
Prende concretamente il via il percorso di dismissione del carcere femminile di Pozzale. Oggi, sabato 30 luglio, è iniziato il trasferimento delle internate che si concluderà nella giornata di lunedì. La metà sarà trasferita a Sollicciano, mentre quattro persone andranno in Umbria, a Perugia.
La direzione del carcere precisa che "le detenute sono state assistite nei giorni scorsi da medici ed educatori in modo da ridurre l'impatto del cambiamento e che la scelta sulla nuova destinazione è stata decisa tenendo conto delle loro esigenze personali ed educative", cosi Graziano Pujia, direttore del carcere. Inoltre sarebbe stata garantita la continuità del percorso formativo in atto anche nella nuova struttura.
Intanto, però, nella giornata di ieri, ci sarebbero stati dei disordini e le detenute avrebbero inscenato alcune forme di protesta pacifica. Sembra che siano state anche inviate delle lettere a Papa Francesco e alla Corte Europea.
I prossimi passi. Ma il percorso di dismissione, che potremmo definire quantomeno 'accelerato', andrà avanti, anche perché su tutto il processo pesa il commissariamento della Regione per la vicenda della mancata chiusura dell'Opg di Montelupo Fiorentino. Insomma bisogna fare in fretta e appare chiara quale sia l'urgenza per la Regione, il Ministero e il Commissario unico.
Il secondo step, quindi, prevede il trasferimento del personale che, garantito il piano ferie, dovrebbe concludersi entro la fine di settembre. Ma i sindacati, dopo la riunione di ieri, sembrano essere sul piede di guerra e non è escluso quindi che i tempi si allunghino. Il Direttore Pujia conferma che il carattere dell'incontro era 'informativo' e che non gli era stata data nessuna delega di negoziazione con i lavoratori: la discussione sembra per il momento ad un punto morto.
L'ultimo step sarà la creazione di un 'ufficio stralcio' che dovrà procedere alla dismissione della struttura e poi gli adeguamenti necessari alla neonata Rems. Tutto passa anche per un complicato iter burocratico che prevede prima il trasferimento al Demanio, poi all'Asl.
A gestire tutto il processo fino alla definitiva trasformazione in Rems sarà il direttore Pujia che dovrà anche tentare di conservare il lavoro fatto: se i tempi si allungassero troppo, infatti, c'è il rischio che nessuno possa prendersi cura dei campi e degli animali distruggendo tutti i progetti avviati nel corso degli anni.
L'efficienza costa. Quando parliamo di spesa pubblica il confine tra efficienza e spreco è una sottile linea tracciata dalla mano di qualche funzionario del Governo: di scelta politica si tratta. Così si può arrivare al paradosso che una struttura 'funzioni troppo bene' e diventi uno spreco.
Sembra essere questo il caso del carcere di Pozzale, una realtà riconosciuta come un fiore all'occhiello in tutta Italia e nella quale, per fare un esempio, il tasso di recidività è tra i più bassi. Tanti i percorsi e le attività svolte all'interno che hanno permesso negli anni di creare una struttura all'avanguardia. Ma dietro ci sono le spese e la sostenibilità del progetto.
Queste le parole del Direttore Pujia: "Nella struttura - spiega Pujia - avevo un rapporto detenute/personale di 1 a 2. Il carcere di Pozzale è il migliore in cui ho lavorato, ma serviva un modello organizzativo che fosse economicamente sostenibile. Ho tentato di imporre modelli organizzativi diversi e forme di razionalizzazione, ma forse erano misure che avrebbero suscitato troppi malumori. È un dispiacere che una struttura come questa debba chiudere, non era nelle mie intenzioni, ma non posso rimproverarmi niente"
Sulla base di queste considerazioni possiamo comprendere come sia stato possibile che una struttura due anni prima considerata "non adatta" per una Rems, sia improvvisamente stata scelta come unica soluzione ad essa, in modo peraltro frettoloso e arbitrario: era forse più facile giustificare la chiusura del carcere su base dell'urgenza del commissariamento che attuare un taglio di personale?
Giovanni Mennillo
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