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Consiglio Regionale della Toscana: si parla di sanità, Russia, Kme ed Ericsson

Il consiglio regionale (foto gonews.it)

È una risoluzione "in merito ai rapporti Italia-Russia ed alle sanzioni adottate dall'Ue in risposta alla crisi in Ucraina", ad aprire i lavori odierni del Consiglio regionale. All'ordine del giorno una serie di disposizioni sul riordino del sistema sanitario toscano, che integrano alcuni degli articoli della riforma della sanità, che furono cassati in sede di approvazione per limitare l'ostruzionismo delle opposizioni. Prevista anche una comunicazione della Giunta regionale sulle politiche abitative, collegata a una proposta di risoluzione. Tra gli argomenti oggetto di interrogazione, le problematiche del Punto donna delle Asl toscane, e il "limite posto dalla Regione di 75 strisce l'anno per l'autocontrollo del diabete passate dalla sanità regionale ai malati che fanno uso della sola terapia ipoglicemizzante orale. Tra le mozioni, tre sono riferite alla vertenza dei lavoratori della Ericsson con sede a Pisa.

La Toscana vota all’unanimità una risoluzione per chiedere il superamento del regime di sanzioni alla Federazione russa
Il Consiglio regionale ha approvato il testo illustrato dal presidente della Lega, Manuel Vescovi, nel quale si impegna la Giunta ad “attivarsi presso Governo, Parlamento e in sede di conferenza Stato-Regioni, affinché possa essere intrapresa ogni iniziativa utile finalizzata a far assumere all’Europa un impegno per consentire il superamento delle sanzioni applicate in risposta alla crisi verificatasi in Ucraina”. Si invita inoltre il Governo a “proseguire nell’impegno di dialogo e confronto internazionale al fine di costruire ponti e
non muri”.
In sede di dichiarazione di voto, Francesco Gazzetti (Pd) ha sottolineato l’impegno svolto per arrivare ad un testo comune. “Ci sta molto a cuore ribadire la caratteristica della Toscana che cerca sempre il dialogo. Credo dovremmo ricordare questa peculiarità anche in altri ambiti”.
Paolo Sarti (Sì – Toscana a sinistra) ha rilevato come le sanzioni “siano strumento che ricade sulla popolazione e quindi da evitare sempre”. Anche Irene Galletti (M5s) ha parlato di un “metodo che si dovrebbe ritenere superato. Le misure adottate nei confronti della Russia hanno ricadute importanti sul settore manifatturiero. Il dialogo resta l’unico strumento possibile”. Stefano Mugnai (Fi), annunciando il voto a favore, ha chiesto di sapere l’esito degli altri atti già votati dal Consiglio, in particolate la risoluzione dell’ottobre scorso, perché questa nuova posizione “non rimanga un esercizio solo su noi stessi”. Dal portavoce dell’opposizione, Claudio Borghi, è infine arrivato l’appunto che sono “ormai quattro le regioni che hanno formalizzato l’intento di superare le sanzioni”. “Mi auguro che questo ennesimo atto, interprete della voce dei territori, sia finalmente utile”.

Sanità, approvata la proposta di legge che completa la riforma sanitaria. Scaramelli, Marras (PD): “Diamo sostanza ad una riforma fondamentale per la Toscana. Adesso definizione distretti, organi collegiali e testo unico della sanità”
Il Consiglio regionale torna a discutere la riforma sanitaria approvando, questa mattina, la proposta di legge sul riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del sistema sanitario regionale.
Il testo, già votato in commissione Sanità il 28 giugno, introduce modifiche in linea con la riorganizzazione del servizio sanitario regionale avviata nel 2015, tra cui: la possibilità, qualora il Consiglio regionale non dovesse provvedere all’individuazione del componente del collegio sindacale di una Asl entro i termini di scadenza dell’organo, che vi provveda il presidente della giunta regionale; un coordinamento delle norme sulle modalità di nomina del direttore di zona e del direttore della società della salute che prevede gli elenchi anche per tali figure; l’adeguamento alla disciplina di ESTAR al nuovo modello organizzativo del sistema sanitario introdotto con la legge numero 84 del 2015; il chiarimento del trattamento contributivo del direttore generale e del direttore amministrativo allineandolo alle corrispondenti figure delle aziende sanitarie.

“Con l’approvazione di questo atto facciamo un grande passo avanti, adesso le direzioni delle aziende sanitarie saranno operative al cento per cento, senza alibi – commenta Stefano Scaramelli, presidente della commissione Sanità e politiche sociali –. Siamo vicini all’obiettivo: avevamo preso l’impegno di esaurire il percorso in commissione entro giugno e l’abbiamo rispettato; così dopo il riordino dell’assetto istituzionale, entro l’anno, discuteremo le norme che presenterà la giunta regionale sulla riorganizzazione delle zone distretto e degli organi collegiali, dando concretezza ad una riforma attesa da quindici anni. Entro l’anno ci impegniamo anche ad elaborare un testo unico sulla sanità che riassuma e tenga insieme i tre pilastri della riforma. La politica ha fatto la politica, come sempre continueremo a lavorare per dare risposte migliori e soddisfare i bisogni dei nostri cittadini”.

Approvata anche la proposta di risoluzione della terza commissione in merito alla revisione degli ambiti territoriali delle zone distretto che, come prevede la legge, dovranno entrare in vigore a partire dal 1 gennaio 2017.

“La sanità toscana è un patrimonio comune di qualità e servizi di cui andare fieri – commenta Leonardo Marras, capogruppo PD Regione Toscana –, un sistema che dal punto di vista della sicurezza e dei valori non è secondo a nessuno, ma anzi più volte riconosciuto e certificato come eccellente. Nella discussione di questa mattina siamo tornarti a sottolineare come la riforma sia pensata per migliorare ancora questo sistema guardando al domani e mettendo in campo gli strumenti necessari per consegnare i futuri cittadini toscani una buona sanità, per questo, è importante ricordarlo, abbiamo previsto il monitoraggio continuo affinché sia possibile intervenire tempestivamente introducendo le variazioni necessarie.
Con l’approvazione di questa proposta di legge ci prendiamo ancora una volta la responsabilità di scegliere, di governare e diamo ulteriore sostanza ad una riforma fondamentale per la Toscana. Nei prossimi mesi porteremo in Consiglio la norma che disegna il nuovo assetto delle zone distretto, che sarà frutto del confronto con le comunità che ne sceglieranno anche la modalità di gestione”.

