E' la formulazione del quesito referendario per la fusione dei Comuni di Subbiano e Capolona, in provincia di Arezzo, ad aprire i lavori del Consiglio regionale toscano. All'ordine del giorno anche una proposta legge statutaria per le leggi di iniziativa popolare dedicate all'istituzione di nuovi comuni o di modifica di quelli esistenti, e le modifiche al Testo unico in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro.
In agenda anche il bilancio 2015 di Apet-Toscana Promozione e una modifica alle norme per il sostegno alla innovazione delle attività professionali intellettuali. Al voto poi le disposizioni per il recupero del patrimonio edilizio esistente nel territorio rurale, e una proposta di risoluzione sulla definizione delle aree non idonee per l'installazione di impianti di produzione di energia geotermica in Toscana.
Tra i temi oggetto di interrogazioni, la gara regionale per l'affidamento del servizio di trasporto pubblico locale e sentenza del Tar, il finanziamento e l'avvio del 'Progetto speciale cave' di Arpat, la sospensione del Dg della Asl Toscana centro, il parere di Ispra relativo ai metodi ecologici utilizzati per la caccia di selezione. Numerose le mozioni iscritte all'ordine del giorno.
Giani: "Consiglio regionale vicino alle famiglie delle vittime"
Il commento alla sentenza di primo grado apre i lavori dell’Aula. Il presidente: “Eco sentenza dovrà essere seguita per stare sempre dalla parte dei cittadini”
“Il forte impegno del Consiglio, così come avevamo assicurato al comitato delle vittime, non è venuto meno. Attraverso il Gonfalone e il consigliere Stefano Baccelli che seguì la vicenda da presidente della Provincia di Lucca, ci siamo stati e continueremo ad esserci”. Le parole del presidente dell’assemblea toscana, Eugenio Giani, sulla sentenza di primo grado per la strage di Viareggio hanno aperto i lavori della seduta di oggi, martedì 31 gennaio. “Le sentenze non si commentano” ha detto rilevando come le condanne espresse “dipingano un quadro accusatorio prorompente” e ricordando che è già stata istituita, a livello parlamentare, una commissione specifica. “Oggi è stato importante sottolineare che tutta Toscana, al di là della provenienza politica, è stata vicina ai familiari delle vittime”. “L’eco che seguirà la sentenza – ha concluso - dovrà essere attentamente seguita per farci sentire dalla parte dei cittadini e di chi non vuole che servizi pubblici come le ferrovie siano vulnerabili”.
Fusioni Comuni Subbiano e Capolona, ok dal Consiglio a referendum; Bugliani (Pd): “Aula compie passo avanti importante. Ora la parola passa alle comunità”
“Dopo molti mesi di discussione oggi l’Assemblea toscana compie un passo avanti importante nel percorso di fusione dei due Comuni della provincia di Arezzo, Subbiano e Capolona. Con il via libera a questa delibera iniziamo concretamente un processo di fusione per questi Comuni del Casentino. Un dibattito che è iniziato con l’audizione in prima Commissione degli amministratori locali e proseguito con un incontro sul territorio, il 12 gennaio scorso, al quale hanno preso parte amministratori locali, sindacati, rappresentanti della categorie economiche. Volevamo ascoltare il territorio. Abbiamo cercato di coinvolgere tutti i protagonisti della vita socio economica di queste due realtà. Un percorso che adesso continua con l’indizione della consultazione referendaria, come previsto dalla delibera stessa. Sostanzialmente saranno i cittadini a fare il passo successivo. A noi, a quest’Aula, spettava il compito di ascoltare e formulare una normativa che rispettasse il più possibile le caratteristiche delle comunità interessate, lo abbiamo fatto aprendo la discussione sia a chi amministra il territorio sia a chi vi svolge un ruolo economico e sociale. Siamo convinti che le fusioni dei Comuni siano un passo avanti necessario per tante Amministrazione, con l’obiettivo di ammodernare e migliorare i servizi. Si tratta di traguardi che hanno bisogno della massima collaborazione da parte dei cittadini e delle istituzioni, tutt’altro che imposizioni calate dall’altro. La prima Commissione, la quale presiedo, si è mossa andando anche nel territorio. Ora spettava all’Assemblea decidere, approvando questa delibera lo abbiamo fatto, passiamo la parola ai cittadini”.
