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Il senatore Renato Schifani a Firenze per dire 'No' al Referendum

Per ribadire il loro No al Referendum di dicembre il Senatore Renato Schifani e il coordinatore provinciale Paolo Giovanniniil insieme al consigliere comunale di Forza Italia Mario Razzanelli si sono dati appuntamento a Firenze oggi in Piazza Signoria.

Così Renato Schifani sintetizza le ragioni del partito contro la riforma costituzionale voluta dal Presidente del Consiglio: “E’ antidemocratica e confusionaria”.

“Da un lato – spiega l'ex Presidente del Senato – si produce un accentramento del potere in capo all’ esecutivo e si depotenzia il Parlamento; dall’altro a dispetto dei titoli non ci si guadagna certo in semplificazione, tutt’altro. E’ una riforma confusa nei passaggi decisivi. E la confusione genera sempre complicazione. Ad esempio non si chiarisce cosa succede in caso di disaccordo tra Camera e nuovo Senato. Il Senato avrà il compito di recepire le direttive europee, quindi sarà chiamato a decidere su temi sensibili come l’immigrazione, alimentazione e sicurezza. Temi delicati sui quali si rischia la paralisi con l’Europa in quanto potranno determinarsi in Senato maggioranze variabili e anomalie diverse dall’indirizzo di Governo che non può porre la questione di fiducia su quel ramo di Parlamento. Se entrasse in vigore questa riforma abbinata all’Italicum chi vince potrà fare a meno del dibattito parlamentare: per la democrazia un pericolo non indifferente. Una pessima riforma- conclude Schifani- che invano il Premier tenta di camuffare con affermazioni roboanti che tradiscono solo la paura di una netta sconfitta".

Sul futuro del centrodestra Schifani chiarisce: “La storia ci insegna che se si ha l’ambizione di guidare il Paese, l’unica strada è l’unità del centrodestra. Divisi si perde. Ma occorre anche depurare il linguaggio dagli estremismi di piazza che in una proposta politica di responsabilità sono deleteri e inapplicabili”.

“Non riduce la spesa e aumenta la burocrazia” così il coordinatore provinciale di Forza Italia Paolo Giovannini che motiva: “un risparmio di democrazia non è mai un risparmio: eliminare lo stipendio dei senatori non taglia necessariamente i costi. Le trasferte e la diaria di sindaci e consiglieri regionali andranno in qualche modo rimborsate. Non si può ragionevolmente ipotizzare una camera composta da deputati regolarmente retribuiti con tanto di benefit e un’altra che si autofinanzia. Per non parlare dei costi indiretti del personale che dovrà sostituire il sindaco in sua assenza. Una vera riforma sarebbe stata l’abolizione delle Regioni a Statuto Speciale”.

Per Mario Razzanelli: “Una costituzione deve essere il più possibile condivisa e nelle sue regole ci si deve riconoscere il popolo italiano. Non può essere approvata a colpi di maggioranza, ma deve essere il risultato di un lavoro comune. Non vedo poi- prosegue Razzanelli- come si possa immaginare che sindaci dei capoluoghi di Regione possano svolgere tre ruoli contemporaneamente e immaginare che lo facciano bene. Meglio sarebbe stato abolire del tutto il Senato oppure ridurre il numero sia dei deputati che dei senatori piuttosto che un compromesso che assomiglia molto alla finta riforma delle Province di cui ogni giorno di più si vedono gli effetti e le storture”.

Fonte: Ufficio Stampa

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