"Informiamo i cittadini di Serravalle, visto che non lo ha fatto ufficialmente il Comune, che nell'ultima seduta del Consiglio è stato approvato, presentato da due Assessori e due Consiglieri di maggioranza, l'ordine del giorno sul testamento biologico.
Invece di pensare ai problemi concreti dei cittadini (tasse, scuola, lavoro, disabilità, sanità ), la Giunta si impegna a chiedere l'istituzione di una legge nazionale su un tema - il fine vita- che è da sempre il cavallo di battaglia di un certo orientamento politico e che puntualmente viene riproposto in prossimità delle elezioni.
Evidentemente il centrosinistra ha iniziato con un po' di anticipo la campagna elettorale adeguandosi alla linea nazionale, in barba alle necessità reali della gente, che si aspetterebbe ben altre mozioni o ordini del giorno.
Sappia dunque la cittadinanza che nel testo si auspica "che venga riconosciuta ad ogni cittadino che si trovi in condizioni di lucidità mentale il diritto ad esprimere la propria volontà riguardo le cure o i trattamenti sanitari che intende ricevere, in caso di malattia incurabile, giunta allo stadio terminale, oppure in caso di "stato vegetativo" persistente, prolungato, per lunghi periodi di tempo".
Il dibattito è partito subito con il piede sbagliato: il Consigliere Fassio, che ha introdotto il tema, si è preoccupato innanzitutto di invitare i colleghi, prima di votare, a lasciare da parte le proprie convinzioni religiose in merito alla questione, come se l'adesione personale alla dottrina sociale della Chiesa fosse un cappotto che si può indossare o togliere all'occorrenza, dimenticando tra l'altro che proprio lui, sul tema immigrazione, aveva criticato la posizione della sottoscritta sulla base di citazioni dell'attuale Pontefice (viva la coerenza!).
Abbiamo contrastato il provvedimento ed espresso voto contrario perché la richiesta, senza precisare con chiarezza cosa si intenda per "cure o trattamenti sanitari" da poter ricevere o rigettare nel caso di malattia giunta allo stadio terminale, si presta a interpretazioni diverse e al pericolo di manipolazione ideologica, con il rischio di legittimare forme mascherate di eutanasia.
I proponenti infatti hanno omesso di rispondere alle domande della sottoscritta circa la distinzione, doverosa in questo caso, tra terapie appropriate, sempre obbligatorie, e accanimento terapeutico, che è legittimo respingere.
Come hanno ignorato la sollecitazione ad esprimersi in merito all'alimentazione e all'idratazione artificiale, che, essendo fonte di sostentamento per la persona e non trattamenti medici, non possono mai essere sospese. Il consigliere Fassio ha ritenuto le questioni sollevate di secondaria importanza, da chiarire eventualmente dopo l'approvazione dell'odg.
Vogliamo ricordare che la vita costituisce per tutti, credenti o non credenti, un bene indisponibile. A nostro avviso, escluso l'accanimento terapeutico, nessuno può decidere sulla propria vita o su quella degli altri, nemmeno il medico autorizzato preventivamente: già Ippocrate ( V-IV secolo a. C), il cui giuramento peraltro è ancora vincolante per gli operatori sanitari - come Fassio per la sua professione dovrebbe ben sapere - insegnava che il medico in ogni caso ha il compito di curare il malato, non di eliminarlo.
Nessun potere legislativo può ignorare la priorità della legge naturale, che precede quella scritta perché insita nella natura stessa dell'uomo, come recita la nostra Costituzione.
Abbiamo respinto anche la richiesta della redazione di un regolamento comunale che permetta e disponga la raccolta e la conservazione dei testamenti biologici. Si tratta infatti di atti che non hanno nessun valore legale o giuridico, se non soltanto significato simbolico, come il registro comunale delle unioni civili, in cui nessuna coppia si è iscritta, dando ragione a quanto sostenevamo.
È pura strumentalizzazione ideologica: si intende anticipare nei comuni, creandola, una legge che non esiste ancora, scavalcando il Parlamento o sostituendosi ad esso".
Elena Bardelli, Consigliere Comunale FdI-AN
