<<Montecatini Terme, 20 giugno 2016 - Montecatini senza Terme diventa una città esclusivamente dormitorio, finché esisteranno 10.000 posti letto. La volontà di imprenditori alberghieri, di attività commerciali e di servizio di non alzare bandiera bianca è da sostenere con forza, al di là di quanto saranno nelle condizioni di poter gestire e investire. Sarebbe davvero grave l’apatia e il disinteresse. In tal caso morirebbe subito lo stesso brand Montecatini.
E’ ovvio sostenere che la città ha bisogno di un nuovo asset produttivo, ma illudersi che il pubblico sia in grado di realizzarlo è pericoloso. La Regione non ritiene d’investire neppure per concludere le Leopoldine, il cui cantiere è ormai sulla strada di quello che fu quello del Kursaal: il paragone non è lusinghiero, ma purtroppo veritiero.
Quello che non possiamo permettere alla proprietà e, particolarmente alla Regione, è non dire le cose come stanno e rinviare decisioni da assumere. Regione e governo nazionale devono creare le condizioni affinché le Terme siano appetibili da investitori privati. Questo significa realizzare infrastrutture per una mobilità efficace e confortevole, servizi adeguati, aspetti correlati al Ssn di cura, riabilitazione e prevenzione, restauro di beni culturali unici come il Tettuccio, pretendendo dai governi locali un’ampia visione progettuale strategica di tutte le risorse.
Oltre che creare condizioni per favorire eventuali investitori privati è giunto il tempo di decisioni certe e chiare. E’ fondamentale evitare di vendere gli immobili a “spezzatino”. In tal modo si metterebbe la croce definitiva sulle Terme. Altra cosa sarebbe, invece, la cessione della stessa società e, quindi, l’acquisizione del capitale sociale - o della sua consistente maggioranza - da parte di imprenditori capaci e credibili. Questa strada sarebbe naturalmente percorribile solo finché la società ha un patrimonio immobiliare che possa garantire a un imprenditore (o un gruppo di imprenditori) un consistente investimento su un condiviso piano industriale.
Si dovrebbe perciò acquisire manifestazioni d’interesse e poi aprire una trattativa, ove non si preferisca far transitare l’operazione – come ora possibile – da un concordato. Naturalmente gli imprenditori interessati dovrebbero poter conoscere i conti economici e soprattutto l’indebitamento nei confronti delle banche. Insomma un gruppo imprenditoriale privato interessato al rilancio delle Terme dovrà sapere quanto denaro occorre per acquistare il capitale sociale affinché possa presentare un piano industriale.
Regione e Comune devono, dunque, fare la scelta di fondo. Il sindaco (al quale va il nostro totale sostegno) deve pretendere dalla Regione chiarezza e volontà per uscire da una strada morta. Sarebbe intollerabile continuare a giocare sulla pelle delle imprese e del territorio. Il fatto che l’imprenditoria locale dimostri la determinazione di volere essere presente è lodevole e da considerare attentamente sia nel caso che gruppi imprenditoriali si facciano avanti, con i quali sarà comunque positiva una costruttiva collaborazione, sia nella negativa ipotesi che nessuno sia interessato. Dalle responsabilità del fallimento e della morte del brand di Montecatini nessuno può sottrarsi, ma esse andranno pesate in base ai ruoli di ciascuno. Non vale cioè il principio “tutti colpevoli” che equivale a “tutti innocenti”>>.
Riccardo Bruzzani, Confesercenti Pistoia
