“Vi è necessità di una legge che ponga su basi istituzionali la previsione di misure a sostegno degli orfani di femminicidio. Per questo, con l’apporto della commissione Pari opportunità, presenteremo in Consiglio una mozione per chiedere al Senato di approvare al più presto, entro la fine di questa legislatura ormai agli sgoccioli, la proposta che ha già avuto il via libera dalla Camera”.
Ad affermarlo, intervenendo al convegno “Switch Off, orfani speciali di femminicidi”, è stato nella mattinata di oggi, sabato 3 marzo, il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, che ha specificato che “la Camera ha approvato un progetto di legge nazionale che stabilisce risorse e modalità di aiuto per quei minori che, a seguito dell’uccisione della madre da parte del padre, si trovano senza famiglia o con la famiglia disgregata, tanto più che in molti casi gli autori di femminicidio si tolgono essi stessi la vita”. E ancora: “Vi è la necessità di proteggere e garantire un futuro a questi minori già pesantemente provati da drammi e tragedie. Una legge del genere supporterebbe il lavoro svolto da associazioni come Artemisia. È fondamentale che nell’ordinamento giuridico italiano inizi a trovare spazio questo genere di riferimento normativo”.
Nel corso del convegno, che si è svolto nell’Auditorium del palazzo del Pegaso, sede del Consiglio toscano, sono state presentate le linee guida del progetto “Switch Off”, nato con l’intento di monitorare i casi degli “special orphans”, per capire cosa è accaduto loro e quali azioni concrete possono essere messe in campo. Promotrice del convegno è stata Artemisia, storica associazione fiorentina da sempre sensibile alle tematiche femminili, che era presente, questa mattina, sia con la presidente Teresa Bruno che con la vicepresidente Petra Filistrucchi.
“Artemisia ha il merito di essere riuscita a mettere assieme le istituzioni, facendo venire a galla una questione così importante”, ha detto la presidente della commissione regionale Pari opportunità,Rosanna Pugnalini. “L’attenzione dei media sul femminicidio e su quanto ad esso è connesso, oggi, è più forte che nel passato. Ma c’è bisogno di una attenzione meno morbosa e più concreta per modificare una cultura che ancora è presente nel nostro Paese. I centri antiviolenza, su questo, fanno un grande lavoro. La Regione Toscana è un passo in avanti rispetto a tante altre. Ma esiste il problema degli orfani del femminicidio ed è reale. Sono importanti progetti come le linee guida odierne. Tuttavia serve anche l’approvazione della legge in giacenza al Senato, oltre a una crescita culturale e della società civile”.
L’assessore alle Pari opportunità del Comune di Firenze, Sara Funaro, ha sottolineato l’importanza delle “azioni preventive” in merito ad ogni tipo di violenza.
Al centro del seminario, il progetto di ricerca “Switch Off” e le sue linee guida, presentate da Anna Costanza Baldry del dipartimento di psicologia della Seconda Università di Napoli. Ed attraverso questo, al centro del convegno di stamani, ci sono stati i cosiddetti “special orphans”, orfani speciali, bambini e bambine, adolescenti e adulti, orfani di femminicidio, della madre uccisa da un uomo, spesso il padre, che “sono definiti speciali perché hanno bisogno di attenzioni speciali, risposte speciali, tutele speciali”.
Con chiarezza, nel corso della tavola rotonda conclusiva, è emersa la necessità di riconoscere a questi orfani i diritti che sono stati loro negati o violati. Essi, dopo la sofferenza, devono poterseli vedere ripristinati.
La tavola rotonda ha avuto come tema “l’integrazione degli interventi nella presa in carico di lungo periodo dei figli e figlie che assistono alla violenza sulle loro madri e degli orfani speciali”. Ad essa, assieme alla responsabile Daniela Volpi delle politiche di genere della Regione Toscana, che ha portato i saluti della vicepresidente della Giunta, Monica Barni, hanno preso parte la presidenteLaura Bini dell’Ordine degli assistenti sociali della Toscana, la responsabile Vittoria Doretti della Rete dei Codici rosa toscani, la dirigente Paola Garvin dell’Osservatorio sociale della Regione Toscana e la docente Patrizia Meringolo del dipartimento di Scienze della formazione e Psicologia dell’Università di Firenze. (mc)
Fonte: Consiglio Regione Toscana
