Il capogruppo di FdI Giovanni Donzelli ha comunicato stamattina in aula di aver ricevuto notizia di una conclusione di indagine nei suoi confronti. Come ha spiegato Donzelli, il tutto nasce da una querela per diffamazione presentata nei suoi confronti “a seguito delle opinioni espresse sulla vicenda del mutuo concesso alla Chil Post da parte della Bcc di Pontassieve, finanziamento ricevuto con la garanzia di Fidi Toscana dalla famiglia Renzi”.
Donzelli ha ricordato di avere presentato alcune interrogazioni in merito e di avere presentato anche un esposto alla Procura. Donzelli ha ripercorso brevemente i fatti ricordando che “l'accensione di quel mutuo fu firmata dal padre di Luca Lotti per la Bcc di Pontassieve - aggiunge - e da Tiziano Renzi, padre dell'ex premier". “Sono pronto a rispondere di tutto perché considero un mio dovere difendere il denaro pubblico – ha detto Donzelli -. Invito l’aula però a riflettere sull’equilibrio dei poteri”.
La comunicazione di Donzelli al presidente del Consiglio regionale, svolta in aula, è prevista dalla legge regionale 21 del 2003 che disciplina le norme in materia di valutazione di insindacabilità dei consiglieri regionali, secondo quanto previsto dall’articolo 122 comma 4 della Costituzione, per cui “i consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni”. Una volta che il consigliere regionale chiamato a rispondere davanti all’autorità giudiziaria per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle sue funzioni ha dato immediata comunicazione al Presidente dell’assemblea toscana, il Consiglio regionale procede alla valutazione di insindacabilità previa istruttoria della Giunta per le elezioni. (cem)
Fonte: Consiglio regionale della Toscana