Così Giacomo Bugliani, consigliere regionale Pd e presidente della I Commissione Affari Istituzionali, intervenendo oggi in Aula per illustrare la delibera sulla fusione dei Comuni di Subbiano e Capolona.
“Una legge che dà valore, forza e qualità alla democrazia e va incontro soprattutto alle esigenze di realtà più piccole, che caratterizzano buona parte del territorio toscano – ha commentato il capogruppo Marras – I processi di fusione devono essere il più possibile condivisi e frutto di un confronto costante e continuo tra cittadini, istituzioni e realtà economiche, nuovi assetti che senza dubbio devono avere come obiettivo primario quello di semplificare la vita delle comunità. Con l’approvazione della risoluzione da noi proposta in tema di fusioni dei comuni abbiamo avviato un grande e importante percorso di partecipazione che coinvolge tutta la Regione, un percorso davvero riformista come la tradizione della buona politica toscana insegna e che oggi portiamo avanti”.
Fusioni dei comuni, cambia il numero di firme per proposte di legge di iniziativa popolare
“Una proposta di legge che evita sia che si facciano disparità in un tema importante come quello delle fusioni dei comuni, andando a tutelare realtà con un numero esiguo di abitanti, sia che processi di fusione restino incagliati in uno stallo legislativo: questa la duplice ratio del provvedimento. Nel dettaglio prevede di modificare l’articolo 74 modificando il numero di firme, in particolare questa percentuale era stata fissata nel 10% degli elettori di ciascun comune e nel 15% complessivo di tutti i comuni. Con questa proposta di legge, pertanto, si interviene sul comma 1 bis dell’articolo 74 dello Statuto introducendo una relazione inversamente proporzionale tra il numero di firme richiesto per esercitare l’iniziativa popolare delle leggi di fusione ed il peso demografico di ciascun comune interessato, individuando tre classi di popolazione (inferiore a 5.000 abitanti, compresa fra i 5.000 ed i 10.000 abitanti e superiore a 10.000 abitanti), cui corrispondono tre diverse percentuali di sottoscrittori. In particolare, quindi, viene previsto che per i comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti sarà necessario un numero di firme pari ad almeno il 25% degli elettori iscritti nelle liste elettorali; per i comuni con popolazione compresa tra 5.000 e 10.000 abitanti, sarà necessario un numero di firme pari ad almeno il 20% degli elettori iscritti nelle liste elettorali del medesimo comune, con un numero minimo di 1250; per i comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti, sarà necessario un numero di firme pari ad almeno il 15% degli elettori del medesimo comune, con un numero minimo di 2000”. ha illustrato in aula il presidente della Prima Commissione Giacomo Bugliani.
Promozione economica: Apet, sì a bilancio esercizio 2015
Via libera a maggioranza del Consiglio regionale alla proposta di delibera per l’approvazione del bilancio d’esercizio 2015 di Apet – Toscana Promozione, l’agenzia che sostiene i processi di internazionalizzazione del sistema Toscana.
Il bilancio chiude con un utile pari a 129mila041 euro, con una diminuzione di 32mila 828 euro rispetto all’utile 2014. Il valore della produzione risulta pari a 12.412.685 euro, minore del 17 per cento rispetto all’anno precedente e del 24,8 rispetto al preventivo 2015. I costi della produzione ammontano a 12.361.311 euro, con un decremento del 17 per cento rispetto all’anno precedente e del 24,9 rispetto al preventivo 2015. La differenza tra valore e costi della produzione ammonta a mille 202 euro, con una diminuzione di 9mila 570 euro rispetto al 2014.