Il presidente della commissione Stefano Scaramelli illustra la proposta che contiene “adeguamenti normativi necessari”. Gli interventi di Paolo Sarti (Sì-Toscana a sinistra), Stefano Mugnai (Forza Italia) e Andrea Quartini (M5s)
“Questo è l’ultimo atto per cercare di completare l’iter della legge 40. Si tratta di adeguamenti normativi necessari e a questo proposito presenteremo qualche emendamento per regolare e definire in maniera puntale, quindi passeremo agi altri due pilastri della riforma: zona distretto e organi collegiali. A quel punto la nostra riforma sarà compiuta”. Così il presidente della commissione Sanità in Consiglio regionale, Stefano Scaramelli (Pd), ha illustrato in Aula la proposta di legge 67 che reca ulteriori disposizioni in merito al riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del sistema sanitario regionale. Il testo del provvedimento interviene a seguito dello stralcio apportato alla legge 84 varata nel dicembre 2015. Scopo del nuovo testo normativo, ha ricordato Scaramelli, introdurre alcune specifiche modifiche in linea con il processo di riorganizzazione degli assetti del servizio sanitario regionale avviato. Si definiscono, tra l’altro, anche gli ambiti territoriali aziendali e le zone distretto che vi sono comprese. A questo proposito, in merito alla zonizzazione, la commissione ha contestualmente approvato una proposta di risoluzione. Il provvedimento, dunque, viene approvato in attesa di una nuova proposta, che dovrà arrivare in tempi brevi, da parte della Giunta regionale.
“È nostra intenzione – ha concluso Scaramelli – realizzare un testo unico della sanità toscana che tenga insieme i tre pilastri normativi con i quali abbiamo tentato di riformare il sistema. È evidente che con il compimento di questo atto, la riforma prende definitivamente il via. Nessun alibi potrà quindi essere più dato alle aziende rispetto anche ai tempi che ci siamo posti come politica per riformare noi stessi e rispetto ad obiettivi di maggior soddisfacimento, migliore e più puntuale risposta ai cittadini che chiederemo di raggiungere”.
“Ci troviamo a votare alcuni articoli stralciati di corsa e per bloccare un referendum chiesto da 55mila cittadini. È opportuno ricordarlo perché la memoria storica serve a capire dove si va e dove vogliamo andare”, ha detto Paolo Sarti (Sì-Toscana a sinistra). “Questa riforma è frutto di una decisione molto solitaria, portata avanti senza dibattito e con una finta partecipazione. L’idea che stava al fondo, risparmio e riduzione delle figure apicali, oggi si scontra con nuovi organigrammi e nuove aziende di area vasta che si stanno moltiplicando”. Per Sarti, il risparmio era inteso come “transizione dal servizio pubblico a quello privato”. “Abbiamo perso e perderemo quasi il 10 per cento di personale fra i duemila operatori previsti tra il 2015 e il 2016, dando così luogo a liste d’attesa sempre più lunghe, errori sanitari e sofferenza degli operatori che lavorano al collasso e sono demotivati”. “Ma c’era fretta di fare la riforma, una furia che oggi sembra essere venuta meno, sulla quale si annunciano altre cose da avviare quando sembrava fosse tutto fatto e pronto”, ha concluso.
Critiche alla proposta di legge sono arrivate anche dal capogruppo di Forza Italia, Stefano Mugnai. “Questa riforma passa necessariamente dal taglio di tutta una serie di servizi”. “Quello di oggi è un atto fatto con stanchezza, che comunque andava fatto”, ha rilevato, invitando la maggioranza ad una riflessione politica: “Il successo in Toscana di candidati alternativi al Pd si è basato su temi sanitari. La riforma che avete voluto ha portato a questo risultato: i cittadini si sono resi conto che sul territorio i servizi si stanno progressivamente impoverendo”. Mugnai ha concluso ricordando la volontà manifestata in commissione di un documento condiviso concretizzata nella proposta di risoluzione collegata alla legge. “Eravamo d’accordo su un’idea. Il testo all’ordine del giorno necessita di modifiche se si vuole unità”.
“L’obiettivo era quello di non sottoporvi al quesito referendario o avreste concepito una riforma sanitaria con una proposta seria sulle zone distretto. Una volta evitato il referendum, ci si può prendere tutto il tempo del mondo”, ha detto Andrea Quartini (M5s). Il vicepresidente del gruppo ha parlato di una proposta di riforma “basata ancora una volta sulla disponibilità di risorse piuttosto che sulle esigenze dei cittadini. Non vediamo, nel tira e molla di Villa Ragionieri per fare un esempio, un sistema vero di attenzione ai territori” ha concluso affermando come il risultato elettorale sia “molto legato alla politica sanitaria portata avanti in questi mesi”.

