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Al via il Consiglio regionale: dibattiti su Forteto, Tav, inceneritori e fusione di comuni

Il consiglio regionale

È una informativa della Giunta toscana, svolta in aula dall'assessore alle attività produttive Stefano Ciuoffo, preliminare a una legge per il nuovo codice del commercio, ad aprire i lavori del Consiglio regionale, in programma oggi e domani. In discussione anche una comunicazione della Giunta toscana sul passante Av di Firenze e la stazione Foster, la relazione finale della commissione di inchiesta sulle responsabilità politiche e istituzionali nella vicenda de Il Forteto, una proposta legge sull''assistenza per gli obbligazionisti toscani danneggiati dalle crisi bancarie e un provvedimento normativo dedicato alle città murate.

All'ordine del giorno anche una serie di proposte legge e delibere in materia di rifiuti per l'applicazione del tributo speciale per il deposito in discarica e in impianti di incenerimento; in materia di semplificazione amministrativa per il sostegno di attività economiche, di procedure; sui requisiti autorizzativi per l''accreditamento delle strutture sanitarie, e per l''adozione della variante al piano per il Parco nazionale dell''Arcipelago toscano.

E ancora, disposizioni in materia di impianti geotermici, di espropriazioni per pubblica utilità, la formulazione del quesito referendario per la fusione dei comuni di Montalcino e San Giovanni d'Asso, e una modifica alla normativa sul personale dei gruppi politici del Consiglio regionale. Tra i temi delle interrogazioni, ''l''attuale situazione della Banca Monte dei Paschi, con particolare riferimento alla richiesta di smaltire dieci miliardi di euro di crediti deteriorati pervenuta recentissimamente dalla Bce''. Numerose le mozioni iscritte all'ordine del giorno.

Il minuto di silenzio

Un minuto di silenzio in Consiglio regionale della Toscana, per le vittime dell'assalto alla chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, vicino Rouen, in Francia. Il momento di raccoglimento è stato richiesto in aula dal capogruppo Fdi Giovanni Donzelli, appresa la notizia dell'aggressione nella quale sarebbe stato ucciso un prete. Il presidente dell'Assemblea Eugenio Giani ha accolto la richiesta e ha ricordato che i temi del terrorismo e dell'immigrazione saranno oggetto di una seduta consiliare in programma la prossima settimana, su richiesta della Lega Nord insieme agli altri gruppi del centrodestra.

Nuovo codice del commercio

Al centro dell’informativa sul Documento preliminare alla proposta di legge sul “Nuovo codice del commercio”, c’è la disciplina dell'intera materia del Commercio con un riassetto complessivo delle disposizioni. Nella proposta, illustrata all’aula dall’assessore regionale alle attività produttive e al commercio, Stefano Ciuoffo, si inserisce la disciplina di fenomeni finora non normati, si attua una maggiore semplificazione amministrativa, si regolano le manifestazioni fieristico-espositive già normate in un’altra legge regionale (l. 31 gennaio 2005, n. 18, Disciplina del settore fieristico). Il Nuovo Codice, già varato dalla giunta, va a sostituire la legge regionale 28 del 2005 già oggetto di varie modifiche e di pronunce di incostituzionalità: “Il testo – ha spiegato Ciuoffo – ha necessità di essere reso coerente e di riorganizzare in maniera lineare” l’intero ampio settore. Il nuovo testo, dovrà poi essere approvato dal Consiglio regionale.

L’assessore ha confermato di aver ricevuto “Molte sollecitazioni dalle associazioni di categoria”, anche per il permanente contrasto con la grande distribuzione. Tema per il quale Ciuoffo indica la necessità di “pensare a politiche promozionali”, perché “occorre un cambio di passo”.

Tanti gli ambiti su cui interviene la proposta illustrata: dalla formazione professionale degli operatori del Commercio (già di competenza provinciale) al commercio in sede fissa; dalla vendita di stampa quotidiana e periodica (si semplifica il procedimento di apertura, ampliamento e trasferimento degli esercizi sostituendo l'autorizzazione con la SCIA) al commercio su aree pubbliche, fino alla somministrazione di alimenti e bevande (sagre, fiere e manifestazioni a carattere temporaneo). In materia di commercio in sede fissa, il Documento prevede la disciplina dei temporary store (esercizi di vicinato dove si svolge attività di vendita, anche a fini promozionali, con durata non superiore a 60 giorni consecutivi) precisando che l'esercizio anche da parte di aziende di produzione interessate alla vendita diretta e alla promozione del proprio marchio, in occasioni di fiere, manifestazioni, mercati o comunque riunioni straordinarie di persone, può avvenire per il periodo coincidente con l’evento.

