Nella seduta del Consiglio Comunale del 26 maggio scorso, è stata ufficializzata la nascita di una nuova compagine consiliare che prenderà il nome di “Gruppo Misto – Città e Lavoro, Montelupo Fiorentino” e sarà rappresentato dal consigliere comunale Francesco Polverini.
La nuova realtà politica nasce dall'esperienza di “Montelupo in Comune” e della necessità di rilanciare il nucleo forte di quella esperienza: ovvero partire dal lavoro sui territori senza precludersi un'analisi più ampia e generale della società.
Se è vero che l'esperienza delle liste civiche ha avuto un andamento altalenante che spesso le ha relegate nell'angusto spazio del localismo, con analisi di corto respiro e l'attenzione a problemi di minuta amministrazione è anche vero che non si possono ridurre solo a questo le esperienze civiche.
Molte volte si è parlato di una società civile contrapposta ai partiti come se le due cose non andassero di pari passo e come se un militante o un iscritto ad un partito non fosse anche membro della società civile o, viceversa, come se un attivista civico non fosse un militante politico, per il suo stesso agire per la collettività
La nostra volontà è quella di riunire queste 2 componenti: quella dell'attività per la comunità e quella dell'attività politica tout-court.
E' necessario tornare a pensare in grande senza dimenticarci del piccolo. Strappare alla pura e semplice amministrazione dell'esistente la realtà che appare più vicina a noi.
Parlare di massimi sistemi e cadere in un marciapiede mal messo è equivalente a pensare al nostro piccolo mondo senza alzare gli occhi al cielo. Sono ambedue comportamenti miopi (o presbiti) che non riescono a cogliere i legami che esistono fra i 2 piani.
Il nome che abbiamo scelto “Città e Lavoro” rappresenta proprio l'unione di queste due componenti: La città, come elemento nel quale vivere e il lavoro come sintesi del diritto/dovere di ogni cittadino nei confronti della comunità.
Chiediamo quindi a tutti i cittadini di seguirci, di chiedere il coinvolgimento, di iscriversi alla nostra associazione, che ha bisogno di tutti per rimettere in piedi una reale partecipazione.
Nella seduta del 26 maggio, per quanto riguarda gli aspetti non meramente tecnici, le nostre posizioni sui punti all’ordine del giorno sono state le seguenti:
Bilancio consuntivo 2015. Astensione, non tanto per dare o meno una fiducia l'attuale compagine che amministra Montelupo, ma perché ci sarebbe parso inopportuno un qualunque voto in merito ad un documento che non abbiamo potuto leggere e discutere nella fase preparatoria (bilancio preventivo).
Riduzione degli importi dovuti per il costo di costruzione inerente il cambio di destinazione d’uso per fini commerciali, direzionali, turistici e di servizio di edifici esistenti. Voto favorevole dopo aver avuto la conferma che non ci sarebbero stati impatti sul bilancio preventivo 2016.
Mozione presentata da “Insieme per Montelupo” per dare piena attuazione alla sentenza n. 70/2015 della Corte Costituzionale a favore dei titolari di pensione. Voto favorevole con la motivazione che le sentenze della Corte Costituzionale debbano essere sempre applicate, quale che ne siano gli effetti, perché la non applicazione attiene alla reiterazione di un comportamento illegittimo già sanzionato.
Mozione presentata da “Linea Civica” dal titolo “Per un progetto di valorizzazione di storie e memorie presso la scuola secondaria di primo grado con i richiedenti protezione internazionale presenti sul territorio comunale. Voto favorevole con tre considerazioni sulle memorie dei migranti: a) le memorie sono “l’oggetto giuridico” con cui il richiedente asilo prova la fondatezza della propria richiesta di protezione, e da ciò è verosimile che subiscano un adattamento alla bisogna che ne ridimensiona l’impatto educativo b) raccontare una storia, di per se dolorosa come l’abbandono della propria terra potrebbe essere traumatico per chi le dovesse raccontare più volte c) la testimonianza di un vero rifugiato politico (giuridicamente colui che tende ad ottenere l'asilo politico e non la protezione umanitaria o sussidiaria) è sicuramente ben più forte nell’intento di interpretare il fenomeno di chi oggi è nel nostro Paese per motivi politici.