La proposta di legge 67, che reca ulteriori disposizioni in merito al riordino dell'assetto istituzionale e organizzativo del sistema sanitario regionale, è stata approvata dal consiglio regionale a maggioranza. Durante il dibattito, il capogruppo del Pd Leonardo Marras ha affermato che “questa riforma allontana la politica dalla sanità, mette i professionisti in condizione di maggiore autonomia e responsabilità”. Marras ha proseguito spiegando che dal 1 luglio la nuova organizzazione è formalmente in piedi e adesso deve dispiegare i suoi effetti. Un documento dell’Asl dimostra, ha detto il consigliere, che l’azienda “per produrre risparmi, che consentano nuovi investimenti, deve avere una dimensione tale da servire 1 milione e 250 mila persone. Se raggiungeremo questo obiettivo avremo colto nel segno e migliorato la sanità toscana, senza aver paura del cambiamento”.
Marco Casucci (Lega Nord) ha sottolineato come “la legge approvata in tutta fretta a dicembre 2015 si stia ritorcendo contro chi l’ha votata”. “La proposta di risoluzione collegata – ha aggiunto – è il riconoscimento di un sostanziale fallimento, perché il termine per la revisione delle zone distretto non è stato rispettato”. Noi, ha affermato il consigliere, “siamo contrari all’accorpamento di alcuni distretti, che generano maggiori costi, e siamo contrari ad ogni imposizione”.
Al termine del dibattito, la replica dell’assessore alla Sanità Stefania Saccardi. “Chi governa ha il compito di gestire i processi senza rincorrere le paure della gente – ha detto Saccardi -. Noi stiamo dimostrando che governiamo con responsabilità, stiamo tagliando la precarietà, stiamo effettuando numerose stabilizzazioni”. “Le segnalazioni sui disservizi ci sono ed è inevitabile – ha aggiunto l’assessore – ma non accetto che questo si trasformi in una critica a un sistema che funziona, che offre servizi di qualità e che per fortuna non ha paura di cambiare”. “I territori e i sindaci – ha concluso – hanno bisogno di più tempo per capire come organizzare al meglio le zone distretto, nell’ottica di fornire un modello di sanità capace di intercettare i fondi europei”.
Stefano Mugnai (Fi) ha annunciato il voto contrario del suo gruppo, così come ha fatto Manuel Vescovi (Lega Nord), sottolineando che “il sistema sanitario toscano ha eccellenze, ma ha anche tante cose da cambiare”. Voto contrario è stato annunciato pure da Andrea Quartini (M5S), per il quale “50-60 mila segnalazioni di disservizi sono tante, sono la punta dell’iceberg di un malcontento diffuso a causa delle liste di attesa e del sovraffollamento degli ospedali”.
Anche Paolo Sarti (Sì – Toscana a Sinistra) ha annunciato voto contrario, ponendo il problema che le aree distretto e dunque le alternative sono tra “non fare nulla fino a dicembre, in attesa delle modifiche, e fare qualcosa buttando via soldi”. Voto favorevole da parte del Pd è stato invece dichiarato da Leonardo Marras, il quale ha spiegato che “l’obiettivo è approvare altri provvedimenti a breve in modo da arrivare a un testo unico sulla sanità entro pochi mesi”.
Dopo la legge il Consiglio regionale ha approvato anche una proposta di legge ad essa collegata, questa volta con voto favorevole all’unanimità, in cui si raccomanda alla Giunta regionale di valutare nell’attuazione della disciplina il fatto che si è votato il testo e l’allegato così come proposto consapevoli “che tale organizzazione permarrà fino a dicembre 2016 e che la nuova indicazione delle zone-distretto, di cui si prevede una riduzione, decorrerà a partire da gennaio 2017”.

Sanità: Saccardi su problematiche Punto Donna
“L’errore di valutazione è stato immediatamente ammesso e corretto dall’azienda che ha messo in atto i necessari correttivi. Il servizio non è stato in alcun modo ridotto o modificato visto che è lo stesso fornito negli ultimi otto anni. Ciò che è accaduto al Punto Donna nella cittadella della salute Campo di Marte di Lucca lo scorso 22 giugno, non può offuscare l’immagine di un territorio da sempre attento alla salute della donna”. Così l’assessore regionale alla Sanità, Stefania Saccardi, ha risposto all’interrogazione presentata da Andrea Quartini (M5s).
La situazione denunciata al Punto Donna che pare abbia coinvolto “decine di donne in avanzato stato di gravidanza, costrette ad ore di attesa in un corridoio della struttura prima di poter vedere l’anestesista col quale avevano un colloquio generale e individuale” si legge nell’interrogazione, ha fatto “rivedere la modalità organizzativa” e “a partire dal 29 giugno – ha detto l’assessore – per le interessate, viene fissata una visita nei giorni successivi al corso di preparazione al parto”. E tornando sull’episodio in questione, Saccardi ha informato che le donne “avevano a disposizione una sala di attesa con sedie in ambiente climatizzato. Quelle che si sono potute trattenere, grazie alla disponibilità del personale che si è adoperato per far fronte alla situazione, sono state regolarmente visitate” ha precisato. Saccardi ha infine rilevato come “non risultino problemi nelle altre realtà dell’azienda Usl Toscana nord ovest”.
Soddisfatto della risposta si è dichiarato il vicepresidente del Movimento 5 stelle. “È stato comunque giusto – ha osservato – sollevare spie di criticità che a volte vengono fuori”.

Sanità: autocontrollo diabete, Saccardi risponde a interrogazione Lega
“Non si tratta di un taglio di spesa ma di una correlazione tra sicurezza d’uso dei farmaci insulinosensibilizzanti e controllo della glicemia riferiti ai pazienti riconducibili alla categoria 4, che non dovrebbero avere bisogni superiori di strisce rispetto alle 75/anno indicate”. Così l’assessore alla Sanità, Stefania Saccardi, ha risposto all’interrogazione della Lega sul limite dei dispositivi per l’autocontrollo del diabete passati dalla sanità regionale ai malati che fanno uso della sola terapia ipoglicemizzante.
L’assessore ha fatto presente che il diabete è un “modulo della medicina di iniziativa per cui i pazienti vengono seguiti anche dal medico di medicina generale nell’ambito del Cronic chare model (Ccm). Il medico, sulla base di un piano terapeutico specialistico, prescrive ai pazienti anche farmaci insulinosensibilizzanti per cui può verificare direttamente se il numero delle strisce per l’autodiagnosi è conforme con le condizioni di ciascuno e, in casi di necessità, può procedere con onere a carico del servizio sanitario regionale”. Saccardi ha inoltre rilevato che la spesa annua sostenuta dalla Regione, attraverso le aziende sanitarie territoriali, per la fornitura delle strisce, ammonta a “circa 23 milioni di Euro l’anno, Iva compresa”.
Non soddisfatto della risposta si è dichiarato il portavoce dell’opposizione, Claudio Borghi: “Interroghiamo la Giunta perché ci facciamo portavoce di disagi segnalati dai cittadini, non siamo parte in causa ma rappresentati”. “Ci sembra strano – ha detto – che esistano toscani mitomani. Il diabete è così individuale per cui qualsiasi cura prescritta dal medico deve essere ottenuta dal paziente. La politica può dire di no, che non serve, e noi ne prendiamo conseguentemente atto”.

