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Il caso Unicoop Tirreno arriva in Parlamento con un'interrogazione di Sinistra Italiana

foto di archivio

Come e quando intende attivarsi il governo al fine di scongiurare gli esuberi previsti dal piano di Unicoop Tirreno che coinvolge circa 600 lavoratori fra Toscana e Lazio? Il governo intende convocare immediatamente un tavolo tra Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Ministero dello sviluppo economico, l'Unicoop Tirreno e le organizzazioni sindacali dei lavoratori?

Sono questi gli interrogativi che i senatori di Sinistra Italiana hanno posto in Parlamento al governo sulla crisi della coop di consumo Unicoop Tirreno di Vignale Riotorto (Piombino), con un interrogazione ai ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali.  Piombino peraltro sta vivendo la situazione drammatica del comparto siderurgico con l'azienda algerina del magnate Rebrab che non sta rispettando gli accordi presi con l'Italia al momento dell'acquisizione delle acciaierie ex Lucchini ed ex Severstal.

L' nterrogazione ha come prima firmataria la senatrice toscana Alessia Petraglia, seguita dalla capogruppo Loredana De Petris, dai senatori Barozzino, Cervellini e De Cristofaro.

Unicoop Tirreno - proseguono i senatori della sinistra - fondata a Piombino (Livorno) nel 1945 con il nome "La Proletaria", e' una delle grandi cooperative di consumatori del sistema Coop; e conta oltre 1 milione di soci, un centinaio di punti vendita e circa 4.500 dipendenti tra Toscana, Lazio, Campania e Umbria.

Nel corso degli ultimi anni, Unicoop Tirreno e' entrata in sofferenza economica, a causa di ripetute perdite di esercizio, che hanno superato complessivamente i 100 milioni di euro, dovute, oltre alla crisi delle vendite, anche ad una errata politica gestionale, con gravi responsabilita' gestionali, ed a scelte sbagliate di acquisizione di nuovi mercati; la Banca d'Italia ha inoltre attenzionato la cooperativa della costa toscana dopo l'entrata in vigore della prescrizione che, a tutela dei risparmiatori, impone di non far scendere il patrimonio aziendale sotto un terzo rispetto al prestito sociale. tale "prestito patrimoniale" dovrebbe rientrare alle cooperative che lo hanno sottoscritto con la realizzazione del piano industriale 2016-2019 di Unicoop Tirreno, che punta a ristrutturare l'azienda, tagliando costi di gestione, snellendo la rete di vendita composta da 109 negozi e replicando la formula del franchising già sperimentata con 21 affiliati.

Nelle settimane scorse  - ricordano i senatori della sinistra - la cooperativa  ha presentato ai sindacati il proprio piano di ristrutturazione che, riferisce una nota della Filcams-Cgil Toscana, prevede 481 esuberi full-time equivalenti, ossia oltre 600 addetti stante il part-time in Unicoop Tirreno intorno al 50 per cento e l'annullamento del contratto aziendale integrativo; bisogna poi aggiungere gli inevitabili contraccolpi per l'indotto, in particolare nei settori delle pulizie e dei trasporti. 

oltre l'80 per cento degli esuberi è previsto nelle province toscane di Grosseto e Livorno ed in particolare nella sede di Vignale Riotorto, dove si prevedono 160 licenziamenti. Altri 95 esuberi sono previsti tra i negozi che resteranno aperti, mentre oltre 200 riguarderanno i punti vendita che saranno chiusi o che saranno venduti.

IL TESTO INTEGRALE DELL'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

PETRAGLIA, DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

Unicoop Tirreno, fondata a Piombino (Livorno) nel 1945 con il nome "La Proletaria", è una delle grandi cooperative di consumatori del sistema Coop;

Unicoop Tirreno conta oltre un milione di soci, un centinaio di punti vendita e circa 4.500 dipendenti tra Toscana, Lazio, Campania e Umbria;

nel corso degli ultimi anni, Unicoop Tirreno è entrata in sofferenza economica, a causa di ripetute perdite di esercizio, che hanno superato complessivamente i 100 milioni di euro, dovute, oltre alla crisi delle vendite, anche ad una errata politica gestionale, con gravi responsabilità gestionali, ed a scelte sbagliate di acquisizione di nuovi mercati; la Banca d'Italia ha inoltre attenzionato la cooperativa della costa toscana dopo l'entrata in vigore della prescrizione che, a tutela dei risparmiatori, impone di non far scendere il patrimonio aziendale sotto un terzo rispetto al prestito sociale;

a causa della situazione economica patrimoniale di Unicoop Tirreno, le cooperative "sorelle" del sistema nazionale Coop hanno sottoscritto quote di strumenti finanziari partecipativi per 170 milioni di euro;

tale "prestito patrimoniale" dovrebbe rientrare alle cooperative che lo hanno sottoscritto con la realizzazione del piano industriale 2016-2019 di Unicoop Tirreno, che punta a ristrutturare l'azienda, tagliando costi di gestione, snellendo la rete di vendita composta da 109 negozi e replicando la formula del franchising già sperimentata con 21 affiliati;

considerato che:

nelle settimane scorse la cooperativa con sede a Vignale Riotorto (Livorno) ha presentato ai sindacati il proprio piano di ristrutturazione che, riferisce una nota della Filcams-Cgil Toscana, prevede 481 esuberi full-time equivalenti, ossia oltre 600 addetti stante il part-time in Unicoop Tirreno intorno al 50 per cento e l'annullamento del contratto aziendale integrativo;

a questi numeri bisogna da aggiungere gli inevitabili contraccolpi per l'indotto, in particolare nei settori delle pulizie e dei trasporti;

oltre l'80 per cento degli esuberi è previsto nelle province toscane di Grosseto e Livorno ed in particolare nella sede di Vignale Riotorto, dove si prevedono 160 licenziamenti. Altri 95 esuberi sono previsti tra i negozi che resteranno aperti, mentre oltre 200 riguarderanno i punti vendita che saranno chiusi o che saranno venduti;

visto che:

il piano di risanamento di Unicoop Tirreno è stato valutato negativamente dai lavoratori e dalle rappresentanze sindacali, che si sono riuniti in varie assemblee territoriali ed hanno indetto una forte mobilitazione, che scaturirà in uno sciopero previsto per il 3 febbraio 2017;

tale piano, oltre a non dare nessuna certezza dal punto di vista del risanamento economico, a non prevedere concrete prospettive di crescita e sviluppo, risulta del tutto inaccettabile dal punto di vista sociale per l'enorme numero di esuberi previsti;

considerato inoltre che:

la crisi di Unicoop si colloca in un contesto socio-economico, quello della provincia di Grosseto e di Livorno, già particolarmente in difficoltà ed afflitto da una crisi economico-occupazionale che perdura da anni;

sarebbe totalmente insostenibile per il territorio subire una perdita di posti di lavoro delle proporzioni previste dal piano di Unicoop Tirreno,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto descritto;

come e quando intendano attivarsi al fine di scongiurare gli esuberi previsti dal piano di Unicoop Tirreno;

se non ritengano opportuno convocare immediatamente un tavolo tra Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Ministero dello sviluppo economico, Unicoop Tirreno e sindacati.

Sinistra Italiana - Ufficio Stampa

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