Che cosa succederebbe se si verificasse un incendio nel carcere di Sollicciano? A porsi la domanda il Collegio IPASVI (Collegio Infermieri, Assistenti Sanitari, Vigilatrici d’Infanzia) della Provincia di Firenze, deciso a tutelare la salute dei detenuti e del personale che lavora nell’istituto penitenziario fiorentino, infermieri compresi.
Il carcere presenta, infatti, criticità strutturali che gravano anche sul lavoro dei professionisti sanitari. Ma non solo. Per questo il Collegio IPASVI di Firenze chiede di sapere, e pretende che ci siano, piani di evacuazione condivisi e realistici e procedure sicure per la gestione di un’eventuale emergenza.
Oltre all’aspetto sicurezza il Collegio sottolinea come, nelle struttura, i professionisti non abbiamo tempo sufficiente per lavorare su progetti specifici di recupero o reinserimento sociale. Sulla base del rapporto tra reclusi e infermieri che lavorano nel carcere, è emerso come ogni infermiere possa dedicare meno di 7 minuti, al giorno, ad ogni detenuto. Il numero degli infermieri, in realtà, è allineato alle attività minime da svolgere all’interno di un penitenziario: dalla somministrazione della terapia all’inquadramento del detenuto dal punto di vista assistenziale fino alla gestione delle patologie croniche e degli accertamenti necessari ai pazienti, dentro e fuori dal carcere. Senza tacere delle medicazioni, della cura dell’ambulatorio infermieristico e degli interventi da praticare in casi di urgenze.
In questo senso investire nell’informatizzazione come processo portato avanti e declinato in tutte le sue sfaccettature, per il Collegio IPASVI di Firenze, permetterebbe di velocizzare i tempi di somministrazione della terapia e di avere del personale infermieristico più libero mentalmente per lavorare, anche attraverso riunioni di équipe, su progetti specifici con gli stessi detenuti. Sarebbe importante, per esempio, recuperare la figura dell’operatore socio sanitario, oggi sempre più impegnato in attività amministrative piuttosto che sanitarie.
Rendere il carcere un luogo di rieducazione è possibile. Almeno per il Collegio IPASVI di Firenze che lancia un appello alla regione Toscana e al comune di Firenze affinché le istituzioni favoriscano l’apertura al dialogo e la promozione di progetti di formazione che permettano di lavorare, anche con i detenuti, su obiettivi comuni.
Fonte: Ipasvi - Ufficio Stampa
