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Questione rifiuti, interviene il Movimento Cinque Stelle

"L'inchiesta sulle cartelle taroccate della Tari è partita da una ricerca effettuata dai ragazzi del Meet up storico. Quest'estate infatti era emerso, sui principali quotidiani, che Pisa è fra le città più tartassate dalle imposte locali e in particolare quella sui rifiuti.

Ritenendo indecorosa la bugia dell'aumento dovuto all'inizio del porta a porta, anche perché sono circa tre anni che il Comune si giustifica dietro a questa frase, abbiamo richiesto a Sepi i ruoli di tutte le utenze domestiche e non domestiche.

Facendo un passo indietro occorre spiegare che fine anno il consiglio comunale approva le tariffe da imporre ai vari tipi di esercenti ed infatti con la delibera 55  del 30 dicembre scorso è possibile sapere quanto pagherà ciascuna categoria, perché si capisce che un negozio di vestiti non conferirà come un ristorante.

Nella tabella mercelogica approvata a fine anno si parla espressamente di attribuzioni 'indispensabili ad assicurare la copertura integrale dei costi del servizio', dicitura a nostro avviso importante, poiché non sarebbe logico ripartire il mancato importo sulle altre attività e sopratutto le leggi parlano chiaro, occorre seguire il principio di chi inquina paga.

Da circa due mesi abbiamo iniziato a controllare il territorio seguendo le indicazioni della Sepi abbiamo scoperto illustri ristoranti classificati come mense , ma anche ristoranti che pagano come alimentari, ossia al posto dei 27,42 euro al metro quadro imposti al ristorante  si chiedono 19,87 euro a metro quadro dei bar.

Delle oltre 16 mila utenze a una cernita grossolana moltissime sono le attività disallineate con la tabella merceologica. Se per alcune si può parlare di liberalizzazione delle licenze, per cui un alimentari arriva, alla somministrazione degli alcolici e alla confezione di pasti come un ristorante , per altre attività sembrerebbe  voluto questo disallineamento. In particolare abbiamo atto attenzione alle attività nuove, per cui non si può parlare di svista o di trasformazione delle attività.

Il caso Ikea è sicuramente il più clamoroso, classificato come Esposizione/autosalone  paga 1,85961 euro al metro quadro contro i 7,22343 degli Ipermercati di generi vari, eludendo una somma considerevole se si moltiplica per la superficie, ricordiamo che al suo interno,( escluso il ristorante che paga secondo la sua classificazione), il supermercato vende diversi generi al dettaglio.

Quello che riteniamo deplorevole però è ancora una volta il mancato controllo che questa amministrazione non esercita sul territorio, al punto che sembra esserne compiacente, ma ampliando il ragionamento appare una grave mancanza di prospettiva politica quella di imporre gabelle alte alle piccole botteghe di quartiere, infatti mentre al macellaio, alla pescheria, al negozio di frutta e verdura o al fioraio si impone una tariffa di oltre 32 euro al metro quadro, la stessa imposta non la subisce la medesima categoria dentro al supermercato, che di contro paga i 7,22 euro. Riteniamo grave che si applichi un salasso alla piccola rete di botteghe di quartiere, esercenti  che tengono in piedi una rete sociale che spesso aiutano a mantenere una identità nella città stessa, promuovendo prodotti tipici o specificità di zona

Però a nostro avviso la mancanza più clamorosa risulta essere quella delle mense, mancano all'appello tre illustri complessi quali la mensa della Normale di via dei Consoli del Mare, quella universitaria di Via Betti e quella del Sant'Anna in piazza Santa Caterina, ci auguriamo che non sia l'ennesimo favore che questa città fa all'Università alla quale ha già esentato il suolo pubblico come ben si può notare".

Fonte: Ufficio Stampa

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