La “salvaguardia del lavoro industriale nella nostra regione”, le “prospettive aziendali ed occupazionali”, la “procedura di mobilità” per i dipendenti dello stabilimento pisano Carlo Colombo Spa, al centro di tre distinte mozioni che il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità nella seduta di ieri, martedì 17 maggio.
I firmatari dei tre atti (Tommaso Fattori, Andrea Pieroni, Irene Galletti), hanno illustrato le richieste avanzate alla Giunta che la impegnano ad “intervenire direttamente per salvaguardare il sito produttivo e i posti di lavoro”; a “ribadire che per la Regione obiettivo prioritario rimane la salvaguardia dei posti di lavoro, delle professionalità e competenze, da perseguire anche creando le condizioni per nuovi soggetti economici presenti sul mercato”; a “sollecitare il Governo nazionale ed il competente ministero affinché si riapra il tavolo istituzionale di crisi per giungere ad una positiva soluzione dello stato di crisi”.
In sede di dichiarazione di voto, Roberto Salvini ha osservato che se si vuole una Toscana industrializzata la Carlo Colombo spa, azienda che si occupa di produzione di semilavorati in rame, nata nel dopoguerra a Milano e sbarcata all’inizio del decennio scorso a Pisa partendo dalle ceneri delle ex Fonderie Pisane, “è strategica e va difesa in tutte le sue parti”.
Dal M5S
“La Carlo Colombo è la prima azienda produttrice di rame in Italia, con una storia alle spalle di 70 anni. Produce 180 mila tonnellate di rame, col porto di Livorno a due passi ma la proprietà sta decidendo di smantellare la fabbrica di Ospedaletto e ha già messo in mobilità 68 persone. Apprendiamo dalla stampa che il tavolo istituzionale di crisi presso il Ministero dello Sviluppo Economico sarà riconvocato l’8 giugno. Per noi è tardi e i problemi di riassetto dopo la destituzione di Guidi e l’arrivo di Calenda non devono generare inefficienza nella gestione di casi come questi. Bene per i lavoratori che il Consiglio Regionale ci abbia dato retta” dichiara la consigliera regionale M5S.
“Spiace rilevare che dopo Smith Bits ancora una volta il territorio pisano potrebbe pagare le scelte di una multinazionale che sceglie di evitare la pianificazione industriale e lasciare a casa dei lavoratori formati all’eccellenza. Qualcosa che stride con l’indicazione di Rossi nel suo Piano Regionale di Sviluppo dove dichiara di voler intervenire per “radicare le multinazionali insediate in Toscana”. Forse è giunto il momento di riflettere nelle singole comunità locali sugli investimenti nelle eccellenze territoriali. Perché nessuna legge può costringere una multinazionale a restare dove invece magari qualche toscano vorrebbe continuare a vivere. Esistono formule come il workers buyout, l’acquisto di una società da parte dei suoi dipendenti, o l’azionariato diffuso. Dobbiamo sperimentare ogni strada per non lasciare senza una fonte di reddito quelle centinaia di migliaia di lavoratori che senza un posto sarebbero a rischio povertà senza un reddito di cittadinanza” conclude Galletti.
Fonte: Consiglio Regionale della Toscana
