Abbiamo appreso della morte di Nadia Pulvirenti, una Terapista della Riabilitazione Psichiatrica di 25 anni, pugnalata a morte da un paziente ricoverato nella struttura in cui lavorava la collega.
Ci tornano purtroppo alla mente altri casi:
Adeline M. Educatrice, uccisa mentre accompagnava da sola un paziente già condannato per reati violenti, in Svizzera nel 2013. Ateo Cordelli Educatore, morto nelle stesse circostanze di Nadia, a Imola nel 2000; ancora, nel Comune di Rosignano Marittimo nel 2014 un tentativo di strangolamento che, per fortuna, non ha avuto esiti letali e che ha visto come vittima un’altra collega. Ci viene in mente il caso della Dr.ssa Paola Labriola, uccisa a Bari da un paziente mentre faceva la guardia medica.
Prima di tutto il cordoglio e la solidarietà per questa ultima tragedia, non dobbiamo però fermarci a questo, non si può affrontare la questione con un rimando all’imponderabilità della mente umana, né criminalizzare persone e patologie, né proporre indennità di rischio, perché il rischio va eliminato, non remunerato, qualsiasi cifra non può risarcire la perdita di una vita umana, di una ferita, di una patologia.
I tagli alla spesa sanitaria, la riduzione del personale, la concentrazione dei pazienti in poche strutture, la riduzione dei tempi di lavoro da dedicare ai singoli pazienti e ai gruppi, l’ inadeguatezza delle strutture, i tagli alla formazione, la presenza di un solo operatore in turno anche notturno o durante le visite domiciliari, l’assenza di riferimenti normativi e procedurali, i turni massacranti rappresentano alti fattori di rischio.
NON E’ LA FOLLIA CHE UCCIDE. LA RESPONSABILITA’ DEI FATTI LUTTUOSI, DELLE AGGRESSIONI E DEI TANTI INCIDENTI CHE ACCADONO OGNI GIORNO E’ DA RICERCARE NEI MANCATI INVESTIMENTI E NEI TAGLI ALLA SPESA SANITARIA CHE PEGGIORANO LA QUALITA’ DEL LAVORO E DELL’ASSISTENZA E FANNO AUMENTARE L’ESPOSIZIONE AI RISCHI.
Aumentano anche gli agiti violenti fra pazienti o fra questi e i familiari, a Terricciola, a Empoli, a Pistoia.
Ad essere vittima di tutto questo non sono solo le lavoratrici e i lavoratori, lo sono i pazienti, i loro familiari, la comunità tutta.
In queste mancanze gravi vanno ricercate le cause di questi fatti, come di tutti quelli che stanno accadendo sempre più spesso, non ultimo le vittime dell’elisoccorso del 118.
LA SOLIDARIETA’ E IL CORDOGLIO SUONANO A VUOTO SE NON SEGUONO AZIONI CONCRETE.
Fonte: Firenze Funzione Pubblica