Approvata mozione del Movimento 5 Stelle a tutela dei lavoratori Ericsson di Pisa
Soddisfazione della Consigliera regionale Irene Galletti e di tutto il Gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle a seguito dell’approvazione della mozione a tutela dei lavoratori della società Ericsson spa di Pisa.
“Con la mozione – spiega Galletti – impegniamo il Presidente Rossi ad attivarsi per tutelare i dipendenti Ericsson che rischiano il licenziamento ed il trasferimento obbligatorio in altra sede. La Ericsson ha ricevuto oltre 7 milioni di euro di finanziamenti pubblici con il progetto Arno 3 e riteniamo ingiustificata la scelta aziendale di procedere con i tagli sul personale al solo scopo di adottare un diverso modello organizzativo. L’azienda verrebbe così meno al suo impegno di sviluppare la propria sede pisana che rappresenta un centro di eccellenza tecnologico. A rendere il fatto ancora più grave è che stia perpetrando lo stesso comportamento nella sede di Genova, proprio dove dei dipendenti pisani dovrebbero essere trasferiti. Riteniamo che se un’impresa prende ingenti denari pubblici per la propria attività, essa non possa dopo poco decidere di licenziare o di trasferirsi all’estero. La Regione, in futuro, dovrà quindi essere anche più attenta nell’elargire i propri finanziamenti e monitorare i comportamenti di queste società, così come pretendere il rispetto di una pianificazione a medio e lungo termine dell'attività sul territorio.”

Ericcson: Consiglio chiede a Giunta toscana impegno per la sede di Pisa

  Tre mozioni sul caso dell’azienda multinazionale di telecomunicazioni Ericsson, che ha una delle sue sedi a Pisa e che di recente ha annunciato il licenziamento di molti lavoratori nel quadro di una ristrutturazione aziendale che solo in Italia interessa quasi 400 tra uomini e donne, sono state approvate, all’unanimità, dal Consiglio toscano. Le mozioni erano state presentate, rispettivamente, dai gruppi Sì Toscana a Sinistra, M5s e Pd. Tutte chiedono alla Giunta regionale di impegnarsi per salvaguardare i posti di lavoro e per mantenere la sede di Pisa anche alla luce dei finanziamenti che la medesima Ericcson ha ricevuto, negli anni, dalla Regione Toscana.

Tommaso Fattori, capogruppo Sì Toscana a Sinistra, ha chiesto “sostegno alla vertenza dei lavoratori e delle lavoratrici della Ericsson” anche “in considerazione dei contributi pubblici regionali ottenuti dall’azienda” precisando che “la dismissione del sito pisano non sarebbe giustificata da motivazioni di ordine economico”. Fattori ha sottolineato che la società Ericcson ha percepito finanziamenti dalla Regione Toscana “per lo sviluppo di un settore strategico come quello delle tecnologie” e per questo ha chiesto di intervenire “con la massima urgenza e risolutezza nei confronti dei vertici aziendali” annunciando il voto a favore su tutte le mozioni.

Andrea Pieroni, Pd, ha definito “apprezzabile” il primo step svoltosi lunedì 4 agosto tra la Giunta regionale, le organizzazioni sindacali e il Comune di Pisa. Pieroni ha posto l’attenzione “sulle prospettive occupazionali della Ericcson” e in particolare sulla sede pisana, che “verrebbe a trovarsi con soli 14 dipendenti”, evidenziando la necessità sia di “convocare in tempi rapidi un tavolo di crisi regionale” sia di “attivarsi nei confronti del Governo nazionale” affinché possa essere proseguita l’azione intrapresa il 22 giugno al Ministero dello Sviluppo economico. Pieroni ha evidenziato la necessità di “un’interlocuzione con l’azienda”. E dopo aver affermato che la Regione e il Comune prenderanno contatti con i vertici di Ericsson Italia per ribadire la centralità della sede di Pisa, nonché per “richiamare l’azienda agli impegni presi”, ha annunciato il voto positivo alle tre mozioni.

Irene Galletti, M5s, ha espresso “sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori della società Ericcson” stigmatizzando il comportamento dell’azienda che “nonostante abbia percepito milioni di euro regionali, è venuta meno all’impegno di sviluppo della sede pisana”. La Galletti ha anche auspicato “l’apertura di un tavolo con l’unità di crisi della Regione” oppure “presso il Ministero per lo Sviluppo economico” per “la salvaguardia occupazionale dei lavoratori”. E ha affermato che “è importante prendere le necessarie iniziative finalizzate al raggiungimento di un accordo tra i vertici aziendali e le organizzazioni sindacali al fine di ascoltare le proposte e concordare eventuali iniziative per la salvaguardia di tutti i livelli occupazionali”. La Galletti ha inoltre ricordato l’impegno posto in essere a livello nazionale e in altre Regioni sul caso Ericcson dal suo movimento politico. Anche lei ha annunciato il voto a favore su tutte le mozioni presentate.

Roberto Salvini, Lega Nord, ha chiuso il dibattito con la richiesta rivolta alla Giunta di “verificare, capire bene, prima di concedere fondi e quindi soldi pubblici a multinazionali che poi fanno come sta facendo la Ericcson”. Salvini ha affermato che “il territorio pisano non può sopportare la perdita di altri posti di lavoro” e ha auspicato l’avvio di tavoli di confronto “anche se non è facile imporre a una multinazionale di sedersi a un tavolo di trattative”. Salvini ha comunque aggiunto che “la Ericcson, avendo preso soldi pubblici, qualche debito nei confronti della Toscana ce l’ha” e ha messo in guardia sul fatto che “sembra che l’azienda non abbia ancora chiuso definitivamente la sede di Pisa in quanto starebbe aspettando altri finanziamenti dalla Regione”. Salvini ha sollecitato dunque la Giunta a “fare attenzione” ed a “farsi carico dei problemi che la chiusura di questa azienda inevitabilmente comporterebbe”. Anche lui ha annunciato il voto favorevole alle tre mozioni.