Riguardo al commercio su aree pubbliche, si semplifica il procedimento di avvio dell’attività svolta su posteggio sottoponendola a SCIA ed eliminando la duplicazione del procedimento di rilascio della concessione di suolo pubblico e di autorizzazione all’esercizio dell’attività. Ai soggetti non professionisti che solo saltuariamente vendono, barattano o espongono merci di modico valore (prezzo non oltre i 250 euro), nell’ambito dei mercatini cosiddetti “dei non professionisti” (vintage, ecc.), viene richiesto solo il possesso dei requisiti di onorabilità (e quindi nessun titolo abilitativo, iscrizione al registro imprese, partita iva, rilascio dello scontrino fiscale, regolarità degli adempimenti fiscali) a patto che partecipino a un massimo di 10 eventi l’anno, ed un apposito tesserino di riconoscimento da esporre in modo ben visibile.

Con riferimento alle attività economiche su aree pubbliche (chioschi, fiorai, edicole, etc) pur non rientrando nell’ambito del commercio su aree pubbliche, vengono dettati criteri relativi alla durata delle concessioni, alla disciplina delle procedure di selezione ed alle disposizioni transitorie, oltre all’estensione a queste attività della disciplina in materia di regolarità contributiva (D.U.R.C.).

La somministrazione temporanea di alimenti o bevande nell’ambito di sagre, fiere e manifestazioni, viene legata alla loro durata e a locali o aree in cui si svolge. Un punto che Ciuoffo ha sottolineato riguarda la distribuzione di alcolici da distributori automatici, alla luce della liberalizzazione avvenuta per norma nazionale. In questo senso, ha detto, è opportuno intervenire, anche considerando le esigenze di interesse pubblico che i Comuni possono comunque far valere. Per gli home restaurant (somministrazione di alimenti e bevande all’interno di civili abitazioni), è richiesto che i locali abbiano i requisiti strutturali ed igienico-sanitari previsti per le case di civile abitazione, va presentata una SCIA al Comune e devono sussistere i requisiti di onorabilità e professionalità.

Ciuoffo ha evidenziato anche l’attenzione ai centri commerciali naturali (a favore di politiche che consentano ai centri urbani di valorizzare le attività commerciali), parlando di un “Piano attuativo dei centri urbani”.

Tra gli aspetti considerati anche quello dei distributori di carburante, per stabilire che i nuovi impianti possano non prevedere obbligatoriamente la presenza contestuale di più tipologie di carburanti.

Il dibattito in vista del Nuovo Codice

L’ampiezza degli argomenti, la diffusione degli interessi coinvolti, il Nuovo Codice del Commercio richiede “il più ampio confronto nelle sedi opportune: la seconda commissione, ma anche la prima commissione e la commissione sanità, per aspetti attinenti alla salute, come nel caso della distribuzione di alcolici”. Irene Galletti, M5S, vicepresidente della seconda commissione, è intervenuta invitando “Giunta e Consiglio a una condivisione estesa ai portatori di interesse”, un tema che il gruppo M5S ha tradotto in una proposta di risoluzione (poi respinta dall’aula), che la stessa Galletti ha illustrato. Galletti ha chiesto “la programmazione di audizioni prima di presentare il Testo unico”, in modo da permettere anche ai consiglieri di formarsi e informarsi sui temi in discussione. La risoluzione, nello specifico, impegnava presidente e Giunta regionale a definire, in accordo con le commissioni consiliari, ad un “percorso di valutazione collegiale e partecipato, che coinvolga portatori di interesse legati ai cambiamenti previsti dall’informativa della Giunta”.

