"Non penso nulla, non debbo pensare nulla". Lo ha detto il presidente della Consulta Paolo Grossi rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano cosa pensasse della proposta del ministro della Giustizia sulla prescrizione. Grossi è intervenuto oggi a Firenze a margine della seduta del Consiglio regionale dedicata alla 'Indipendenza della Toscana'.
Il presidente del Consiglio regionale toscano Eugenio Giani e il presidente della Consulta Paolo Grossi hanno inaugurato oggi la 'bandiera di Curtatone' concessa, dopo il restauro, dall'associazione nazionale veterani e reduci garibaldini 'Giuseppe Garibaldi'. La bandiera è da oggi esposta nella sala Capponi di palazzo Panciatichi-Covoni, sede dell'Assemblea toscana.
SULLE REGIONI
"La Corte costituzionale ha da sempre dimostrato attenzione per i problemi regionali, nella certezza che le Regioni sono una ricchezza di insieme delle diversità che compongono l'armonia dello Stato, che è uno e indivisibile, della nostra Italia". Lo ha detto il presidente della Corte costituzionale Paolo Grossi, nel suo intervento durante la seduta solenne del Consiglio regionale toscano dedicato all''Indipendenza della Toscana'.
SULLA CORTE COSTITUZIONALE
"La Corte costituzionale è un organo di garanzia per il cittadino, di garanzia che i valori segnati nella Carta costituzionale sono dei valori che devono essere affermati e dei quali il cittadino non può essere privato, neanche dallo stesso legislatore". Lo ha detto il presidente della Corte costituzionale Paolo Grossi, nel suo intervento durante la seduta solenne del Consiglio regionale toscano dedicato all''Indipendenza della Toscana'. "Giudice delle leggi si dice essere la Corte costituzionale - ha aggiunto - ed è vero in questo senso: ovvero che la legge deve sempre essere ossequente a quei valori che i padri costituenti vollero segnare negli articoli della Carta". Grossi ha quindi sottolineato: "A questo organo di garanzia io appartengo oggi e sono orgoglioso di esserlo. Posso garantire che la Corte ce la mette tutta con impegno e determinazione proprio per non deflettere da quella funzione garantistica che i padri costituenti ci vollero assegnare. Dio voglia che questo compito possiamo assolverlo anche in futuro", ha concluso.
DAL CONSIGLIO REGIONALE DELLA TOSCANA
“Sono grato e lieto per questo invito che ho immediatamete accettato”. Così il presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, che ha espresso sentimenti di ringraziamento per il presidente Giani, “bravo allievo nei corsi universitari” ma soprattutto per “l’invito sincero e intenso”. “Partecipare a questa seduta solenne è per me un ritorno a Firenze, dove ho insegnato per cinquant’anni alla facoltà di Giurisprudenza, che non ho mai voluto lasciare – ha continuato – Sono onorato di essere con voi perché questa iniziativa è di grande intelligenza e di dimensione culturale; porto il saluto e l’apprezzamento dell’intera Corte, da sempre attenta ai problemi regionali: le regioni sono ricchezza di insieme capace di fare lo Stato, uno e indivisibile della nostra Italia”.
E andando al 27 aprile 1859, Grossi ha ricordato lo scrittore Ferdinando Martini, allora ragazzetto di famiglia notabile che, in “Confessioni e ricordi”, parla del Granduca che esce con la carrozza da palazzo Pitti e viene salutato dai popolani, come ogni giorno, come andasse alle Cascine. Quel 27 aprile prese invece una strada diversa, andò verso via Bolognese e abbandonò la Toscana: “una non rivoluzione, una rivoluzione di velluto, che ruppe con un governo sonnacchioso di eccellenti amministratori, ma senza progetto politico – ha sottolineato il presidente – una rivoluzione mancata, che si risolveva sul piano della unità politica ma che non intaccava sul piano sociale, perché lo stato continuava ad essere monoclasse e avrebbe continuato ad esserlo fino alle soglie della I Guerra mondiale”. Quel 27 aprile fu momento di rottura col passato e prima tappa verso l’unità, ma la strada da compiere era ancora lungua e avrebbe condotto “agli anni miracolosi tra il ‘46 e il ‘48, che portarono alla Costituzione, ancora oggi validissima e ammirevole”. “I Padri costituenti osservarono valori e interessi diffusi da cui trarre principi per la Carta, rivolta ad ogni cittadino, dal più ricco al più misero – ha affermato Grossi –. Interlocutore dei nostri costituenti fu il cittadino, individuato nella sua carnalità: solo allora quel divario tra stato e società si venne a colmare, perché la Costituzione divenne di tutti, fu la Carta del popolo”.
In chiusura di intervento, il presidente ha quindi espresso un “sincero sentimento di orgoglio”, per la propria partecipazione al Collegio della Corte Costituzionale. “La Corte è organo di garanzia per i cittadini, è giudice delle leggi, leggi sempre ossequenti ai valori dei nostri Padri – ha detto – Appartengo alla Corte e ne sono orgoglioso, garantisco che la Corte ce la mette tutta, con impegno e determinazione, per non deflettere dalla funzione garantistica”. “Dio voglia che possiamo assolvere a questo compito anche nel prossimo futuro”, ha concluso Paolo Grossi.