Ericsson. Mazzeo, Nardini e Pieroni (Pd): “Dalla parte dei lavoratori. Attiviamo tutti gli strumenti per scongiurare svuotamento del distretto”
“Pieno sostegno ai lavoratori della Ericsson del sito di Pisa. C’è forte preoccupazione per la procedura di licenziamento collettivo annunciata dall’azienda. Questa mattina abbiamo discusso e approvato tre mozioni in cui chiediamo che siano messe in atto tutte le strategie possibili affinché il polo pisano della multinazionale svedese non venga drasticamente indebolito, come prevede il piano di riorganizzazione presentato dall’azienda”, dichiara Andrea Pieroni, consigliere regionale Pd, illustrando oggi in Aula la mozione di cui è stato primo firmatario.

“La vicenda della Ericsson è scoppiata in maniera repentina, inaspettata, oggi lascia l’amaro in bocca. Anche perché la multinazionale svedese ha avuto la possibilità di lavorare in un contesto fertile ed efficace, basti considerare la collaborazione tra CNR, Sant’Anna e CNIT. Un luogo di assoluta eccellenza sul versante delle nuove tecnologie e dell’innovazione, qui si svolge attività di ricerca sulle reti ottiche e le tecnologie fotoniche – continuano Antonio Mazzeo, Alessandra Nardini e Andrea Pieroni, firmatari della mozione - Quella paventata è una prospettiva doppiamente preoccupante se si pensa alle ricadute che ci sarebbero anche per queste nostre eccellenze. La decisione dell’azienda di ridurre gli organici ci pare affrettata e semplicistica; una decisione che viene presa, peraltro, rinunciando a forme di ammortizzatori sociali come i contratti di solidarietà. La scelta della multinazionale deve essere rivista, considerato anche che in questi anni la proprietà ha beneficiato attraverso i fondi europei di cospicui finanziamenti regionali, pari a circa 10milioni di euro, e tuttora è candidata a riceverne altri sul progetto FI-PI-Li 3. Chiediamo che sia la Regione a farsi promotrice di un tavolo a livello regionale con tutti i soggetti coinvolti, facendo seguito all’incontro svoltosi lunedì scorso tra Regione, sindacati e Comune di Pisa, affinché si arrivi a una soluzione che salvaguardi i livelli occupazionali. La Regione deve attivarsi anche sul piano nazionale: l’obiettivo è quello di riaprire il confronto al Ministero per lo sviluppo economico, convocato il 22 giugno scorso, al quale l’azienda non partecipò. Assumendo, peraltro, un atteggiamento grave perché le aziende non possono sottrarsi al confronto e alla ricerca di una soluzione positiva. Siamo vicini ai lavoratori che proprio ieri (ndr) hanno scioperato a Pisa e successivamente sono stati ricevuti dal viceprefetto”.

Strage di Viareggio, la Toscana chiederà al Governo di revocare il titolo di cavaliere del lavoro a Mauro Moretti. Approvata la mozione del Movimento 5 Stelle
Grande soddisfazione del Consigliere regionale Gabriele Bianchi e di tutto il Gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle a seguito dell’approvazione unanime della mozione che impegna la Giunta regionale a chiedere la revoca del titolo di Cavaliere del Lavoro a Mauro Moretti.

“Moretti – spiega il Consigliere Bianchi, primo firmatario della mozione – è stato amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato all’epoca della spaventosa strage ferroviaria di Viareggio, nella quale nel 2009 perirono bruciate vive 32 persone. Moretti, per questa strage, è imputato in un processo ed abbiamo sempre ritenuto indegno che gli fosse stato conferito il titolo di Cavaliere del Lavoro.”

“La strage, infatti, sarebbe potuta essere evitata leggendo le segnalazioni depositate dai cittadini all’attenzione delle Ferrovie ed ascoltando le istanze dei lavoratori del comparto. Purtroppo la gestione delle Ferrovie da parte di Moretti si è dimostrata miope e sorda di fronte alle continue segnalazioni dei lavoratori e delle associazioni delle vittime. All’epoca per le Ferrovie era più importante costruire sale esclusive per i viaggiatori dei treni Frecciarossa ed organizzare eventi glamour per sponsorizzare la sbiadita immagine delle ferrovie italiane e nascondere le gravi carenze nella sicurezza e le condizioni devastanti del servizio regionale.”

“Con l’approvazione della mozione dimostriamo con rinnovata forza la nostra vicinanza ai familiari delle vittime ed il nostro impegno affinché sia fatta la più ampia luce su quel tragico evento.”

Moretti Cavaliere del lavoro, Baccelli (Pd): “Tornare indietro per ristabilire coerenza istituzionale”
“Chi ha vissuto in prima persona e conosce bene la strage di Viareggio ed il lungo e straziante percorso dei familiari delle vittime per ottenere verità e giustizia non può che stigmatizzare un comportamento istituzionale perlomeno ambiguo. Così è stato quello che ha dato origine al conferimento del titolo di Cavaliere del Lavoro a Mauro Moretti, per il quale chiedere una revoca è politicamente e moralmente doveroso. Dire che ci sarebbe voluta una maggior sensibilità è quasi un eufemismo. Vale la pena ricordare che nel periodo in cui la più alta carica della Repubblica italiana , l’allora presidente Napolitano, procedeva con questa decorazione, la Procura ed il Tribunale di Lucca (fino a prova contraria due autorevoli articolazioni della stessa Repubblica italiana) riconoscevano, dopo 5 lunghi anni di inchiesta, nel comportamento di Moretti gli elementi per un rinvio a giudizio. Al tempo stesso, mentre la Regione Toscana e la Provincia di Lucca rimanevano a fianco dei familiari delle vittime rifiutando gli indennizzi assicurativi, il Governo italiano accettava i risarcimenti e non si costituiva in giudizio. Insomma uno strabismo istituzionale che ha provocato legittimi dubbi e sgomento e che dobbiamo provare ancora e con più forza a superare per allineare tutte le istituzioni al loro giusto posto, cioè a fianco dei familiari delle vittime. Sostenere, con questa mozione, la necessità di revocare questo titolo a Moretti vuol dire, per il Pd, ristabilire la giusta coerenza istituzionale”.