Jacopo Alberti (Lega Nord), ha confermato l’accordo “per il coinvolgimento di tutte le associazioni di categoria”, e in questo senso ha rivolto un appello a Gianni Anselmi, presidente della seconda commissione. Alberti ha messo in guardia dal “voler normare tutto ciò che è illegale”. Tra gli argomenti che chiedono chiarezza e, secondo il consigliere, confronto con le categorie, le sagre – “c’è sempre qualcosa ogni fine settimana; forse va capito che cosa è per tutta la Toscana e che cosa invece riferito a una certa zona”. Dubbi anche sugli home restaurant: “È comunque concorrenza sleale ai ristoranti”. “Ciò che è illegale va combattuto”, ha detto Alberti, aggiungendo perplessità su un aspetto previsto, nello specifico, in una proposta di legge all’ordine del giorno (Pdl 96, sulla semplificazione), riguardo alla liberalizzazione dei nuovi impianti di carburante.
Giovanni Donzelli (FdI), ha avanzato alcuni suggerimenti all’assessore: “prevedere la possibilità per i Comuni di riservare aree nei centri storici ad esercizi che abbiano prodotti artigianali o tipicamente toscani, libere da monomarche e multinazionali”. Quindi, di prevedere nella grande distribuzione l’obbligo di riservare uno scaffale a prodotti a chilometro zero. Donzelli ha avanzato critiche su “zone che sono ghetti” nei nostri tessuti urbani, dove la concentrazione di esercizi commerciali stranieri fa sembrare di “non essere in Toscana”, e ha anche chiesto di regolarizzare meglio i money tranfer. Il consigliere ha infine proposto di introdurre la possibilità di sequestro della merce di venditori che hanno permessi per attività commerciali itineranti, ma anche invece stanno in postazione fissa.

Tommaso Fattori (Sì-Toscana a sinistra), ha espresso volontà di “un percorso possibilmente partecipato”. Ha poi aggiunto alcune riflessioni: “non va attenuato il sostegno affettivo alle attività commerciali diffuse”, e debbono essere assunti “accorgimenti che possano attenuare il carattere anonimo dei Centri commerciali, per esempio con merci locali”. Il consigliere si è detto d’accordo sul fatto che non si debba incoraggiare la concorrenza sleale, ma ha anche difeso la posizione dell’assessore Ciuoffo, secondo cui “non si deve colpire il tessuto del volontariato e dell’associazionismo, che spesso si finanza attraverso le sagre”. Sugli impianti di carburanti, Fattori vede “una strada pericolosa nel liberalizzare impianti che escludono combustibili ecologici”.

Andrea Quartini (M5S), approvando l’introduzione della filiera corta nei grandi centri commerciali, ha però messo in guardia dal rischio di “impoverire i territori”. Il consigliere ha chiesto di intervenire nell’ambito della vendita di bevande alcoliche, menzionata nella relazione di Ciuoffo anche con riferimento ai distributori automatici: “Occorre dare un messaggio culturale chiaro, non bisogna incoraggiare il consumo. La distribuzione ai minori è un rischio: potremmo introdurre una normativa simile a quanto già esiste per il gioco d’azzardo, prevedendo che i distributori siano lontani da zone sensibili, come le scuole”. Il presidente della seconda commissione, Gianni Anselmi (Pd), nell’esprimere la condivisione del documento preliminare al Nuovo codice del commercio, ha affermato che “questa proposta di legge intreccia il lavoro dell’urbanistica e della grande distribuzione”, sottolineando che “i tempi sono maturi per una valutazione congrua dello stato del settore”, perché “un intervento è opportuno farlo e anche una riflessione”.

Anselmi, dopo aver evidenziato l’importanza del “commercio sulle aree pubbliche”, ha criticato la proposta di risoluzione presentata dal M5s, chiedendone il ritiro dopo averla definita “pleonastica”. Ha auspicato invece la “liberalizzazione dei carburanti”, chiedendo al contempo la commercializzazione dei carburanti ecologici. E ha affermato che “sul commercio e sul turismo faremo un percorso aperto non solo con le associazioni di categoria, ma con tutti coloro che individueremo per rendere quello sul Nuovo codice un percorso non autoreferenziale”. Irene Galletti, M5s, ha annunciato il “non ritiro” della risoluzione, affermando che “con questo documento si chiede alla commissione di fare il suo lavoro istituzionale”. Leonardo Marras, Pd, ha di conseguenza annunciato il voto negativo del suo gruppo alla risoluzione presentata dal M5s, poiché “quanto chiede la risoluzione denota mancanza di fiducia verso un lavoro istituzionale che è obbligatorio fare e che sarà fatto indipendentemente dalla richiesta del M5s”. Secondo Marras, dunque, “non c’è motivo per questo ordine del giorno” e “per l’inutilità di questo atto, noi votiamo contro”. La risoluzione è stata respinta.

