legittimo chiedersi, da cittadini, quali azioni siano state intraprese perché si possa dire ristabilito l’ordine pubblico senza correre il rischio che, ancora una volta, qualche detenuto possa tentare di darsi alla fuga dal carcere di Sollicciano o, nella peggiore delle ipotesi, che qualche agente di Polizia Penitenziaria sia fatto oggetto di violenza da parte dei ristretti.
Ce lo chiediamo perché immaginiamo che ogni cittadino abbia il diritto di essere difeso e protetto dalle proprie istituzioni posto che, come per le forze di polizia che presidiano il territorio, anche il carcere deve rappresentare un presidio sicuro a tutela dei cittadini. Non ci risulta, però, che l’Amministrazione penitenziaria abbia fornito risposte e, soprattutto, abbia adottato azioni adeguate in esito al fallimento della sicurezza che l’evasione da Sollicciano ha rappresentato. Non lo ha fatto intervenendo, in nessun modo, sulla struttura né rafforzando i deboli presidi esistenti. Non lo ha fatto sostenendo il personale di Polizia Penitenziaria, forse ritenendo che, con la defenestrazione dei vertici esistenti e l’ingaggio di nuovi, sia stato risolto ogni problema, senza rendersi conto che si è trattato solo di una operazione di facciata che nulla ha cambiato nella sostanza.
Incredibilmente, a distanza di oltre due mesi da un episodio così grave, (certamente il più grave per un’amministrazione carceraria), il Provveditore Regionale non ha ancora ritenuto opportuno effettuare un sopralluogo o una visita per verificare lo stato dei luoghi e la necessità di eventuali interventi sulla struttura e sui suoi sistemi di sicurezza; e alcun intervento c’è stato, con le condizioni del carcere affatto migliorate da un punto di vista della sicurezza. Ma se è vero che i “comandanti” (con ciò intendendo i Dirigenti Generali, quelli pagati fior di quattrini per risolvere i problemi importanti) devono essere presenti in questi momenti di grande difficoltà, nel Provveditorato della Toscana si è verificata una situazione inversa nella quale il Provveditore Regionale si è reso sempre più assente.
Ci domandiamo a che punto siano i numerosi progetti (per quasi tre milioni di euro) che, più di un anno fa, furono presentati con grandi clamori dal Capo del Dipartimento e che avrebbero dovuto garantire un miglioramento della struttura (nella quale, ancora oggi piove copiosamente), delle condizioni di vita dei detenuti e del personale di Polizia Penitenziaria. Cosa è stato fatto dopo l’evasione per porre rimedio ad una situazione disastrosa dal punto di vista della sicurezza? Cosa ha fatto il Provveditorato per la Toscana, concretamente, per restituire al carcere di Sollicciano ed al suo personale la perduta dignità di operatori e poliziotti penitenziari?
Non ci si risponda, per favore, che sono stati installati presidi di vigilanza “a terra” perché la nostra intelligenza ne risulterebbe oltremodo mortificata. Per quanto tempo ancora bisognerà subire questo immobilismo e questa incapacità di assumere decisioni importanti e concrete e che, alla fine, trova sempre nei soggetti meno indicati e meno responsabili le vittime sacrificali di un sistema pregiudicato dalla incapacità a governarlo? Cosa intende fare questo vertice regionale penitenziario, nel medio e lungo periodo, in termini di progettualità concreta, per far fronte ad una emergenza della sicurezza che, allo stato attuale, non ha trovato ancora alcuna soluzione? Tra poco arriverà il grande caldo ed i palliativi messi in campo per gestire un sistema così complesso ed articolato non saranno più sufficienti.
C’è bisogno di risposte e di concretezza; c’è bisogno di uscire da una pericolosa latitanza per affrontare i problemi, presentandosi sul campo, di persona verificando e riscontrando ciò che si deve, o che si sarebbe dovuto fare. Il problema è terribilmente serio e la percezione di più di qualcuno è che si stia facendo troppo poco, o forse niente, per risolverlo. Considerati i risultati sin’ora ottenuti, riteniamo che non sia più sufficiente rivolgersi soltanto ai nostri vertici. Ci rivolgiamo, pertanto, con senso del dovere e di responsabilità, a chi ha diritto di conoscere e verificare quanto da noi segnalato: al signor Prefetto della provincia di Firenze, al quale, in tempi non sospetti ci siamo già rivolti per segnalare le gravi problematiche legate a Sollicciano.
E riteniamo altrettanto opportuno informare gli Enti che più da vicino si occupano del territorio: il Sindaco di Firenze, il Governatore della Toscana e gli organi di rappresentanza diretta della cittadinanza (Consiglio Comunale e Consiglio Regionale). Naturalmente con l’invito di verificare la veridicità di quanto, solo per sommi capi, con questo documento stiamo segnalando. Al Signor Provveditore per la Toscana rinnoviamo soltanto l’invito di far visita, nelle rare occasioni in cui si trova a Firenze, alla struttura penitenziaria più importante della “sua” regione al fine di prendere atto dello stato dell’arte e degli (eventuali) interventi posti in essere a presidio della sicurezza dell’istituto e della collettività. Nella speranza di ottenere un riscontro che smentisca queste dolorose doglianze, restiamo in rassegnata attesa.
Pasquale Salemme, segretario nazionale Sappe