Così Stefano Baccelli, consigliere regionale Pd e presidente Commissione Ambiente e territorio, intervenuto in aula motivando il voto favorevole del gruppo alla mozione “In merito alla opportunità di revocare il titolo di Cavaliere del Lavoro a Mauro Moretti”, che l’assemblea toscana ha approvato all’unanimità.

Tommaso Fattori, capogruppo Sì Toscana a Sinistra, ha annunciato il “convinto voto a favore” alla mozione pentastellata affermando che “lo Stato ha sbagliato a non costituirsi parte civile nel processo” e che “sono stati fatti tanti errori, negli anni, in relazione a questa vicenda” aggiungendo che “in questa costellazione di errori, oltre ad esempio al licenziamento del ferroviereRiccardo Antonini, c’è stata anche la concessione del titolo di cavaliere del lavoro a Moretti”. Secondo Fattori, adesso, “occorre fare dei piccoli passi per tentare di rimarginare la grande ferita”. Anche secondo Fattori “i principi che hanno portato alla concessione dell’onorificenza sono venuti meno” e che in ogni caso “è stato indegno conferirgli quel titolo”.

Stefano Baccelli, Pd, ha affermato che “anche uno stimato presidente come Napolitano fece un’errata valutazione di opportunità”. Baccelli ha affermato di “confermare il valore della presunzione di innocenza” anche per Moretti, ma ha aggiunto che “tra il presumere l’innocenza e il premiarlo con un titolo che riconosce autorevolezza morale, prudenza avrebbe raccomandato quantomeno di sospendere l’idea di concedere quel titolo”. Baccelli ha ricordato “la mattina successiva la strage, in Comune a Viareggio, Moretti affermò che non avrebbe neppure attivato i contratti assicurativi” e ha rivendicato alla Regione Toscana e alla Provincia di Lucca il fatto di essere “le uniche Istituzioni che sono rimaste a fianco delle famiglie delle vittime nel processo”.

Anche Elisa Montemagni, Lega Nord, è intervenuta nel dibattito per dire che “noi accogliamo con favore questa mozione” e per sottolineare “l’inopportuna decisione che prese Napolitano” che adesso però “può essere corretta” con la revoca del titolo di cavaliere del lavoro. Secondo la Montemagni “questo atto è dovuto anche se è un piccolo gesto” e in relazione a quanto emerso nel dibattito, la consigliera ha affermato che “la Provincia e la Regione hanno fatto quello che dovevano fare”.

Approvata mozione a salvaguardia dei Vigili del Fuoco di Livorno. La soddisfazione dei Consiglieri regionali Cantone e Bianchi (M5S)

“La Giunta regionale s’impegnerà ad intervenire presso il Governo nazionale affinché l’Unità dei Vigili del Fuoco di Livorno sia salvaguardata da possibili tagli e ridimensionamenti del personale.” Non nascondono la loro soddisfazione i Consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Enrico Cantone e Gabriele Bianchi, cofirmatari di una mozione approvata oggi all’unanimità, con la quale si cercherà di evitare lo smantellamento da parte del Governo Renzi di un importante servizio che i Vigili del Fuoco svolgono con energia e passione a Livorno. “In considerazione del prezioso contributo che questi uomini danno per garantire la sicurezza in occasione di emergenze e situazioni di pericolo, è doveroso impegnarci tutti per mantenere pienamente operativa questa struttura.”

“Purtroppo il Governo Renzi tenta di mettere in atto, in nome di una falsa ottimizzazione delle risorse, tutta una serie di progetti volti a riordinare, e quindi a tagliare, le strutture territoriali dei Vigili del Fuoco. Noi del Movimento 5 Stelle ci opponiamo in modo fermo a questo maldestro tentativo di risparmio. Non è infatti in questi settori della società che si annidano gli sprechi. Se Renzi vuole davvero iniziare a risparmiare, è bene che inizi dai costi della politica e delle Istituzioni.”

Corsi istruzione per adulti: garantire continuità territoriale
La Giunta regionale deve attivarsi in Conferenza Stato-Regioni e presso il Ministero dell’istruzione, affinché sia garantita la continuità territoriale dei corsi di istruzione per adulti, con particolare attenzione alle aree montane, marginali o con cattivi collegamenti. Dovrà, inoltre, essere valutata, con il coinvolgimento delle Conferenze zonali, la possibilità di attivare corsi serali periferici. L’impegno è contenuto in una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio regionale. In Toscana, per l’anno scolastico 2014/2015, sono stati attivati otto Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia) ad Arezzo, Campi Bisenzio, Castel del Piano (Gr), Piombino (Li), Lucca, Pontedera (Pi), Prato e Poggibonsi (Si), con un accentramento dei corsi nei centri urbani di maggior rilievo. Sul problema è stata la consigliera Elisa Montemagni (Lega Nord), a presentare un testo, sul quale è intervenuta la consigliera Ilaria Bugetti (Pd) con alcune modifiche ed integrazioni. E’ stato Tommaso Fattori ad annunciare il voto favorevole di Si-Toscana a sinistra.

Violenza sulle donne fenomeno strutturale, non episodico

Il Consiglio regionale aderisce alla campagna ”#drapporosso contro il femminicidio” ed impegna la Giunta ad attivare un tavolo di confronto, che coinvolga gli assessorati regionali interessati, la Commissione regionale per le pari opportunità, i Coordinamenti toscani dei centri antiviolenza e gli altri soggetti istituzionali competenti, per mettere in atto “un’efficace strategia di prevenzione, sensibilizzazione, contrasto e aiuto alle vittime di violenza in modo omogeneo su tutto il territorio toscano”.