Ecotassa: via libera al ritocco delle aliquote

Via libera alle nuove aliquote per “disincentivare il ricorso allo smaltimento in discarica”. L’ecotassa, ossia il tributo speciale per il conferimento in discarica e verso impianti di incenerimento senza recupero energetico dei rifiuti solidi, è stata ritoccata dal Consiglio regionale che ha approvato la legge con 23 voti a favore, quelli del Pd, e 11 contrari dei gruppi di opposizione.

Dal prossimo 1 gennaio, così come ha illustrato il presidente della commissione Ambiente, Stefano Baccelli (Pd), gli incrementi si applicheranno sui rifiuti speciali non pericolosi, quelli speciali pericolosi stabili e non reattivi, gli urbani ed assimilati agli urbani e quelli derivanti dal trattamento degli urbani indifferenziati. Nello specifico, le aliquote per il deposito in discarica sono modificate e fissate in 4,33 euro a tonnellata per i rifiuti speciali inerti non pericolosi ammissibili al conferimento in discarica per i rifiuti inerti; 7,33 euro/t per i rifiuti derivanti da impianti di trattamento di urbani indifferenziati e per i rifiuti speciali non pericolosi quali quelli derivanti da estrazione di miniera o cava, da operazioni di costruzione e demolizione, da lavorazione idrometallurgica del rame; 15 euro/t per i rifiuti speciali non pericolosi diversi da quelli già indicati e per i rifiuti urbani e assimilati; 15 euro/t per i rifiuti speciali pericolosi stabili e non reattivi; 25,82 euro/t per i rifiuti pericolosi diversi da quelli già indicati. L’ammontare del tributo speciale dovuto per il deposito in discarica dei rifiuti urbani ed assimilati passa dagli attuali 18 euro a tonnellata a 25,82 euro/t; quello per i rifiuti derivanti da impianti di trattamento di urbani indifferenziati passa da 12 euro/t a 21 euro/t.

Collegato alla legge, anche un ordine del giorno, presentato dal gruppo Pd e illustrato dal capogruppo, Leonardo Marras, per impegnare la Giunta ad “utilizzare i proventi derivanti dall’applicazione delle rideterminate tariffe sulla componente di rifiuti solidi urbani ed assimilabili, per sostenere il potenziamento delle modalità di raccolta di prossimità, come il porta a porta, e per ridurre il ricorso al conferimento in discarica del rifiuto tal quale o trattato”. Il testo è stato approvato a maggioranza con i voti favorevoli di Pd e Sì-Toscana a sinistra. Astenuti Lega e Movimento 5 stelle. Secondo il parere del capogruppo, Giacomo Giannarelli, l’ordine del giorno è “illegittimo perché solo il 20 per cento può essere destinato ad azioni di riduzione del ciclo dei rifiuti”. In sede di dibattito sulla legge, sempre il capogruppo M5s Giannarelli ha motivato il voto contrario per un motivo “puramente politico: già da tempo si sarebbero dovute applicare le aliquote massime previste. Questo provvedimento è un’altra occasione persa”. “L’anno prossimo ci ritroveremo a questo medesimo punto” ha detto, auspicando un “ampio ragionamento sul nuovo Piano regionale dei rifiuti” nella commissione competente

Contraria si è dichiarata anche Elisa Montemagni, vicepresidente Lega. “Abbiamo chiesto spiegazioni per capire se si possono controllare i rincari in bolletta. Non ci è stato risposto e quindi prevediamo aumenti per i cittadini. La legge sembra un modo per far cassa e nemmeno sappiamo dove andranno queste nuove entrate. Abbiamo chiesto se era già stato individuato un capitolo specifico e la risposta negativa ci porta a credere che potrebbero essere impiegate per qualsiasi cosa o materia”, ha concluso.