Alla formazione del risultato d’esercizio 2015 ha concorso la gestione finanziaria e straordinaria dell’agenzia, ma anche una riduzione dei costi di funzionamento e personale rispetto all’esercizio precedente, nonostante la riduzione dei costi operata già nel 2014.
Casentino: referendum su fusione tra Capolona e Subbiano
“Siete favorevoli alla proposta di istituire il comune di Subbiano Capolona, per fusione dei comuni di Subbiano e Capolona, di cui sulla proposta di legge di iniziativa popolare n 2 del 2016?”.
Ecco il testo del quesito a cui saranno chiamati a rispondere i cittadini dei due comuni del Casentino. Lo ha deciso il Consiglio regionale, che ha deliberato a maggioranza di svolgere il referendum consultivo. Il nuovo comune avrebbe oltre undicimilasettecento abitanti, sedici consiglieri comunali ed una giunta con cinque assessori.
E’ stato il presidente Giacomo Bugliani (Pd) ad illustrare in aula l‘intenso lavoro svolto sul tema dalla commissione Affari istituzionali, che ha ascoltato non solo i rappresentanti del comitato promotore, forte di un numero considerevole di firme raccolte, ma anche i sindaci dei due comuni. Questi si sono espressi in maniera difforme: il sindaco di Capolona Alberto Ciolfi con un “deciso parere favorevole” e con “alcune riserve” il sindaco di Subbiano Antonio De Bari.
Successivamente la proposta di legge è stata inserita nel più ampio dibattito che investe i processi di fusione nel Casentino, oggetto di una seduta speciale della commissione a Bibbiena, dove sono stati ascoltati non solo i rappresentanti istituzionali, ma anche le associazioni sindacali e di categoria.
“Quello che stiamo discutendo è un elemento che si inserisce nell’iter istruttorio delle proposte di legge sulle fusioni – ha precisato Bugliani – L’indizione di un referendum non determina problemi di incompatibilità di proposte normative sovrapponibili o parzialmente difformi”.
“Negli ultimi mesi il tema delle fusioni è stato utilizzato molto spesso come un manganello da dare in testa all’avversario politico, invece che come risposta alle esigenze di semplificazione ed efficienza istituzionale ed amministrativa” ha osservato Stefano Mugnai (FI), secondo il quale il Consiglio regionale non dovrebbe limitarsi ad un ruolo notarile, ma avanzare una proposta complessiva sul Casentino. Per questo ha annunciato il suo voto contrario.
A favore, invece, la dichiarazione di voto di Gabriele Bianchi (M5S) sulla proposta di legge “condivisa sia dai consigli comunali, sia dai cittadini”. A suo parere non è opportuno accelerare i processi di fusione, per i quali occorre la massima partecipazione. “Non si decide in stanze chiuse – ha sottolineato – il futuro delle popolazioni”.
La non partecipazione al voto è stata annunciata da Marco Casucci (Lega Nord), preoccupato “per le fusioni portate avanti con troppa fretta”.
“Quelle portate avanti in Casentino non possono essere scorporate in pacchetti – ha rilevato – In gioco è il futuro di un’intera comunità”. Per questo ha chiesto la creazione di un gruppo di lavoro per giungere ad una revisione della legge “lacunosa e imperfetta”.
“Non siamo solo a favore sul metodo, ma anche nel merito di questa fusione razionale e sensata – ha affermato Tommaso Fattori (Si) – Sono comuni dalle caratterisitiche molto simili, che hanno già in comune molti servizi”.
“Abbiamo un processo che inizia con una proposta di legge di iniziativa popolare perfettamente conforme alle regole – ha aggiunto Massimo Baldi (Pd) - Non facciamo nessuna forzatura: diamo la parola ai cittadini. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e facciamo il secondo passo procedurale”.
Scuola e Formazione Professionale, modificato il testo unico regionale
Il Consiglio regionale ha approvato oggi una proposta di legge che modifica il testo unico della normativa toscana materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro.