Lo ha deciso a maggioranza l’assemblea di Palazzo Panciatichi, che ha approvato una mozione presentata dall’intero gruppo Pd. Il gruppo Lega Nord ha votato contro. La Giunta regionale dovrà anche attivarsi presso il Governo per la piena applicazione di quanto previsto dalla Convenzione di Istanbul, che ha riconosciuto la violenza sulle donne come violazione dei diritti umani, e perché sia avviato un processo di cambiamento socio-culturale, mediante specifici piani di offerta formativa ispirati ai principi di pari opportunità, all’educazione alla parità tra i sessi, alla prevenzione della violenza di genere.

E’ stata Alessandra Nardini, prima firmataria della mozione, ad illustrare il testo in aula, sottolineando che la violenza sulle donne, nella nostra società, si configura come un “fenomeno strutturale, radicato, culturale, non episodico o emergenziale”. In Toscana le donne che si sono rivolte ad un centro antiviolenza dal 1°luglio 2009 al 30 giugno 2015 sono state 13.461, di cui 2.597 nuovi accessi dal 1° luglio 2014 al 30 giugno 2015. Nel 2014 le donne uccise nella nostra regione sono state 12, portando ad un totale di 77 le vittime dal 2006 al 2014. Sono oltre 7 mila i minori che negli ultimi cinque anni hanno assistito ad un fenomeno di violenza familiare. “Non è accettabile che persistano tra i giovani pregiudizi, stereotipi e si ritenga la violenza sulle donne come frutto di un raptus momentaneo – ha affermato Nardini – Neppure può essere giustificata o legittimata dal ‘troppo amore’, negando quindi il rispetto dell’altra, la sua autonomia e libertà”.

“Si dà finalmente atto della necessità di lavorare sulla scuola, la famiglia, l’educazione all’affettività, la gestione dei conflitti – ha osservato Paolo Sarti (Si – Toscana a sinistra), annunciando il voto favorevole – I centri antiviolenza sono indispensabili, ma sono la cura degli effetti della cattiva educazione maschile. Non dobbiamo mettere più luce nei parchi, ma più luce nella testa degli uomini”.

“Questa mozione va molto oltre il problema della violenza sulla donna – ha osservato Elisa Montemagni (Lega Nord), dichiarando il voto negativo – Si parla della parità tra i sessi, ma non siamo uguali. L’unica cosa che andrebbe introdotta a scuola è l’ora di educazione civica”.

Fondi europei, approvata la mozione M5S

La Regione Toscana dovrà implementare un portale web dedicato esclusivamente ai fondi europei, garantire la massima pubblicità delle procedure di accesso ai loro bandi ed attivare corsi di formazione gratuiti per permettere a tutti i cittadini di accedere al meglio ai finanziamenti che l’Unione europea mette a disposizione.

Questi i contenuti della mozione del Movimento 5 Stelle, primo firmatario Giacomo Giannarelli, approvata oggi all’unanimità dal Consiglio regionale.

“In questo modo – spiegano i consiglieri pentastellati – garantiremo la trasparenza e la più ampia diffusione tra i cittadini delle ingenti opportunità finanziarie che l’Europa concede anche alla Toscana. Tutto questo sarà abbinato alla previsione di corsi gratuiti per funzionari, tecnici, amministratori locali, imprese e singoli cittadini per favorire l’accesso a tali fondi.”

“Si tratta di un’importante operazione divulgativa e formativa che farà in modo che i fondi UE non restino un argomento elitario riservato a pochi.”

Sistema sanitario regionale. Sarti (Sì): “Maggiori spese, ritardi, confusione, inefficienza crescente”. “Una riforma fatta in fretta contro i cittadini che mostra ora tutte le sue debolezze”.

"Oggi Sì Toscana a Sinistra ha votato contro la proposta di legge della Giunta che reca altre disposizioni sul riordino del sistema sanitario regionale” dichiara il Consigliere Paolo Sarti.

“È la continuazione di un percorso di riforma del servizio sanitario toscano cui siamo stati e siamo ancora fortissimamente contrari: una pseudo - riforma, motivata avanti con la scusa del risparmio, ma che, di fatto, vede moltiplicare figure dirigenziali a vista d’occhio e tagli al personale che rendono impossibile gestire i servizi in maniera efficace e responsabile, con un’inevitabile e calcolata transizione dal pubblico al privato”. "Questa riforma, portata avanti senza dibattito e con una finta partecipazione, farà perdere quasi il 10 per cento di personale fra i duemila operatori previsti tra il 2015 e il 2016 e gli altri 2000 già persi prima della riforma, dando così luogo a liste d'attesa sempre più lunghe, errori sanitari e sofferenza degli operatori che lavorano al collasso e senza motivazioni".

"Ci siamo trovati a rivotare articoli stralciati di corsa a dicembre col solo scopo di bloccare un referendum democratico richiesto da ben 55mila cittadini toscani."  “Ma ancora più inaccettabile è che la Giunta ci ha messo davanti a un dilemma tragicomico: votare ambiti aziendali e zone distretto che non saranno quelle realmente utilizzate dalla riforma, né come numero, né come ambiti territoriali”. “La poca efficienza della Giunta ha fatto sì che la designazione delle nuove aree, prevista entro il 30 giugno non si sia realizzata (pur avendo incaricato ARS e Federsanità-ANCI, pagata lautamente, di predisporre questa zonizzazione): quindi votiamo quelle vecchie e le manteniamo fino a dicembre, costringendo quindi i nuovi dirigenti a lavorare su territori che comunque saranno cambiati a breve”.

“La riforma si può quindi riassumere così: maggiori spese, ritardi, confusione, inefficienze crescenti”. “Ma c'era fretta di farla, una furia che oggi per altro sembra essere venuta meno e sulla quale si annunciano altre cose da “avviare”, ma non era tutto pronto, calcolato e urgente?”.