“L’impostazione di fondo è anche corretta, ma sembra che la cattiva gestione sarà pagata in bolletta dai cittadini”, ha detto il capogruppo Sì-Toscana a sinistra Tommaso Fattori. “Nel testo non è affrontata la parte di premialità progressiva per promuovere le buone pratiche”, ha detto annunciando una “proposta di legge specifica”. “Restano quindi le nostre perplessità e la nostra contrarietà verso una impostazione del ciclo dei rifiuti ancorata al secolo scorso”, ha concluso.

“L’adeguamento tariffario non ci porta fuori scala rispetto al quadro nazionale”, ha detto il capogruppo Pd Marras. “Si può disquisire sulla quantità della tariffa, ma oggi ci servono strumenti che progressivamente facciano assumere comportamenti migliori da parte del sistema produttivo e domestico”.

Polizia municipale: deve essere riconosciuta la ‘causa di servizio’, mozione unanime

Con una mozione approvata all’unanimità il Consiglio regionale ha impegnato la Giunta regionale ad attivarsi, in sede di Conferenza Stato-Regioni, per il ripristino del diritto alla “causa di servizio” per gli agenti di polizia municipale e provinciale. La Giunta dovrà inoltre valutare, tramite un tavolo tecnico regionale, la fattibilità, l’efficacia e la sostenibilità di eventuali strumenti di tutela infortunistica attivabili dalla Regione. Sugli esiti di tale valutazione sarà fatta una relazione in commissione Affari istituzionali.
È stato proprio il presidente della commissione, Giacomo Bugliani (Pd) ad illustrare il testo in aula. La “causa di servizio” è l’istituto che tutela i dipendenti pubblici per le varie malattie professionali, lesioni ed infermità di cui il servizio sia stata la causa diretta, o la concausa necessaria e preponderante.

La polizia locale è l’unica categoria della Pubblica amministrazione impegnata nella sicurezza del territorio, insieme alle forze di polizia dello Stato, ad essere privata di questo diritto previsto dalla Costituzione, che è stato cancellato dall’articolo 6 del decreto “Salva Italia” del 6 dicembre 2011. L’agente di polizia municipale non gode, perciò, delle tutele infortunistiche previste per gli altri operatori della sicurezza. In caso di infortunio grave, rischia di perdere il proprio posto di lavoro senza alcuna assistenza.

“La polizia municipale non svolge più solo il controllo del traffico o le verifiche di carattere amministrativo – ha osservato Enrico Cantone (M5S) – Con la mozione cerchiamo di attirare l’attenzione sul riconoscimento di un diritto”.

Annunciando il voto favorevole “con convinzione” del gruppo Pd, Massimo Baldi ha sottolineato il lavoro ampio fatto in commissione, su “un tema che ha un forte impatto con la realtà”.
“Il nostro movimento è da sempre particolarmente attento alle tematiche della sicurezza e del lavoro – ha dichiarato Marco Casucci (Lega Nord) – Ci auguriamo che il tavolo tecnico sia attivato al più presto”.

Strutture sanitarie, la Toscana alza gli standard per l'accreditamento

Nuove norme e nuovi requisiti per ottenere l'accreditamento regionale da parte delle nuove strutture sanitarie private e pubbliche. L'approvazione a maggioranza del Consiglio regionale toscano delle modifiche alla normativa regionale: "Quello di oggi è un passo importante nel segno della qualità delle cure, dell'attenzione al paziente e ai bisogni dei territori" - commenta il presidente della commissione Sanità Stefano Scaramelli (Pd). "Con le nuove procedure e i nuovi requisiti autorizzativi per l'accreditamento regionale, infatti, si alzano di standard di qualità richiesti alle strutture che erogano servizi per conto del servizio sanitario regionale. Inoltre, si rafforza il ruolo della programmazione sulla base di linee guida regionali e si affida ai Comuni un ruolo centrale e di verifica".

"A seguito della riorganizzazione del servizio sanitario regionale e dei cambiamenti legislativi, era necessario disciplinare anche un nuovo sistema di accreditamento per le strutture, dinamico e rispondente all'evoluzione dei sistemi e dei bisogni sanitari, che allo stesso tempo introduce ulteriori requisiti, più attinenti ai processi aziendali e clinici e incentrati sull'attenzione al paziente e ai suoi bisogni assistenziali" - prosegue il consigliere regionale Pd - "Ai fini della valutazione, infatti, si alza l'asticella in termini di standard di qualità, indici costo-efficacia, rapidità dei tempi e la certezza delle risposte. Dovranno essere utilizzati strumenti appropriati di valutazione e tenuto in considerazione il coinvolgimento del paziente e dei familiari nel processo di cura".

