Siamo dinanzi ad una svolta: crisi o opportunità. La Valdera non può frammentarsi, ne tanto meno isolarsi; la crisi di questi giorni deve essere occasione per rifondare la Valdera rapidamente facendola divenire vertice di un triangolo di area Vasta che veda una stretta collaborazione con Pisa e Livorno.
E’ evidente che culturalmente in Valdera ci sono radici comuni che affondano nella resistenza comune al fascismo e ai tedeschi durante la guerra, nello sviluppo di Piaggio degli anni 60 / 70 che ha cambiato il volto sociale non solo di Pontedera ma di tutta la Valdera, nella crescita del turismo che ha investito in questi anni non solo uno o l’altro comune ma tutta l’area. Esiste quindi una Valdera indipendentemente da tutti i campanili.
Quello che serve ora sono degli strumenti di governo e di servizio che affrontino i bisogni del territorio, che a vivere meglio il territorio e alle aziende di svilupparsi. Serve organizzare i servizi in logica di area vasta, di territorio unico. Questo lo chiedono le aziende, lo chiedono i genitori degli alunni delle scuole, lo chiedono gli studenti, lo chiedono i cittadini per i servizi socio-sanitari.
Questa visione di Valdera non è solo un problema di coordinamento di un solo partito politico. L’Unione dei cittadini è qualcosa di più che l’equilibrio di un partito politico. Per (ri-)fondare la Valdera bisogna coinvolgere, e unire tutte le forze che vogliono (ri-)costruire la Valdera. Serve convocare gli Stati Generali della Valdera che riuniscano associazioni, partiti, categorie, aziende, centri di ricerca e culturali e sottoscrivere un Patto d’Area. Un patto dove si definiscono obiettivi e strategie condivise; per farlo basterebbero due/ tre mesi.
Stati Generali della Valdera aperto a tutte le forze che ritengono che la via giusta sia l’aggregazione.
Ad oggi ci sembra che l’attuale forma di governo della Valdera con l’uscita di molti Comuni, sia nei fatti superata; prima ce ne rendiamo tutti conto meglio è, senza lasciare sul campo fraintendimenti e a scontri fratricidi. D’altronde molto, moltissimo di buono l’Unione ha fatto e tutti ne sono (anche se non lo dicono consapevoli). Ora non bisogna buttare bambino e acqua sporca. Bisogna discuterne al tavolo degli Stati Generali serenamente, e dopo aver fissato le priorità, si capirà qual è la nuova formula migliore per il governo dell’area. Magari in un percorso a tappe che passa dall’aggregazioni alle fusioni.
In una prima fase di aggregazione distinguendo l’organo politico, un consiglio della Valdera, dal “centro servizi tecnico” che organizza ed eroga, su indicazione del primo, i servizi al territorio (scuola, trasporti, progettazione…). Centro servizi che deve ragionare in logica di efficienza economica ed efficacia sociale. L’efficienza economica sarà più facile da raggiungere quanto maggiore sarà il bacino a cui rendere i servizi (in termini economici, quanto più grande è il mercato), l’efficacia sociale si raggiungerà se si tiene conto delle varie caratteristiche peculiari delle diverse zone del territorio.
La seconda fase dovrà riguardare le fusioni dei comuni piccoli e dei comuni di aree particolarmente omogenee passando attraverso la condivisione con i cittadini. Solo cosi potremo costruire la Grande Valdera.
Insomma tutti abbiamo bisogno della Grande Valdera! Convochiamo gli Stati Generali e scriviamo il Patto della Grande Valdera.
Eugenio Leone – Capogruppo Arancioni per Pontedera
