Nella giornata di sabato, un detenuto di 39 anni si è impiccato nel carcere di Massa. E’ probabile che alla base dell’insano gesto ci sia il divieto del tribunale dei minori di vedere i propri figli. Maurizio Buzzegoli e Massimo Lensi, esponenti dell’Associazione per l’iniziativa radicale “Andrea Tamburi”, hanno dichiarato: "Non conosciamo le ragioni del divieto, ma questo suicidio sembra maturato all’interno di una situazione di disperazione, ed è indicativo della necessità di riformare uno dei diritti fondamentali per il reinserimento del condannato: il diritto all’affettività.
Dagli “Stati Generali delle carceri” (tavoli di lavoro istituiti dal Ministero della Giustizia, ndr) sono emerse numerose proposte di miglioramento per riconoscere, finalmente, l’affettività come un diritto fondamentale. Attualmente i detenuti che si trovano in istituti lontano dalle famiglie sono il 33 per cento. Spesso gli spostamenti per le famiglie comportano costi o sono impediti dalla presenza di disabili con ovvio sradicamento (anche linguistico) del detenuto dal proprio territorio, dal racconto della vita familiare, dal personale di sorveglianza oltre che da psicologi e assistenti sociali e volontari che ne seguono il percorso di ripensamento individuale e riprogettazione".
I due esponenti radicali hanno infine sottolineato che "la grave situazione degli istituti penitenziari toscani, per quanto possa essere migliorata dal punto di vista del sovraffollamento, non è sicuramente risolta: permangono una serie di violazioni della carta costituzionale e delle normative di adeguamento al diritto internazionale".
Fonte: Radicali Firenze - Ufficio Stampa