E’ stato Gianni Anselmi, presidente della commissione sviluppo economico, cultura e istruzione, a presentare la proposta in aula.
«Le modifiche che introduciamo – ha detto Anselmi – riguardano la scuola dell’infanzia, la formazione professionale ed il funzionamento della commissione regionale permanente tripartita. Per quanto riguarda la materia dell’istruzione, si prevedono interventi a sostegno del pluralismo dell’offerta formativa per la scuola dell’infanzia alla quale la Regione riconosce il ruolo di servizio educativo di interesse pubblico. Confermiamo gli interventi di sostegno che storicamente la Regione realizza a favore delle scuole dell’infanzia e in particolare delle scuole dell’infanzia paritarie comunali e private. Prevediamo quindi azioni di sostegno finalizzate a garantire la più ampia partecipazione dei bambini all’esperienza fornita dalla scuola dell’infanzia, il potenziamento dell’offerta integrata e delle reti di scuole, la promozione del coordinamento organizzativo e pedagogico tra le scuole dell’infanzia e il supporto alle scuole per l’implementazione del sistema informativo. Inoltre per favorire il coordinamento organizzativo e pedagogico tra le scuole dell’infanzia paritarie private, stabiliamo che, con apposito avviso pubblico, la Regione eroghi contributi da destinare alle federazioni o associazioni più rappresentative a livello regionale delle scuole medesime, composte da almeno dieci scuole aventi la sede didattica nella Regione Toscana e dislocate in almeno cinque province. Su questo specifico punto – ha puntualizzato Anselmi – abbiamo accolto un emendamento promosso dalla vicepresidente De Robertis e da altri consiglieri, che ha esteso il numero minimo di scuole e di province necessarie a fare rete. Per quanto riguarda la materia della formazione professionale – ha proseguito Anselmi – si punta ad ampliare le possibilità occupazionali degli studenti iscritti agli istituti tecnici o professionali, offrendo loro l’opportunità di frequentare nell’ultimo triennio un percorso specifico volto ad assicurare, oltre al raggiungimento degli obiettivi curriculari, anche l’acquisizione delle competenze professionali indispensabili per l’ottenimento della qualifica professionale a seguito del conseguimento del diploma di istruzione secondaria di secondo grado.
Per quanto riguarda, infine, la commissione regionale tripartita – ha concluso Anselmi – si ampliano, rispetto al testo vigente, le deroghe ad alcune disposizioni della legge in materia di nomine e designazioni e di rinnovo degli organi amministrativi di competenza della Regione».
Nel corso del dibattito è intervenuta anche la consigliera Lucia De Robertis, che si è soffermata, in particolare, sugli interventi di sostegno alle scuole paritarie.
«Si tratta – ha detto De Robertis – di un sistema attivato fin dalla seconda metà degli anni 90, attraverso gli strumenti della programmazione e della pianificazione, e che ha consentito alla Regione di poter raggiungere prima degli altri gli obiettivi di Lisbona per quanto concerne l’accesso ai servizi di educazione ed istruzione nella fascia 0-6. La Toscana, col suo sistema di servizi di istruzione pubblico integrato, ha superato dialettiche ideologiche contrapposte, nell’interesse primario dei bambini e del loro diritto all’educazione e all’istruzione, promuovendo condizioni di sostegno al problema di coniugazione vita-lavoro di tantissime donne. Oggi questo sistema di sostegno – ha spiegato De Robertis - trova riconoscimento normativo, consentendo al sistema di vivere una situazione di certezza e di poter programmare le scelte per il futuro. È un obiettivo che il sistema delle scuole paritarie, degli enti locali come del privato non lucrativo, perseguiva da tempo.».
De Robertis, infine, ha illustrato le ragioni dell’emendamento accolto in commissione: «Per meglio calare nella realtà l’esperienza del coordinamento pedagogico ed organizzativo, strumento utile alle scuole per crescere, abbiamo voluto incentivarlo quando esso veda il coinvolgimento di almeno dieci realtà scolastiche localizzate almeno nella metà delle province toscane. Una scelta – ha concluso De Robertis – dettata dalla convinzione dell’utilità della messa a rete di realtà che portano esperienze territoriali diverse, ciascuna con le proprie peculiarità territoriali, sociali, culturali, economiche, demografiche».
