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Centro via Garibaldi, Auletta: "Dopo 3 anni non esiste neanche il progetto di ristrutturazione"

Ciccio Auletta in una conferenza stampa

A tre  anni dalla chiusura il Centro di prima accoglienza di via Garibaldi non solo resta chiuso e va progressivamente deteriorandosi, ma – cosa ancor più grave – ad oggi non esiste neppure il progetto di ristrutturazione dell’immobile per poi procedere al bando di gara per i lavori. E l’amministrazione non sa neanche a chi farà redigere il progetto, data la cronaca carenza di personale negli uffici.

E’ questa la vergognosa e inqualificabile realtà che è emersa dalla risposta data negli scorsi giorni in Consiglio comunale dalla amministrazione alla nostra ennesima interpellanza su questo vero e proprio scandalo, che risulta tanto più odioso e intollerabile vista la crisi sociale sempre più pesante che colpisce la nostra città.  A fronte, infatti, di una emergenza sociale sempre più evidente, e di una Giunta e una maggioranza che non hanno messo in questi anni neppure un metro quadrato a disposizione dell’accoglienza dei profughi, si chiude e si lascia marcire l’unico spazio comunale deputato ad hoc per questi scopi.

Ciò che non è tollerabile è anche il sistematico atteggiamento omissivo con cui la giunta ha gestito questa vicenda: dalla questione della mancanza delle risorse per fare i lavori fino al problema della definizione del soggetto che doveva realizzare il progetto.  Il 14 novembre del 2013 l’assessora Capuzzi dichiarava: “La fine dei lavori e la riapertura è prevista nel 2015”, e ancora il 29 gennaio del 2015 la stessa assessora dichiarava: “Il bando di gara nel giro di due mesi dovrebbe essere pubblicato”. La realtà, invece, è tutt'altra.

A questo si aggiunge che ad oggi nulla si sa del bando per la gestione di questo spazio. Un dato non da poco visto che in base al piano economico finanziario che è stato redatto il soggetto gestore dovrebbe compartecipare alle spese di sistemazione della struttura per una cifra pari a 100 mila euro sui 530 mila previsti. Ma anche su questo fronte si tace, perché in realtà è tutto fermo.

Il rischio è che per chissà quanti anni ancora questa struttura resterà chiusa, mentre i costi per la sua ristrutturazione cresceranno ulteriormente a dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che l’amministrazione Filippeschi mette all’ultimo posto della sua agenda i bisogni sociali dei più deboli e lascia deperire colpevolmente il suo patrimonio edilizio.

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