"A Trieste il Sindaco di destra, Roberto Dipiazza, forte della compagine politica che lo sorregge (Lega Nord, FI, Fratelli d’Italia), venerdì scorso ha personalmente tolto dal palazzo comunale lo striscione giallo che chiede “Verità per Giulio Regeni”, simbolo della campagna di Amnesty International lanciata a difesa dei diritti umani e contro la tortura. La Presidente della Regione Friuli, Debora Serracchiani, ha rimediato facendo esporre il medesimo striscione nel palazzo sede della Giunta Regionale, sempre a Trieste nella stessa Piazza dell’Unità d’Italia.
Ad Arezzo, dopo che il Consiglio Comunale, grazie al consigliere Francesco Romizi, nei mesi scorsi ha approvato all’unanimità la mozione di Amnesty International per chiedere al Governo di non abbassare la guardia sul caso del giovane ricercatore italiano sequestrato, barbaramente torturato e ucciso otto mesi e mezzo fa al Cairo, nulla è più successo: lo striscione non è stato apposto a Palazzo Cavallo.
Esporre lo striscione nelle sedi istituzionali, come chiede Amnesty International, non è né una moda, né una questione di destra o di sinistra, ma è il termometro del livello di civiltà di una comunità sulla questione del rispetto dei diritti umani nel mondo e nel nostro Paese, dove ancora il reato di tortura non è stato introdotto nel codice penale, nonostante la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984, ratificata dall’Italia nel 1988, preveda che ogni stato si adoperi per perseguire penalmente quegli atti di tortura delineati all’art. 1 della Convenzione stessa.
Come Sinistra Italiana, chiediamo al Presidente della Provincia di Arezzo, Roberto Vasai, di seguire l’esempio della Presidente Serracchiani, provvedendo a esporre nel Palazzo della Provincia, lo striscione di Amnesty International, dando testimonianza del grado di civiltà degli aretini sul tema dei diritti umani e di solidarietà ai genitori di Giulio Regeni, grado di civiltà che la Giunta Comunale e la sua maggioranza non sono in grado di esprimere e rappresentare poiché si sono dimenticati in un cassetto la mozione di Amesty International sui diritti umani e contro la tortura già approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale".
Sel - Federazione di Arezzo