Passa con 19 voti favorevoli. (gruppo Pd), 2 voti contrari (Sì-Toscana a sinistra) e 9 voti di astensione (degli altri gruppi di opposizione) la nuova legge regionale sull’autorizzazione e l’accreditamento sanitario. Il provvedimento modifica le norme esistenti in materia di qualità e sicurezza delle strutture sanitarie, procedure e requisiti autorizzativi di esercizio e sistemi di accreditamento. Il testo come ha spiegato nel corso dell’illustrazione in aula il presidente della commissione Sanità, Stefano Scaramelli (Pd), risponde alle modifiche intercorse nella normativa nazionale che in quella regionale. L’obiettivo è creare un sistema di accreditamento dinamico, che individui in un regolamento i requisiti minimi necessari sia all’autorizzazione che all’accreditamento e che, al contempo, sposti la definizione di ulteriori requisiti, più attinenti ai processi aziendali e clinici e al fabbisogno dei pazienti, in specifici atti della Giunta regionale.

Viene inoltre prevista l’istituzione di un elenco dei professionisti dei Dipartimenti della prevenzione per strutture sanitarie pubbliche e private. “L’accesso a tale elenco avverrà attraverso procedura selettiva regionale, per titoli e colloquio, valorizzando così le esperienze acquisite”. Il regolamento, ha spiegato ancora Scaramelli, “disciplinerà i criteri di scelta e le modalità di funzionamento del gruppo tecnico regionale di verifica dei requisiti strutturali, impiantistici e organizzativi necessari per garantire sicurezza e qualità delle strutture, con una migliore regia a livello regionale”.

Velocizzazione dei tempi, certezza delle risposte, ruolo centrale della programmazione e affidamento della valutazione delle persone in base al merito. Sobrietà della spesa e valorizzazione del personale interno in Toscana, coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. Queste le linee guida della nuova legge, che prevede anche l’azzeramento delle indennità per i membri delle commissioni di valutazione tecnica regionale. L’entrata in vigore del Regolamento attuativo si prevede entro settembre. “L’auspicio – ha confermato Scaramelli – è che entro quel termine, con l’approvazione del regolamento di attuazione, sul quale la commissione sarà chiamata a esprimere un parere, tutto l’iter normativo arrivi al completamento”.

Introdotta anche la possibilità per i Comuni di fare verifiche ispettive nelle strutture. Ai fini della valutazione, sarà determinante l’innalzamento degli standard di qualità. Dovranno essere utilizzati strumenti appropriati di valutazione e tenuto in considerazione il coinvolgimento del paziente e dei familiari nel processo di cura e gli indici di costo-efficacia. Non sono previsti nuovi costi rispetto alle precedenti previsioni di legge. “Crediamo di aver fatto un ottimo lavoro – ha concluso Scaramelli - che va nella scia del rinnovamento e del cambiamento che ci siamo prefissati, innalzando quella qualità che chiediamo alle strutture toscane”. In commissione Sanità, il testo stato oggetto di un approfondito lavoro di revisione e riscrittura del testo inizialmente presentato dalla Giunta regionale. Approvati molti emendamenti presentati dalla maggioranza, anche a seguito delle consultazioni e delle proposte raccolte

Nel corso del dibattito in Aula è intervento il consigliere Pd Enrico Sostegni, membro della commissione Sanità, che ha sottolineato una delle novità introdotte dal testo: "Per la prima volta abbiamo introdotto nel sistema di accreditamento un elemento di welfare generativo, che si basa sul principio di considerare il welfare non come una spesa ma come un investimento, impiegando utilità e risorse che ne generano altre, sulla base del principio che ogni persona rappresenta un potenziale di risorse da sfruttare per la collettività.  Lo abbiamo fatto perché, a fronte dell'aumento delle persone sotto la soglia di povertà, in una situazione di contrazione della spesa pubblica, l'interrogativo da porsi è quello sulla sostenibilità del nostro sistema di welfare. Rispetto all'accreditamento delle strutture private questo si traduce nell'introduzione di elementi di premialità per quelle strutture che puntano su percorsi d'eccellenza, su una presa in carico completa e sul pieno coinvolgimento del paziente". - ha dichiarato Sostegni.