Sicurezza: sistemi videosorveglianza, prossimi bandi regionali aperti anche ai piccoli Comuni
“La Regione Toscana ha provveduto a mettere a disposizione, attraverso un apposito avviso pubblico, più di un milione e mezzo di euro per progetti finalizzati all’installazione e all’adeguamento di sistemi di videosorveglianza nei Comuni toscani”, ci saranno altri bandi e i prossimi saranno aperti anche ai Comuni con meno di diecimila abitanti. L’assessore Vittorio Bugli risponde in Aula all’interrogazione dei consiglieri Elisa Montemagni e Manuel Vescovi (Lega nord) sull’ipotesi di un ulteriore bando per i sistemi di videosorveglianza comunali. I consiglieri hanno interrogato la Giunta per sapere se “sia intenzione indire un nuovo bando nel corso del 2017, con caratteristiche analoghe a quelle effettuate nel 2016, in modo da concedere una nuova opportunità ai Comuni esclusi o che non sono riusciti a partecipare al bando ormai concluso”.
“A seguito dell’approvazione dell’avviso pubblico – ha spiegato Bugli – sono state presentate 73 domande di finanziamento, di cui 5 ritenute non ammissibili. Dei 68 progetti ammessi a contributo, fino ad oggi ne sono stai finanziati 63, per un totale complessivo di un milione e 522mila 198 euro. I rimanenti 5 progetti saranno finanziati a seguito della prossima legge di variazione di bilancio”. L’obiettivo perseguito dalla Regione Toscana, ha aggiunto l’assessore, “è quello di favorire e sostenere la creazione di una rete organica e omogenea di sistemi di videosorveglianza su tutto il territorio regionale”, allo scopo di “creare un sistema fruibile dagli operatori di tutte le istituzioni che con varie competenze sono preposte alla tutela della sicurezza: Polizia di Stato, Carabinieri, Polizie municipali”.
È stata anche abrogata, a fine 2016, la norma “che impediva ai Comuni con popolazione inferiore a 10mila abitanti di partecipare ai bandi regionali finalizzati alla concessione di contributi”. In ragione di questa modifica normativa, “i prossimi bandi regionali potranno prevedere la partecipazione di tutti i Comuni toscani, a prescindere dalle dimensioni demografiche”. Nella prossima variazione di bilancio, ha concluso Bugli, “verranno individuate le risorse necessarie a promuovere altri interventi sulla sicurezza, a proseguimento del progetto avviato con il citato avviso pubblico, per permettere l’accesso ai contributi sui sistemi di videosorveglianza agli enti locali che non hanno avuto la possibilità di beneficiare di questo primo intervento di finanziamento”. La consigliera Montemagni si è detta pienamente soddisfatta della risposta fornita in Aula dalla Giunta regionale.
Con ventitré voti a favore e dieci voti contrari, espressi per appello nominale, il Consiglio regionale ha approvato in seconda lettura le modifiche all’articolo 74 dello Statuto.
E’ stato il presidente della commissione Affari istituzionali, Giacomo Bugliani (Pd), ad illustrare il testo in aula ricordando che nel 2015 lo Statuto è stato modificato prevedendo che l’iniziativa popolare delle leggi sulle fusioni dei comuni potesse essere esercitata da almeno il 10% degli elettori di ciascun comune ed il 15% complessivo di tutti i comuni interessati.
In questo modo si permetteva la presentazione di proposte di legge anche alle comunità locali più piccole, non in grado di raccogliere le cinquemila firme ordinariamente previste dalle norme statutarie. La disposizione, però, non tenendo conto del peso demografico dei comuni interessati, può permettere la presentazione di proposte di legge anche con un numero molto esiguo, in termini assoluti, di firme raccolte.
