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Giornata commemorativa nel borgo leonardiano: 'Dimenticare la storia rende l'uomo fragile'

Maschere anonime per rappresentare persone che non erano più persone. Uomini, donne e bambini privati della propria identità, costretti alla fame e ai lavori forzati fino alla morte in quell'inferno rappresentato dai lager nazisti. Inizia così la pièce portata in scena sul palco del Teatro di Vinci dai giovanissimi ragazzi della Compagnia dell'Unicorno dal titolo “Il racconto di Nedo. Memorie di una deportazione".

Uno spettacolo profondo e toccante quello a cui ha assistito il pubblico di Vinci, che ha rievocato la storia della deportazione nei campi di concentramento di Nedo Nencioni, simbolo della Memoria nell'Empolese Valdelsa, e di suo padre Giuseppe, “colpevoli” soltanto di aver scioperato per rivendicare i propri diritti di lavoratori.

La tragedia dell'Olocausto è stata anche questo: non solo per questioni di razza, nei lager venivano costretti a morire anche dissidenti politici, apolidi, testimoni di Geova, omosessuali e asociali. Come ha raccontato alla platea, non senza commozione, il fratello di Nedo, Vittorio, che non ha vissuto sulla propria pelle questa drammatica vicenda, ma porta con sé il dolore dei suoi familiari e con l'associazione ANED si impegna quotidianamente per fare memoria nelle scuole, affinché l'oblio non prevalga sul ricordo.

È iniziata con il teatro, dunque, la giornata commemorativa per il 72esimo Anniversario della Deportazione nel campo di sterminio di Mauthausen dei cittadini di Vinci, Spartaco Fedi, Renzo Gemignani, Gino Giacomelli, Vinicio Lorenzini, Angelo Masi, e di due giovani di Livorno, Bruno e Francesco Domenichini, avvenuta nella notte tra il 7 e l’8 marzo del 1944. “Che cos'è l'uomo senza la storia?”, si chiedono i ragazzi in scena. “L'uomo deve avere il coraggio di ricordare",

"Dimenticare la storia rende l'uomo fragile", "Bisogna custodire il magazzino della memoria". Messaggi trasmessi dai giovani attori che mettono in guardia la comunità sul rischio che comporta l'oblio.

Perché mantenere il ricordo di tali tragedie significa impedire che esse possano riaccadere. Dopo lo spettacolo, i giovani studenti delle scuole presenti in sala hanno posto numerose domande a Vittorio Nencioni, dimostrando grande interesse e curiosità per questa triste pagina della storia dell'umanità. Successivamente, è partito il corteo che, snodandosi per le vie di Vinci, è giunto al cippo in via Pierino da Vinci per la deposizione di una corona d’alloro.

"Come diceva uno dei nostri padri Costituenti, Piero Calamandrei, la nostra Costituzione è nata in ogni luogo in cui è morto un italiano nel nome della libertà del nostro Paese - ha detto durante le celebrazioni il sindaco di Vinci, Giuseppe Torchia - La libertà di cui godiamo oggi non è affatto scontata. E allora l'eredità che le nostre generazioni lasciano ai ragazzi è quella di preservare quei 12 principi fondamentali presenti nella prima parte della Costituzione italiana".

Fonte: Ufficio Stampa - Comune di Vinci

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