"Secondo la nuova norma, che ci siamo presi l'impegno di rendere pienamente operativa entro settembre con la stesura del regolamento, i membri della commissione regionale unica di valutazione, che dovrà standardizzare le procedure e i criteri per rendere sempre più oggettiva la scelta dell’opportunità dell’attività sanitaria privata, nell'ottica di proseguire in una politica di riduzione della spesa senza incidere sui servizi e di valorizzare il grande patrimonio professionale della sanità toscana, saranno scelti tra i migliori dirigenti interni e non percepiranno più nessuna indennità o compenso". - conclude Stefano Scaramelli (Pd).

 

Semplificazione, approvata proposta di legge Pd

Un’agenda regionale dei controlli alle imprese, per evitare sovrapposizioni e sprechi, la riduzione dei tempi dei procedimenti per opere di competenza regionale e impianti produttivi, un’analisi annuale degli ordini collegiali della Regione per poter eliminare ciò che non serve. Sono solo alcuni degli aspetti della proposta di legge di iniziativa Pd “Misure in materia di semplificazione amministrativa per il sostegno di attività economiche”, approvata nella seduta odierna del Consiglio regionale.

“Una proposta di legge precisa e puntuale, che non si ammanta di principi generali ma che vuol tradurre la semplificazione in risposte concrete ai cittadini. – così Giacomo Bugliani, presidente commissione Affari istituzionali – Contiene infatti una serie di aspetti per andare incontro alle imprese e quindi alla crescita e allo sviluppo occupazionale della Toscana. Come l’agenda regionale dei controlli, una sorta di promemoria utile a evitare sovrapposizioni e quindi inutili complicazioni, o ancora la riduzione dei termini dei procedimenti amministrativi necessari a localizzazione, progettazione e realizzazione di opere di competenza regionale e impianti produttivi, per i quali non sussiste preminente interesse nazionale e poi l’introduzione del test per le micro, piccole e medie imprese, una valutazione ex ante dell’impatto di un intervento normativo che chiediamo agli stessi imprenditori, per rispondere al meglio alle loro esigenze. Per la prima volta viene data dignità normativa al commercio elettronico e vengono istituzionalizzati i principi della collaborazione tra amministrazione regionale e contribuenti, stabilendo che non possono essere imposti interessi di mora o sanzioni pecuniarie a chi abbia assunto comportamenti conseguenti a atti omissivi da parte della stessa istituzione. Significativo inoltre l’inserimento di un’apposita sessione dei lavori del Consiglio regionale dedicata alla semplificazione, per approfondire cosa è stato fatto e cosa resta ancora da fare su questo tema, analisi che andrà di pari passo con quella degli ordini collegiali, per poter nel caso eliminare quelli che non servono, evitando gli sprechi”.

“Come abbiamo già più volte specificato – spiega Gianni Anselmi, presidente della commissione Sviluppo economico e rurale – questa legge è soltanto una prima iniziativa, l’avvio di un percorso verso la semplificazione che caratterizzerà tutto questo mandato. Vogliamo rendere più semplice la vita alle imprese ed ai cittadini toscani con misure che favoriscono lo sviluppo, velocizzando le procedure e puntano a una sempre maggiore trasparenza e al rafforzamento del rapporto di fiducia tra cittadini e pubblica amministrazione. Semplificare è davvero molto complicato ed è per questo che una delle nostre proposte prevede l’istituzione di una “sessione” del Consiglio regionale per la semplificazione, ovvero un mese ogni anno dedicato al miglioramento e all’adeguamento delle norme in tutti i settori. Un lavoro in progress, con cui intendiamo dare strumenti leggibili che favoriscano lo scorrimento delle procedure garantendo tempi più brevi e procedimenti più semplici. Per quanto riguarda i carburanti, abbiamo pensato di mutare l’orientamento rimandando, con un emendamento, la decisione sui carburanti tradizionali alla discussione sul codice del commercio. Al contempo abbiamo  ribadito l’approccio iniziale, per così dire liberal, all’apertura di nuovi impianti monoprodotto restringendolo ai carburanti ecologici, quali ad esempio il metano, il gpl o le colonnine per la ricarica di veicoli elettrici”.