Su questo punto il Consiglio regionale, nell’aprile scorso, ha approvato una risoluzione per trovare una soluzione a questo problema. La proposta di legge statutaria, già esaminata dall’aula in prima lettura, introduce una relazione inversamente proporzionale tra il numero di firme richiesto ed il peso demografico di ciascun comune interessato, individuando tre classi di popolazione: quelli inferiori a cinquemila abitanti, per i quali è necessario almeno il venticinque per cento degli elettori; quelli compresi fra cinquemila e diecimila, per i quali si richiede almeno il venti per cento, con un minimo di 1250; quelli superiori a diecimila, per i quali la soglia è fissata al quindici per cento, con un minimo di 2000.
Enrico Cantone (M5S) ha ribadito il parere contrario già espresso dal gruppo. “La proposta innalza ancora di più la percentuale delle firme necessarie per la presentazione di proposte d’iniziativa popolare – ha osservato – Siamo di fronte ad un tentativo di comprimere questi processi dal basso”.
Analoghe considerazioni al centro dell’intervento di Tommaso Fattori (Si) che, pur favorevole all’introduzione di una relazione inversamente proporzionale al peso demografico, avrebbe preferito soglie più basse.
Anche Marco Casucci (LN) ha ribadito il giudizio negativo già espresso. “Siano contrari a tutte le leggi che disincentivano la partecipazione popolare e vorrebbero fusioni calate dall’alto – ha affermato – La partecipazione è una priorità, non una moda passeggera”.
“Tamponiamo una falla” ha replicato il capogruppo Pd, Leonardo Marras, secondo il quale la revisione statutaria punta a rendere “reali ed effettive le condizioni per la partecipazione dal basso”, per evitare il sorgere di “iniziative, tra comunità molto diverse, che possono avere un carattere di invasione, di annessione”.
Secondo Stefano Mugnai (FI) si mette “una foglia di fico sulle vergogne di una vicenda che ha creato un vulnus”, in riferimento alla fusione di Abetone Cutigliano portata a termine nonostante una delle comunità interessate avesse espresso parere contrario. ”Tutta una serie di processi – ha osservato – sono finalizzati soltanto alla prosecuzione dell’esperienza amministrativa di alcuni dirigenti politici”.
“L’intervento normativo – ha spiegato il presidente della seconda commissione Gianni Anselmi (Pd) - interviene sul Testo unico in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro (legge 32/2002) e riguarda modifiche di triplice natura: scuola dell’infanzia, la formazione professionale e la commissione regionale permanente tripartita”. L’atto insiste nel lavoro che la Regione porta avanti da decenni per la piena generalizzazione della scuola dell’infanzia, anche attraverso interventi per il pluralismo delle offerte formative per i bambini in fascia d’età da tre a sei anni. “Da qui – ha ricordato Anselmi - la previsione di azioni di sostegno volte a garantire la più ampia partecipazione dei bambini all’esperienza fornita dalla scuola, il potenziamento dell’offerta integrata e delle reti di scuole, la promozione del coordinamento organizzativo e pedagogico tra le scuole dell’infanzia e il supporto alle scuole per l’implementazione del sistema informativo”.
“L'intervento regionale – si legge nel testo - è realizzato sia nei confronti delle scuole dell'infanzia gestite dagli enti locali sia nei confronti delle scuole dell'infanzia private riconosciute. Per promuovere il coordinamento organizzativo e pedagogico tra le scuole dell'infanzia paritarie private”, la Regione eroga anche contributi da destinare alle federazioni o associazioni più rappresentative a livello regionale delle scuole medesime, “composte da almeno dieci scuole aventi la sede didattica in Toscana e dislocate in almeno cinque province”. Questo, al fine di favorire un'ampia articolazione territoriale delle associazioni che operano nel campo della didattica.