Mozione presentata da “Linea Civica” dal titolo “Adozione di un regolamento per la celebrazione delle Unione civili paritario rispetto al vigente Regolamento per la celebrazione dei matrimoni civili. Astensione perché ci chiediamo che significato possa avere un tale OdG in riferimento ad una legge dello stato che obbligherà comunque le anagrafi comunali ad aggiornarsi in seguito al dettato della nuova normativa.
Proposta di deliberazione consiliare (consiglieri Tania Tombelli, Matteo Palanti e Luca Rovai, dal titolo “Adesione del Comune di Montelupo Fiorentino al documento politico e alla manifestazione “Toscana Pride””. Astensione, perché abbiamo voluto dare una risposta ben più articolata in merito ai diritti civili
“La parola diritti in questi ultimi tempi viene declinata in maniera così generica e generale che sale più di un ragionevole dubbio e sospetto sul fatto che si sappia di cosa si parli.
Oppure che l'oggetto di cui ci si occupa abbia per tutti lo stesso significato.
Non basta sempre il buon senso cartesiano per descrivere in maniera compiuta un problema complesso. La realtà, a volte, è più difficile da acchiappare con il solo senso comune.
Come sappiamo la questione dei diritti attraversa, più o meno, gli ultimi 250 anni di storia e fa la sua comparsa sulla scena del mondo, in maniera eclatante, prima con i filosofi illuministi e poi con la Rivoluzione francese.
Quest'ultima, in particolare, afferma i diritti soprattutto di chi non li ha, si tratta in primis dei diritti di cittadinanza e di uguaglianza di fronte allo Stato, assieme a quelli di proprietà della nascente borghesia produttiva.
Ma quello che la Rivoluzione afferma in maniera inequivocabile è il riconoscimento di diritti collettivi che nascono dalle lotte reali, sanguinose della stessa Rivoluzione.
Questi diritti, civili e individuali, erano comunque declinati in un contesto storico per noi difficilmente comprensibile. Ne capiamo gli universali, ma il loro senso esatto non solo ci sfugge ma ci è totalmente ignoto.
Resta il fatto di un concetto di “diritti” non legato alla conquista individuale del godimento personale, ma alla estensione generale al popolo e alle (diremmo oggi) masse.
La presa della Bastiglia non fu una gara di selfie, ma un movimento, appunto, di masse.
Un secolo dopo, la situazione era enormemente cambiata. Il vecchio concetto delle monarchie assolute, purché illuminate, in Europa era potremmo dire estinto.
La famosa uguaglianza “formale” proveniente dalla rivoluzione francese era diventata comune agli stati, ma stava a distanza siderale da quella sostanziale delle reali condizioni materiali.
In questo contesto i diritti della Rivoluzione Francese, dell'illuminismo, che pure avevano dato una importante e decisiva sterzata nell'Europa di 100 anni prima, erano diritti di “carta” poiché, nei fatti, tra chi possedeva e chi non possedeva vi era un abisso.
Qui nascono quindi le rivendicazioni per un altro tipo di diritto, quello all'uguaglianza sostanziale, sociale ed economica, che, sole, possono essere affiancate al diritto dell'uomo.
Si tratta in ogni caso di diritti collettivi, liberatori e socialmente condivisi.
La grande esplosione collettiva degli anni sessanta fu un momento insieme di necessaria modernizzazione ma anche l'ultimo momento fino ad oggi dove i diritti sociali e politici andarono di pari passo (libertà sessuale – rivendicazioni operaie)
Oggi il tema dei diritti a noi pare essere fortemente frainteso. Anzi per dirla tutta ci pare di essere di fronte ad una vera e propria mistificazione.”