Geotermia: su impianti si cercherà intesa istituzionale 

Via libera, con 21 voti a favore e 11 astensioni, al provvedimento di iniziativa del gruppo Pd in Consiglio regionale, primo firmatario il capogruppo Leonardo Marras, per il raggiungimento di un’intesa Regione/Enti locali interessati da localizzazione e realizzazione di un impianto geotermico. L’intervento normativo, illustrato in Aula dal presidente della commissione Ambiente, Stefano Baccelli, punta al raggiungimento di un’intesa nel “contesto di strategia di sviluppo sostenibile del territorio perseguito dalle amministrazioni interessate”. Baccelli, ricordando come il testo segua la risoluzione approvata lo scorso ottobre, è la “giusta misura di equilibrio tra liberalizzazione e necessità delle amministrazioni locali”. “La previsione di una formale intesa, difende da un lato le strategie di sviluppo e dall’altro la doverosa tutela ambientale”.

In sede di dibattito e di dichiarazione di voto, il capogruppo Sì – Toscana a sinistra, Tommaso Fattori, ha parlato di provvedimento “debole per quanto le intenzioni siano positive”. “L’intesa – ha spiegato Fattori – non è vincolante. La legge è una dichiarazione di buone intenzioni”.

Il capogruppo del Movimento 5 stelle, Giacomo Giannarelli, ha richiamato la necessità di lavorare alla “zonazione delle aree non idonee”. Un atto definito “fondamentale, che è stato fatto per tutte le altre fonti energetiche, e che non si può più rimandare”. Sul punto il capogruppo Marras ha chiarito che anche sulla scorta delle visite fatte sul territorio dalla stessa commissione Ambiente, “continuiamo nell’impegno preso, consapevoli dei limiti delle diverse competenze tra Stato e Regione”. Marras ha infatti ricordato all’Aula che la “titolarità che ci deriva non può essere cancellata. Dal punto di vista normativo, l’intervento è il massimo possibile di quello che si può fare nel rispetto delle competenze regionali e peraltro in linea con quello che gli stessi sindaci ci chiedono”. Il capogruppo ha quindi osservato che il “tradimento dell’intesa sarebbe comunque gravissimo. Aprire un procedimento è un fatto straordinariamente importante”.

Marco Casucci (Lega) ha annunciato il voto di astensione giudicando il testo “solo in parte efficace” e dichiarandosi “disponibile ad affrontare in commissione il tema della zonazione”.

Nel corso del dibattito è intervenuto anche l’assessore all’Ambiente, Federica Fratoni, che si è detta “disponibile”, come già annunciato in commissione, ad un “approfondimento” sul tema zonazione. “Non possiamo tuttavia trattare la geotermia alla stregua del fotovoltaico o dell’eolico” ha rilevato ringraziando il Consiglio per una legge che “semplifica e agevola il lavoro della Giunta”. “L’intervento consente di verificare a monte un’intesa con gli enti locali”.

Esproprio: funzione torna in capo alla Regione se di pubblica utilità

  La funzione di esproprio per pubblica utilità torna in capo alla Regione, pur mantenendo la possibilità di delega ad altri soggetti istituzionali. L’intervento normativo, approvato a maggioranza dal Consiglio regionale, rientra nell’ambito del riordino delle competenze provinciali avviato con la legge 22/2015, che ha attribuito all’Ente regionale la competenza su alcune fattispecie di opere pubbliche.

Ad illustrare in Aula consiliare la proposta di legge, sottolineando che “la funzione torna in carico alla Regione perché le Province sono state private di gran parte delle loro competenze”, è stato Stefano Baccelli, Pd, che è intervenuto in qualità di presidente della Quarta commissione. Baccelli ha evidenziato che “i soggetti istituzionali che possono essere delegati sono Comuni, Città metropolitane ed anche Consorzi di bonifica” e che la proposta è stata approvata a maggioranza dalla sua commissione e dal Consiglio delle Autonomie locali.

Elisa Montemagni, Lega Nord, ha annunciato il “voto negativo” ricordando che “eravamo contro l’abolizione delle Province” e che “la soppressione delle Province ha generato anche problemi di questo tipo”.

 

Fonte: Consiglio regionale della Toscana

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