Per ampliare le possibilità occupazionali degli studenti iscritti agli istituti tecnici o professionali e favorirne l'inserimento nel mercato del lavoro, il testo di legge prevede la promozione di azioni formative finalizzate all'acquisizione di competenze professionali per l’ottenimento della qualifica professionale. Si cerca cioè di offrire agli studenti l’opportunità di frequentare, nell'ultimo triennio degli istituti tecnici e professionali, un percorso volto ad assicurare, oltre al raggiungimento degli obiettivi curriculari, anche l’acquisizione delle competenze professionali indispensabili per l’ottenimento della qualifica professionale.
La consigliera regionale Irene Galletti (M5S) ha espresso voto negativo tra l’altro per “l’intervento a sostegno dell’offerta della scuola dell’infanzia privata”. “Si dovrebbe – ha detto Galletti - dare più sostegno al pubblico”.
La vicepresidente Lucia De Robertis (Pd) è intervenuta per ribadire l’importanza di questo atto con il quale “si vuole dare la possibilità a tutti i bambini di frequentare la scuola dell’infanzia, garantire alle famiglie di lavorare, creare nella società un sistema di sociale”. “La legge – ha detto - introduce a sistema gli interventi a sostegno delle scuole paritarie.”
Il capogruppo di Sì Tommaso Fattori ha ribadito il voto nettamente contrario all’atto nel quale “si spaccia il sostegno alle scuole paritarie private per una scelta neutra, tecnica, scontata ma non lo è. A nostro parere è una scelta contraria allo spirito e al dettato costituzionale”. “Il pubblico – ha detto Fattori - abdica al suo ruolo, formalizzando da una parte il proprio disimpegno e dall’altra esprimendo la volontà di finanziare i soggetti privati”.
Voto favorevole da Lega nord. “Il privato – ha detto il presidente Manuel Vescovi – deve avere la possibilità di mettersi in discussione e di dire la sua. A volte i genitori sono costretti a scegliere il privato perché il pubblico non funziona”.
“Il compito delle istituzioni è quello di aumentare l’offerta dei servizi per i bambini e le famiglie anche in termini di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”, ha detto Marco Niccolai (Pd).
Il no all’atto è stato ribadito anche da Paolo Sarti (Sì) che si è detto preoccupato: “l’educazione non sarà omogenea e nemmeno di qualità. Si perde la laicità”.
“L’intervento normativo – ha detto il presidente della Regione Enrico Rossi – è finalizzato anche a far sì che una serie di attività scolastiche non chiudano anche a causa della crisi, fa parte di una politica generale che fa fronte alla situazione”. “Si è cercato – ha concluso Rossi - di non produrre disagi nelle famiglie e nel mondo del lavoro, quello degli insegnanti”.
Anche il capogruppo Pd Leonardo Marras si è detto "convintamente a favore anche per le considerazioni espresse da Rossi".
L’assessore ha aggiornato l’Aula sullo stato dell’arte ed in particolar modo ha detto che sono in via di compimento le attività propedeutiche alla fase operativa di controllo. Sono invece state attivate le procedure per l’assunzione a tempo determinato delle 12 unità previste e sono in fase di definizione i bandi di acquisto, fornitura, noleggio di materiali e mezzi per immagini satellitari, servizio rilevamento droni.
Gli strumenti principali del progetto, promosso dalla Giunta e messo in atto da Arpat, prevede infatti nuove assunzioni di personale, formazione ad hoc, uso di droni e foto satellitari su acque, rifiuti e aria. Obiettivi del progetto della durata di due anni, dal 2017 al 2018 con possibilità di rinnovo, il potenziamento dei controlli sull’attività estrattiva e il miglioramento della gestione ambientale delle cave riducendo, tra l’altro, l’inquinamento di marmettola, ossia il fango in parte disidratato prodotto dall’attività di estrazione, sia nelle acque superficiali che in quelle sotterranee.
“Soddisfatto” della risposta si è dichiarato il consigliere Tommaso Fattori. “Siamo molto contenti che questo progetto, su cui siamo sempre stati convinti, vada avanti”.
