All’inizio e il colore. E, infatti, il colore il protagonista delle opere di Marta Petrucci. Certo non solo il colore ma anche altri aspetti linguistici concorrono alla definizione delle opere dell’artista vicentina. L’insieme degli elementi espressivi ci introduce a una dinamica interpretazione che guarda alla pittura in questo ultimo quarto di secolo.
Poiche il colore e la risultante di un diretto dialogo tra la superficie e lo spazio non si puo che indirizzare la nostra indagine verso i rapporti che intercorrono tra colore-luce o tra colore-materia. Questa sequenza ha contraddistinto il lungo percorso creativo dell’artista vicentina. Un percorso che nelle recenti produzioni sta subendo un cambio di tendenza, di impostazione espressiva e di composizione formale.
Queste ultime opere, infatti, si possono considerare come la risultanza - apparentemente ben marcata e formalmente diversificata - di un’esperienza all’interno della quale l’aspetto emotivo e sentimentale, che ha caratterizzato fino a poco tempo fa la sua produzione, si e ben combinato con un processo razionale di sperimentazione del colore e dei linguaggi della pittura ad esso complementari.
Per questo sarebbe riduttivo se indirizzassimo la nostra lettura verso un’interpretazione che va privilegiando la concettualizzazione del monocromo, come sarebbe ingiusto se tralasciassimo ogni considerazione sull’aspetto percettivo (cui l’ar- tista non e insensibile data la sua formazione in Storia dell’arte).
Petrucci non intende affatto ragionare sul monocromo come una riproposizione concettuale del grado zero della pittura; anzi le sue recenti opere segnano un deciso disinteresse per ogni operazione di tipo analitico, sebbene nel contempo mantenga anche un certo distacco da interpretazioni di tipo emozionale.
L’esperienza passata puo essere intesa come una colta riflessione che inizia osservando le opere di alcuni artisti delle avanguardie storiche, come quelle dei futuristi Romolo Romani e Giacomo Balla; le cui esperienze cromatico-formali indagavano sugli effetti della luce, evocando sensazioni percettive scandite dallo spettro della luce stessa e dal loro immediato rapporto con il colore.
Di questi ne approfondisce il rapporto tra le linee de- marcatrici delle forme e gli spazi cromatici. La sinuosita e il ritmo delle linee, le variazioni coloristiche e i loro accostamenti, il degradamento della materia pittorica fino al bianco (somma dei colori), le ha permesso da un lato di esaurire un personale dialogo dialettico tra forma e colore, dall’altro di verificare, sia nella fase compositiva che in quella percettiva, le trasformazioni delle variegate tonalita cromatiche. Le passate esperienze hanno scandito le infinite possibilita del colore, come quelle piu in generale del linguaggio della pittura.
Petrucci, infatti, intende la pittura come espressione immediata di un fare materialmente pittura e come strumento concreto per dare un’identita autonoma alla luce, poiche nei suoi monocromi o nelle campiture nere o bianche, nulla e dato per scontato, nulla puo essere inteso per definitivo. Tutto viene elaborato in quel grande palcoscenico dell’apparire e della mutabilita, dove tutto si concentra nell’immediato rapporto con le intermittenze dello spazio.
E questo lo si evince non solo nella continuita espressiva (per questo non ritengo ci sia stata una netta rottura espressiva con il passato, ma di una graduale riduzione degli elementi linguistici e di un conseguente approfondimento di quelli essenziali come la superficie e il colore), ma anche nello scandagliare le possibilita della pittura (non a caso molte delle sue opere sono intitolate Composizioni, cui fa seguito un numero progressivo).
Ecco perche nelle opere di Petrucci nulla puo essere dato come definitivo ne come esaustivo. Tutto segue la mutevolezza del divenire. Le opere monocromatiche possono essere intese come un “esercizio pittorico” non caratterizzato dalla variabilita di un atto immediato ne da un’esecuzione temporale che, come tale, appartiene alla sfera emozionale.
Con la certezza che la pittura non ha alcun limite, l’artista restringe il suo campo di indagine in quel mai definito rapporto tra forma, colore, materia e spazio. Senza con questo intendere la pittura come puro linguaggio espressivo, ne di attingere a riflessioni di tipo concettuale sulle caratteristiche dei colori, o ancora scandagliare la memoria alla ricerca di emozioni passate o riferimenti storici.
C’e pero la consapevolezza, nell’artista, che ogni opera e un’apparente pausa che alimenta l’evoluzione del proprio lavoro, in attesa di un dialogo da venire con altri elementi espressivi. In queste recenti opere non si puo non evidenziare l’importante ruolo assunto dallo spazio.
Le nuove forme proposteci da Petrucci aprono a un rapporto dialettico tra le caratteristiche percettive del colore e il luogo del loro mostrarsi. Cosi nella combinazione di forma-spazio-colore emerge un nuovo soggetto: la luce.
E gli effetti del suo formarsi sorpassano considerazioni puramente razionalistiche o aleatorie specificazioni sui colori, o ancora teorie sulle forme (troppo care agli strutturalisti). Oltre agli aspetti di tipo termico sostenuto dall’alternanza di colori freddi o caldi, o di lucentezza tra quelli vivaci o smorti, e evidente la convinzione che a prevalere sia essenzialmente l’aspetto fenomenologico dell’opera nel suo mostrarsi.
Questo ci induce a considerare l’evoluzione linguistica del processo creativo come il frutto dell’emotivita e della passionalita, sostenuta dalla consapevolezza che alla fine si viene materialmente finalizzando un “luogo della pittura”. Tema ultimo della ricerca di Petrucci. Rosso, blu, bianco, nero, rosa, verde, sono i colori che si amalgamano nell’ambiente e che si propongono come lame incontrollate di luce, dove l’emozione segue inconsciamente quel gioco dialettico tra i diversi riflessi coloristici.
Un ensemble di sensazioni che avvolgono e coinvolgono lo spettatore inserendolo nel mondo incerto del colore- materia- spazio-luce. L’artista viene offrendo, assieme alle nuove superfici, alternanze cromatiche dove chiaro e scuro, caldo e freddo si alternano lasciando allo spettatore il compito di entrare nella realta dell’opera, di avvicinarsi ai cromatismi instabili e alle improvvise alterazioni cromatiche.
Lo spazio vive cosi in uno stato di disequilibrio ulteriormente sottolineato da elementi materici che contraddicono la certezza delle forme, che negano la pura bidimensionalita delle superfici. L’incertezza percettiva viene dunque amplificata dall’irregolarita delle tele, dalla loro diversa disposizione e dal loro variegato mostrarsi. Tutto questo in un equilibrio instabile e, come tale, mutevole, che amplifica ulteriormente l’aspetto fenomenologico della pittura.
Fonte: Ufficio Stampa
