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L'intervento del sottosegretario Ferri: "Un onore intitolare questo carcere alla memoria di un eroe al servizio dello Stato"

Il sottosegretario al Ministero della Giustizia Cosimo Maria Ferri è intervenuto oggi all'intitolazione del carcere di Porto Azzurro (Livorno) alla memoria di Pasquale de Santis, appuntato del Corpo degli agenti di custodia originario di Teramo, medaglia d'oro al merito civile ucciso da un ergastolano nel 1943.

"È un onore per me intitolare questo carcere ad un uomo che non solo ha servito lo Stato per anni con dedizione e massima lealtà, ma è anche stato decisivo per evitare una strage all’interno di questa struttura.

La sua morte, a 39 anni, fu appresa da tutti con sgomento e ancora oggi si può leggere il dolore negli occhi dei familiari. Pasquale De Santis morì per mano di un ergastolano che lo colpì con una lima al fine di compiere una maxi evasione dalla struttura.

Ma De Santis, seppur ferito a morte, riuscì con uno sforzo immane ad impedire al detenuto di accedere all'armeria (dove erano contenute numerose armi) salvando così molte vite ed evitando la fuga di oltre 1200 detenuti. Oggi è un giorno importante: non conta infatti siano passati diversi decenni da quel tragico giorno, oggi è più che mai necessario il ricordo anche per continuare ad investire su un sistema carcerario che faccia della rieducazione del detenuto il principio fondante di ogni giornata trascorsa all’interno della struttura.

Oggi sono eroi come Pasquale che devono entrare nel nostro mental set e aiutarci a cambiare il modo di intendere la detenzione, non più struttura solo costruita su obblighi e doveri verso le istituzioni, ma struttura con obblighi e doveri verso sia se stessi che le istituzioni. Un buon carcere deve permettere al detenuto di comprendere i propri errori, di ricostruirsi dalle radici attraverso una conoscenza più approfondita di se stesso.

Abbiamo dimostrato quanto i dati raccolti sull’assenza di recidiva siano perfettamente in correlazione con strutture carcerarie “aperte”, in cui il detenuto viene spinto verso un cambiamento radicale di sé attraverso il lavoro, la peer education (per attivare processo spontaneo di educazione fra membri di pari status) , il mutuo aiuto e la riabilitazione sociale.

Un carcere “aperto” permette inoltre di fornire una rieducazione più efficace e più rapida, che possa anche accelerare i tempi per  affidare il detenuto a misure alternative al carcere, che significa carceri più sicure perché con meno detenuti. I dati dimostrano che la percentuale di revoca di una misura alternativa per un nuovo reato commesso durante il periodo di esecuzione esterna è inferiore all'1% dei casi, a dimostrazione dell'efficacia rieducativa di queste misure.

Siamo perfettamente consapevoli che non esistono regole universali grazie alle quali è possibile recuperare ogni singolo detenuto ( ci saranno sempre le eccezioni e non riusciremo a recuperare tutti) ma sono orgoglioso di poter affermare che stiamo camminando coi piedi appoggiati sulla strada giusta per farci promotori di un cambiamento culturale degno di un Paese come il nostro".

Cosimo Maria Ferri

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