‘’La Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze è disposta a collaborare, assieme ad altri partner, alla ristrutturazione e alla rifunzionalizzazione della struttura nella quale ha sede il Museo Richard Ginori della manifattura di Doccia a Sesto Fiorentino’’: lo ha dichiarato il Presidente della Fondazione Umberto Tombari appresa l’ intenzione dello Stato di acquisire, entro l’ estate, l’immobile e la collezione manifestata oggi dal Ministro per i beni culturali Dario Franceschini.
‘’Il nostro impegno a sostenere i lavori – ha proseguito Tombari – coinvolgendo auspicabilmente altri finanziatori del progetto, potrà ovviamente concretizzarsi solo dopo che il Museo e le Collezioni siano entrate a far parte del patrimonio pubblico. Poiché crediamo tutti nel grande valore di questa iniziativa, è poi essenziale che, prima dell’avvio dell’intervento, sia stato messo a punto un progetto per la gestione e la promozione del Museo che contempli i contributi delle varie Istituzioni interessate, pubbliche e private, proiettati per un congruo arco di tempo’’.
Il Presidente Tombari, la Vice Presidente Donatella Carmi, il Direttore generale Gabriele Gori e alcuni componenti del cda della Fondazione CRF hanno partecipato oggi all’iniziativa di fund raising lanciata da Confindustria Firenze.
Le dichiarazioni di Barni
"La Regione Toscana, insieme al sistema istituzionale e ai privati, è pronta a far sì che la sfida possa essere vinta per la riapertura di questo importantissimo museo dell'impresa e del lavoro". Lo ha affermato Monica Barni, vicepresidente della Regione Toscana, intervenendo all'iniziativa di Confindustria Firenze per la riapertura del Museo della porcellana Richard Ginori di Sesto Fiorentino. "Ci sono moltissimi esempi in Europa - ha detto - di musei che si collegano a fabbriche che funzionano bene. Noi siamo sicuri che, per la rilevanza delle collezioni che sono presenti nel Museo di Doccia, tutto questo sia molto più facile per noi che altrove". Barni ha ricordato che "il museo si è nutrito da sempre della fabbrica, ed è il punto di incontro tra la cultura e il lavoro, fra l'arte e l'artigianato: è il presente che guarda ai manufatti del passato, e quindi è molto importante che questo legame non si rompa".
Franceschini, il museo entro l'estate
Franceschini ha poi spiegato che sono ancora in corso "la trattativa per l'immobile" del Museo di Doccia "e quella per la collezione" di opere, precisando che "come sarà distribuito il costo complessivo fra quanto mette lo Stato e quanto viene messo in cambio di tasse" secondo il meccanismo della legge Guttuso "è un questione tecnica", per la quale "ci sono da mesi contatti fra il ministero e i liquidatori". Il ministro ha ricordato di aver preso l'impegno di chiudere l'operazione di acquisizione "entro l'estate", mentre per la gestione "c'è l'impegno di Confindustria Firenze, della Fondazione Crf, della Regione". Secondo Franceschini questo può essere "la prova di quello che in Italia si deve fare molto di più, ovvero pubblici e privati insieme per progetti che riguardano la tutela del patrimonio storico e artistico del Paese".
Il comunicato di Confindustria
Sono più di 500mila euro quelli raccolti ad oggi da con l’azione di fundraising promossa da Confindustria Firenze; l’iniziativa è una tappa del piano per il salvataggio e la riapertura al pubblico del Museo e ha visto la partecipazione del Ministro di Beni Culturali Dario Franceschini, del Sindaco Dario Nardella e delle principali autorità metropolitane.
L’iniziativa degli industriali fiorentini, che ha aperto simbolicamente il G7 della cultura, accompagna e valorizza l’importante decisione del Ministero dei Beni Culturali di acquisire le collezioni del museo – uno dei più antichi musei industriali del mondo - da parte dello Stato.
Confindustria Firenze si è fatta capofila dell’iniziativa di fundraising per raccogliere la cifra necessaria alle spese vive per la valorizzazione e la riapertura del Museo. L'evento di oggi, che ha raccolto la straordinaria cifra di più di 500mila euro, ha previsto una colazione, offerta da Confindustria Firenze, con i rappresentanti di aziende e istituzioni che contribuiranno alla realizzazione del progetto,
“Investire sul Museo – come aver realizzato la nuova illuminazione del salone dei Cinquecento che abbiamo inaugurato lunedì – ha significato per noi puntare su un MODELLO DI SVILUPPO che rimette al centro la cultura: intesa non come rendita su un patrimonio – pure immenso – che ci viene dal passato, ma come meta-settore economico che unisce creatività, manifattura, saper fare, restauro, turismo.
Quella cultura materiale grazie alla quale la Firenze del Rinascimento non era solo una terra di artisti. Ma era – soprattutto – un’officina di uomini operosi, capaci di fabbricare e di valorizzare il bello.Questo territorio, questa regione, sono ancora protagonisti di questa GOLDEN ECONOMY. Una “golden economy” fatta di BENI CULTURALI VIVENTI. Dove a Firenze e in Italia abbiamo eccellenze contemporanee”, sottolinea Luigi Salvadori, presidente designato di Confindustria Firenze.
“L’operazione sul MUSEO DI DOCCIA va – perciò – letta in filigrana, perché non è solo un atto di mecenatismo, ma è un pezzo rilevante di una politica industriale per il rilancio di Firenze. Un rilancio adeguato alle nostre potenzialità, che parte dalla centralità del patrimonio culturale e della manifattura come antidoto alla crisi e driver di sviluppo, perché la memoria e le tradizioni contano quando tengono quando permettono di diventare senza smettere di essere. C’è tanto futuro nel Museo di Doccia”.
La nota di Falchi
"Dal ministro Franceschini, oggi, sono arrivati impegni importanti che vanno nella direzione di quanto auspicato dalla comunità sestese". Lo afferma in una nota il sindaco di Sesto Fiorentino, Lorenzo Falchi, che ha partecipato al pranzo organizzato da Confindustria Firenze, ed è tornato sul tema dell'acquisizione del Museo di Doccia anche nel corso della seduta del Consiglio comunale. "Dobbiamo lavorare - ha aggiunto Falchi - affinché questi impegni si traducano in fatti e si arrivi davvero entro l'estate all'acquisizione". Falchi ha ribadito che "siamo molto preoccupati, invece, per la trattativa sui terreni, che è separata dalla vicenda del museo, ma legata alla permanenza della Richard-Ginori sul nostro territorio", sottolineando che "dal punto di vista urbanistico questi terreni sono a vocazione industriale e tali rimarranno. Vogliamo che la trattativa si concluda e che venga scacciato via lo spettro di una Richard-Ginori costretta a lasciare Sesto Fiorentino".
Fonte: Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze - Ufficio Stampa
