Prosegue nella prestigiosa cornice del Palazzo Pretorio di Certaldo la mostra del pittore Luca Macchi. Una mostra che ricostruisce il percorso dell’ultimo decennio della sua attività artistica.
La mostra, che resterà aperta fino al prossimo 19 giugno, è stata realizzata con il patrocinio del Comune di Certaldo, della Regione Toscana, della Città Metropolitana di Firenze, dell’Unione dei Comuni Empolese Valdelsa, della prestigiosa Accademia delle Arti del Disegno di Firenze e sponsorizzata dalla Carismi di San Miniato.
È questa l’occasione per conoscere il lavoro di un’artista sempre alla ricerca di nuove soluzioni nel campo della pittura e con una profonda vena lirica.
Il viaggio, come scrive Giuliano Scabia nel testo in catalogo, è sì attraverso le sale della mostra, ma anche attraverso gli anni di lavoro. Quello di Palazzo Pretorio si dimostra un percorso quanto mai congeniale a presentare il lavoro di Macchi, suddiviso in sale che ospitano alcune serie di lavori dal titolo significativo. È un viaggio, un percorso nel lavoro di Macchi ed ecco le serie dei Fiori del Magma, delle Tavole della Luce, delle Mura di Orfeo. Dei dipinti delle Mura Giuliano Scabia scrive nel catalogo che accompagna la mostra: “L’oro e l’azzurro – deposti vicini con gentilezza e silenzio – sembrano stare in dialogo segreto, a suggerire una salita, un’ascesa e ascesi.” I lavori si succedono attraverso sale che sembrano fatte apposta per ospitarli. Esattamente a metà del percorso della mostra è esposta la cartella di acqueforti Nel Segno, La parola – immagini dal Libro dell’Apocalisse, dove Mario Luzi nella prefazione scrive: “Il grande tema visionario non lo ha sconvolto ed egli vi ha attinto ciò che la sua personalità poteva tradurre in forme chiare ed innocenti, eppure sapientemente iniziatiche. Effetti benefici, credo, del raccoglimento, della pazienza, della riflessione che dopo gli antichi maestri sono divenuti sempre più rari, ma ancora, con felice sorpresa, talora si danno.”
Si giunge così alla grande sala che ospita “La Zattera della Pittura e della Poesia”, “suggestiva installazione che rappresenta la salvezza dell’uomo, – scrive Andrea Mancini nel catalogo –. Figure che vengono direttamente dagli alti misteri. Portatori di luce, portatori di arte, portatori di poesia. È il mito del viaggio e della preparazione al viaggio, avendo cura di portare con se un bagaglio di sensazioni e ricordi. E ancora Giuliano Scabia scrive “Nell’oro che Luca usa con delicatezza c’è il filo (pittorico) del suo dialogare col mito – il viaggio della zattera, la testa di Orfeo, il muro, l’uomo albero, i cipressi (magici), il gemmare, le aperture di luce. Il “viaggio” di ognuno verso un mondo dove regnano l’Arte e la Poesia. Davanti a questa installazione i numerosi visitatori della mostra usano farsi fotografie. Alludendo forse all’essere parte del viaggio. L’ultima stanza ospita i dipinti più recenti. Il poeta canta, la sua parola è fiorita e il suo fiorire ci trasporta in un luogo mitico che è il luogo dove viviamo. Tra l’altro in queste opere – di forte impatto espressivo – la tela o il legno si dimostrano insufficienti e Macchi li estende sui lati, li allunga, li alza, in un lavorio di grande suggestione. La visione mi pare ottimistica ed è proprio questa l’immagine ultima che vorremmo offrire. Mancini a conclusione del testo nel catalogo scrive: “Non voglio parlare di nuovo della fede che traspare dalle opere di Macchi, voglio invece parlare di una visione positiva del mondo, di una fiducia nell’uomo e nelle sue possibilità, di una fiducia soprattutto nella natura. Luca riesce a fermare il dramma, o lo esclude dalle sue opere, e quando lo rappresenta lo blocca in un’immagine che guarda sempre ad altro, verso un cielo che è azzurro, così come l’erba è verde e il magma è magma, ma dal magma viene sempre fuori un fiore, un albero, una foglia d’oro, un segno di armonia.
Luca Macchi, Immagine del mito, Palazzo Pretorio di Certaldo, fino al 19 giugno. Aperta tutti i giorni 9,30 – 13,30 / 14,30 – 19.
Fonte: Ufficio Stampa