Ma non si tratta di una mistificazione data da “errori” ma da un congegno ben preciso che ha bisogno, innanzitutto, non di cittadini ma di clienti (nel senso commerciale non nel senso dell'antica Roma), di consumatori, di fruitori 24h.
Le logiche del mercato entrano così anche nei luoghi della vita affettiva, sociale e si conquistano spazi sempre più ampi che prima erano perlomeno sottratti allo sfruttamento economico.
Ebbene in questo contesto quello che appare un “presunto allargamento” dei diritti a noi sembra nient'altro che la necessità da parte del mercato di approcci sempre più individualizzati apparentemente liberatori ma privi di spessore e profondità.
La mistificazione in merito ai diritti civili non è legata al fatto che questi diritti siano in qualche modo da noi ritenuti negativi. Niente affatto. Questi diritti, quelli legati cioè al riconoscimento delle coppie omosessuali, o dell'adesione ad una manifestazione, peraltro del tutto innocua politicamente, sono una cortina fumogena, dissolta la quale essi dimostrano tutta la loro insufficienza.
Infatti, mentre da una parte si legifera (con il classico colpo al cerchio e alla botte) con un dispositivo fortemente annacquato sulle “coppie gay” dall'altra si fanno strame dei diritti del lavoro con una legge, la cui cugina nella vicina Francia viene contestata duramente (là dove i diritti sono nati dalle lotte collettive qualcosa resta), che di fatto istituzionalizza (su richiesta e pressione del capitale finanziario) la precarietà e mette a tacere i lavoratori spostando l'asse tutta nelle mani dei poteri forti. A cui si accoda in maniera pedissequa (per la prima volta, dobbiamo dire in maniera così netta, dal secondo dopoguerra) il governo.
La stessa forza politica che ospita l'innocuo corteo del Gay Pride, si appresta a distruggere la costituzione Italiana, con il combinato disposto legge elettorale e riforma costituzione, che, di fatto, impedirà qualunque azione politica reale da parte di forze politiche non allineate e consegnando il governo, meglio il comando, ad una forza che sarà minoranza assoluta nel paese.
Ecco che, di fronte a questi attacchi, da una parte alla democrazia costituzionale e dall'altra alle condizioni reali e materiali dei cittadini, a noi queste prese d'atto a costo zero appaiono un inganno. Proprio verso quelle categorie qui richiamate, le quali, vanno sì garantite, esattamente come tutti noi, Garantiti nella sanità pubblica, nel diritto allo studio, nel diritto al lavoro, nel rispetto delle opinioni politiche.
Ma tutto questo amore per i “diritti” che vola così alto da non toccare neppure l'oggetto delle proprie azioni (se non per il miserabile tempo che si dedica al selfie, rappresentazione del livello mortifero in cui ormai si dibatte quella che un tempo era la politica) se non fosse che per conquistare un mi piace in più, funzionerebbe per tutte le categorie portatrici di diritti?
Ad esempio, lo firmereste un appello a favore dei Rom e del loro diritto alla propria individuale felicità e al mantenimento dei loro costumi, anche se essi sono in antitesi con i vostri.
Lottereste per i diritti dei detenuti, magari condannati per un grave reato e senza lavoro?
Sto parlando quindi di diritti universali, della lotta quotidiana per la vita in maniera decente.
Noi non vogliamo che i diritti dei gay siano tutelati sul lavoro, vogliamo che TUTTI i lavoratori siano tutelati. Vogliamo che tutti i cittadini abbiano diritto alle cure sanitarie e che tutti abbiano accesso all'istruzione.
Perchè i diritti sociali sono davvero diritti di tutti e creare divisioni di genere, di religione, di sesso, di costumi sessuali a noi pare un vero e proprio balzo indietro nel tempo. “
Città e Lavoro - Montelupo Fiorentino
