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Di Giulio (CasaPound): "Classi con 14 stranieri su 19, non si garantisce lo svolgimento dei programmi"

Nel corso dell'attività di monitoraggio delle scuole dell'obbligo fiorentine, che CasaPound Firenze periodicamente effettua anche su internet, si è evidenziata una situazione anomala e assolutamente deprecabile in una prima classe della scuola secondaria di 1° grado "Paolo Uccello": su diciannove bambini che la compongono quattordici sono stranieri.

"Si tratta di una situazione gravissima", dichiara il Responsabile di CP Firenze Saverio Di Giulio, " in primo luogo perché non si garantisce lo svolgimento dei programmi didattici annuali visto che inserire nella stessa classe bambini provenienti dall'estremo oriente, dall'Africa subsahariana e dai paesi arabi equivale a radunare un gruppo enorme di studenti con evidenti diversità e difficoltà linguistiche che rallenterà in modo eccessivo l'avanzamento della didattica. Così non ci stupiremo se i genitori dei bambini italiani si vedranno costretti a cambiare scuola al fine di garantire loro un'istruzione adeguata e completa".

"Inoltre", prosegue Di Giulio, "mi chiedo se è questa la tanto decantata politica di integrazione portata avanti dalle istituzioni locali nei confronti degli immigrati. Condensare in una sola classe un così alto numero di ragazzi provenienti dalle più disparate parti del mondo non solo non favorisce l'integrazione e lo scambio di culture, bensì provoca ghettizzazione, creazione all'interno della classe di gruppi etnici, nazionali o religiosi chiusi e non comunicanti con il resto della scolaresca e, alla fine, provocherà razzismo e tensioni inutili e dannose".

"Insomma", conclude il Responsabile di CasaPound Firenze, "è questa la politica di accoglienza e di integrazione portata avanti dalle autorità scolastiche fiorentine? Come si fa a parlare di integrazione dei figli degli immigrati quando si creano classi con appena quattro italiani su diciannove? Questa non è integrazione, questa è una vera e propria sostituzione del popolo italiano. Si tratta, cioè, del miglior modo per creare da un lato il consumatore perfetto, quello senza più identità, storia e radici e dall'altro lato di perseguire un'integrazione al contrario, non basata sull'accoglienza, la conoscenza ed il rispetto degli altri bensì sull'appiattimento verso il basso e sull'annullamento delle rispettive specificità. La cultura ospitante secondo noi non può finire in minoranza nelle istituzioni preposte all'educazione".

Fonte: Ufficio stampa CasaPound Firenze

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