Santià, la Lega Nord: "Persa una grossa occasione"

“Secondo noi - afferma una nota del Gruppo Lega Nord - si è persa una grossa occasione per analizzare a fondo le svariate problematiche che, con preoccupante quotidianità, coinvolgono la tanto decantata Sanità Toscana. “ “A nostro avviso l’istituzione di un’apposita Commissione d’inchiesta in merito alle criticità della gestione del rischio clinico che, dal punto di vista della Regione, vagliasse attentamente le problematiche del delicato settore, partendo dai gravi fatti di Piombino, fino, come detto, ai vari casi, meno eclatanti e tragici, ma ugualmente significativi, che accadono nei vari nosocomi della nostra regione, sarebbe stata, in questo preciso momento, molto utile.”

“Era scontato il voto contrario del Pd (forse, hanno qualcosa da nascondere?), mentre un po’ meno quello dei 5 Stelle e di Si Toscana a Sinistra che, in altri frangenti, erano stati molto critici nei confronti della Sanità regionale; per quanto riguarda gli alleati, al momento del voto non erano presenti in aula, ma siamo certi che quando, in un prossimo futuro, la Lega Nord proporrà iniziative similari, li ritroveremo sicuramente al nostro fianco, com’è accaduto in svariate circostanze.”

“In definitiva, comunque - conclude la nota - si è gettata al vento una valida occasione anche per dare concrete risposte ai cittadini che, ahinoi, continuano ad avere un rapporto piuttosto complicato con le strutture sanitarie della Toscana.”

Quartini (M5S): "La sanità toscana fa acqua da tutte le parti"

“La tanto annunciata riforma sanitaria toscana è ancora lontana dall’essere realizzata. Abbiamo capito il gioco del PD: ha fatto le corse l’anno scorso per bloccare il referendum abrogativo sulla sanità promosso dai cittadini, e adesso si prende tutto il tempo che vuole per risolvere i veri problemi dei toscani. Parliamo delle liste d’attesa, dei ritardi, degli errori medici, della cattiva organizzazione, dell’inagibilità delle strutture, della mancanza di servizi e di tanto altro. La sanità toscana fa acqua da tutte le parti e il PD pensa unicamente a gestire le USL come se fossero aziende private, incurante dei reali bisogni dei cittadini.”

 

Kme Italy: impegno istituzioni per sostenere rilancio a Fornaci di Barga, mozione unanime

Azioni decise a tutela dei seicento lavoratori della Kme di Fornaci di Barga e delle centinaia occupate nell’indotto, forte azione della Regione per arrivare a un intervento diretto del Governo nazionale. È quanto chiede una mozione, approvata oggi con voto unanime, presentata dal Movimento 5 stelle e sottoscritta anche dai consiglieri Monni, Giovannetti  e Baccelli (Pd) sulla situazione aziendale della Kme Italy di Fornaci di Barga (Lucca). Il testo impegna la Regione ad “adoperarsi con decisione affinché, anche con i tavoli istituzionali già insediati, si giunga il più presto possibile ad una positiva soluzione delle problematiche aziendali sopra richiamate, così come la rimessa in funzione del forno fusorio Asarco di Fornaci di Barga e scongiurando qualsivoglia perdita di posti di lavoro”.

“Vogliamo tutelare le mille e cento persone che lavorano negli stabilimenti Kme di Fornaci di Barga, Firenze e Serravalle e anche i circa 400 lavoratori dell’indotto”, ha spiegato il consigliere Gabriele Bianchi (M5s). “Dal 2011 non vengono fatti investimenti, è stato spento il forno Asarco. Quando abbiamo scritto questa mozione, l’azienda ci ha attaccato con toni sprezzanti. Ma abbiamo portato in evidenza i temi posti dai sindacati e dai lavoratori e abbiamo dato massima apertura anche nei confronti dell’azienda, disponibili a rivedere il testo della mozione”. La situazione attuale, ha spiegato ancora Bianchi, “vede un investimento di un milione di euro e un accordo per contratti di solidarietà fino al 2018, che i dipendenti dovranno approvare attraverso un referendum. Ci sembra un po’ poco per un’azienda di quella caratura, un milione di euro ci sembra un investimento un po’ misero. Ci auguriamo che arrivi un rilancio importante”.

Il consigliere Stefano Baccelli ha espresso la “condivisione” a nome del gruppo Pd: “Come consiglieri Pd, con gli amministratori locali e la Regione, abbiamo aperto un tavolo, cercando di sostenere le ipotesi di investimento che venivano ventilate da parte della proprietà”. Ora, “l’accordo sottoscritto è, anche a parere nostro, di mera difesa della situazione occupazionale, e chiariamo che il sindacato ha fatto il lavoro migliore possibile. Le criticità vere sono rimandate al 2018. Le simulazioni che prevedono al termine almeno 150 esuberi, anche nel caso in cui le cose andassero nel miglior modo possibile, sono drammatiche”, ha aggiunto Baccelli. “Nel territorio dal quale provengo (Lucca, ndr) oltre ai 600 lavoratori, c’era un indotto importante, che è quasi completamente venuto meno. Chiediamo che la Regione coinvolga con pieno titolo e con forza il Governo”.

La consigliera Elisa Montemagni (Lega Nord), ha dichiarato che “la mozione è giusta, l’approviamo e votiamo” e ha ricordato che “chi era a quei tavoli, ai quali ho partecipato anch’io, ha sempre cercato di dialogare”, ma i rappresentanti dell’azienda “non hanno mai lasciato molte porte aperte”. “Pensiamo ai seicento lavoratori, che significano seicento famiglie – ha detto ancora la consigliera –, e sappiamo che questo è un palliativo, ma è giusto che la politica si applichi e chieda aiuto ai livelli superiori. Purtroppo lo scenario si è fatto molto buio”. Voto favorevole è stato annunciato anche da Tommaso Fattori, capogruppo Sì-Toscana a sinistra: “C’è il rischio è che il forno possa non essere più riattivato. Tutte le azioni che possiamo fare sono fondamentali, occorre che ci sia un fortissimo stimolo della nostra Giunta sul Governo nazionale. Più il tempo passa, più diventa difficile che il forno venga riacceso”. (s.bar)

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