Ancora dubbi intorno alla realizzazione dell’impianto di "recupero di metalli preziosi da rifiuti" che la Colorobbia spa ha intenzione di realizzare a Montelupo Fiorentino, in località Le Pratella. Questa volta arrivano dal neonato 'Comitato Tutela Ambiente e Salute Montelupo', che nasce spontaneamente su iniziativa di "alcuni cittadini sensibili alle problematiche ambientali".
La Colorobbia ha presentato lo scorso 17 maggio la richiesta di VIA all'Ente preposto al rilascio, ossia la Regione. La scadenza per presentare eventuali osservazioni sul progetto, reso pubblico sul sito dell'Ente, era di 90 giorni. Proprio sulla base della corposa documentazione per la pricedura di VIA, contenente specifiche tecniche e impatti ambientali presunti dell'impianto, il Comitato ha presentato la sua osservazione ieri, mercoledì 22 giugno, allo scadere dei termini.
Il Comitato ha analizzato punto per punto quelle che ritiene essere le parti degne di un approfondimento, chiedendo anche alla Regione anche di avviare un VIS (Valutazione d'Impatto sulla Salute).
"L'obiettivo - spiega il presidente Alessandro Carboncini - non è quello di assumere posizioni contrarie a priori, ma quello di accendere una discussione pubblica intorno a quelle che vengono considerate criticità per la salute dei cittadini".
Le osservazioni. I maggiori dubbi sono sulle finalità stesse dell'impianto. L'azienda ha espressamnete dichiarato che lo stabilimento è funzionale al "processo interno di gestione del ciclo dei rifiuti", ma le specifiche presentate, secondo il Comitato, sarebbero contraddittorie con questo assunto: a preoccupare è la presenza di materiali quali gomma, vetro, batterie (solo per fare un esempio) "dei quali non è dato comprendere quali relazioni possano avere con la finalità di recupero di metalli preziosi", si legge.
Inoltre, sotto la lente di ingrandimento, sono le capacità dell'impianto: secondo le stime del Comitato, sulla base dei beni strumentali che saranno installati, si potrà trattare capacità "oltre 3,5 volte quelle indicate". Il che, a dire il vero, sarebbe anche coerente con l'esplicita dichiarazione dell'azienda di "mettere a disposizione del mercato la capacità di trattamento"
Se ciò è vero, continua il comitato, anche le misure previste per l'abbattimento delle polveri sarebbero di consegunza parziali e relative a quantità minori.
Il Comitato, infine, critica anche il modello con cui è stato calcolato il presunto inquinamento e l'impatto sulla qualità dell'aria: stando ai valori forniti dall’IRSE relativi al 2003, spiegano dal comitato, "la struttura operativa di cui si chiedere la realizzazione avrebbe una emissione maggiore di quello che, all’epoca, era tutto il tessuto produttivo cittadino, pari a 2,3 ton/anno" (il progetto attuale ne prevede 3,4)
Un ultimo dubbio viene avanzato sull'attività di intermediazione e stoccaggio: stiamo parlando di circa 14mila tonnellate di rifiuti (per il 95% liquidi). Su questa attività il Comittao chiede maggiore chiarezza e controllo.
L'OSSERVAZIONE NEL DETTAGLIO
Giovanni Mennillo
