“La notizia dell’apertura della mobilità collettiva per 315 lavoratori della multinazionale Ericsson su tutto il territorio nazionale è gravissima, sia per il futuro dei lavoratori e delle loro famiglie sia per l’odioso comportamento di Ericsson. Si tratta di un’azienda che ha ricevuto e sta ancora oggi ricevendo cospicui finanziamenti pubblici e che mentre con una mano intasca i soldi della collettività con l'altra decide di delocalizzare interi reparti in Cina e Romania, per aumentare i propri profitti. Una multinazionale che per anni ha spremuto come limoni i lavoratori ed ora li scarica, per spostarsi in zone dove il costo del lavoro è minimo e i diritti azzerati”, affermano i consiglieri regionali Tommaso Fattori e Paolo Sarti di Sì Toscana a Sinistra.
“Sì Toscana a Sinistra ha chiesto con forza alla Giunta regionale e al Presidente Rossi di bloccare immediatamente i finanziamenti non ancora versati ad Ericsson, fra cui i 7 milioni di euro del progetto denominato 'FIPILI 3', e di battere ogni possibile strada per riprendere quelli già incassati in precedenza dalla multinazionale. Su questo punto avevamo presentato una mozione in consiglio regionale che è stata approvata all'unanimità. Unica alternativa possibile è quella di vincolare i fondi alla condizione di individuare soluzioni alternative al trasferimento a Genova dei 18 lavoratori pisani, attraverso la concessione del telelavoro, evitando contestualmente il licenziamento di quelli di Sesto Fiorentino. La Giunta ora batta un colpo per davvero, non possiamo stendere tappeti rossi alle multinazionali senza mettere paletti precisi e senza chiedere nulla in cambio, anche per questo il mese scorso abbiamo presentato una proposta di legge regionale che vincola le aziende che ricevono denaro pubblico a mantenere gli insediamenti produttivi e il lavoro nella regione per un numero congruo di anni".
"Oltretutto la motivazione dei licenziamenti annunciati non è affatto una crisi della Ericsson che continua a fare lauti profitti, ma la volontà di ristrutturare l'azienda, il che è come dire che i 315 lavoratori, secondo la multinazionale, sarebbero obsoleti: troppo vecchi o inadeguati alle nuove produzioni, e riqualificarli e formarli avrebbe un costo troppo alto, mentre è assai più facile lasciarli a casa”, proseguono Fattori e Sarti.
“Fra gli esuberi complessivi, infatti, 61 sono impiegati nel sito di Genova, dove sono stati trasferiti nei mesi scorsi i 18 lavoratori dello stabilimento chiuso a Pisa. Alcuni fra questi sono adesso soggetti a possibile licenziamento: prima il danno del trasferimento e poi la beffa di ritrovarsi nuovamente con il posto di lavoro a rischio. Ma gli esuberi potrebbero riguardare anche il sito di Sesto Fiorentino, dove si parla già di 5 lavoratori a rischio. Adesso basta: è inaccettabile continuare a regalare denaro della collettività toscana ad una multinazionale estera che adotta una strategia di tipo meramente predatorio, il motto della Ericsson evidentemente è 'prendi i soldi e scappa' ".
Fonte: Ufficio Stampa
