È iniziata con il cordoglio per i drammatici episodi di Grosseto e Lucca la visita della commissione regionale Sanità, presieduta da Stefano Scaramelli alla casa di reclusione “Pasquale De Santis” di Porto Azzurro. Con il presidente erano presenti i commissari Enrico Sostegni e Nicola Ciolini a cui si è unito anche Gianni Anselmi, presidente della commissione Sviluppo economico del Consiglio regionale.
"Con questa visita è partita la verifica delle condizioni di vita dei reclusi nelle strutture penitenziarie toscane", ha spiegato Scaramelli. “L’invito a partecipare a queste visite, esteso a tutti i commissari, è volto a constatare in prima persona lo stato di salute, le condizioni sanitarie, i processi rieducativi e i percorsi formativi intrapresi o meno nelle carceri toscane per migliorare la qualità della vita di queste persone e mettere tutti i rappresentanti dei cittadini nelle condizioni di avere le stesse possibilità di conoscere e analizzare la situazione carceraria".
"La rieducazione dei condannati – ha proseguito Scaramelli – deve essere l’obiettivo, e l’ossessione, di una regione come la nostra, la Toscana, baluardo nel mondo e nella storia dei diritti civili e umani".
Nella casa di reclusione di Porto Azzurro, i consiglieri regionali hanno visitato la struttura e analizzato caratteristiche e criticità con il direttore Francesco D’Anselmo, il dirigente sanitario Giovanni Martini e il Garante dei detenuti Nuccio Mariotti. La casa di reclusione attualmente conta 233 detenuti (dato al 31 agosto 2016), su una capienza di 300 persone, con un'età media di 45 anni. A spiegare come vivono i detenuti al carcere di Porto Azzurro è D’Anselmo: "Il primo e il secondo reparto sono aperti. Ogni detenuto di questi reparti vive in un carcere aperto, cioè può lavorare.
Il terzo reparto è di osservazione, ovvero in una situazione atta alla valutazione della capacità di ogni soggetto di integrarsi e convivere con gli altri. Ogni detenuto del primo e secondo reparto – continua D’Anselmo – per il pernottamento ha una cella propria di nove metri quadri con doccia interna. Non la totalità delle celle ha questa dotazione, ecco perché parte dei 4 milioni di euro stanziati dal Ministero saranno destinati anche all’adeguamento delle aree di pernottamento".
Una situazione, quella del carcere di Porto Azzurro in cui non sussistono particolari criticità e nella quale, mentre altrove in Toscana si registrano gli ultimi tragici episodi di questi giorni, l’ultimo suicidio risale al 2001. Sul fronte sanitario si contano 21 operatori, tra medici e infermieri, attivi alla casa di reclusione di Porto Azzurro, consulenza psicologica per 60 ore e psichiatrica per 3 giorni a settimana.
Sull’aspetto sociale è intervenuto Nuccio Mariotti, Garante dei detenuti di Porto Azzurro. Mariotti ha chiesto di “sostenere questo carcere perché qui ci sono molte possibilità di realizzare azioni volte alla formazione e al lavoro".
Dell'importanza di formazione e lavoro ha parlato anche il presidente Gianni Anselmi: "La condizione carceraria improntata al reinserimento nella società, si realizza attraverso azioni di promozione della formazione professionale e con la pratica, durante la detenzione, di esperienze lavorative.
L’obiettivo è la rieducazione dei carcerati. In questo senso è molto interessante, e da valorizzare, il progetto di lavoro che alcuni detenuti di Porto Azzurro portano avanti sull’isola di Pianosa. Vi rientrano i corsi di formazione per la pratica agraria, che fa eco al progetto che a breve potrebbe essere realizzato sulla formazione per potatori e per i lavori in vigna".
Fonte: Consiglio Regionale
