Sfratti per morosità in continuo aumento, errata gestione dell'assegnazione delle case popolari e il numero in crescita delle case sfitte. È una situazione negativa quella delle politiche abitative nell' empolese valdelsa. E le difficoltà non accennano a diminuire ma crescono in proporzione alla crescita della crisi. Ecco cosa è stato possibile dedurre a seguito della conferenza stampa della Cgil sul bilancio delle politiche abitative nel 2015, avvenuta oggi, 15 febbraio 2016, alla sede della Cgil in via Raffaello Sanzio a Empoli.
"È fondamentale comprendere quanto il contesto socio-economico e la possibilità del cittadino di poter affittare o comprare una casa siano due fattori che dipendono irrimediabilmente l'uno dall'altro. - afferma il segretario di zona della Cgil Rossano Rossi - Molti dei casi di sfratto per morosità sono infatti determinati dai mancati rinnovamenti dei contratti o dai continui licenziamenti che non permettono ai cittadini di poter sostenere gli oneri dell'affitto".
Anche i dati dell'Osservatorio sulle Politiche Abitative fanno emergere un quadro piuttosto negativo. Il 55% delle sfratti avvengono per morosità, senza contare gli sfratti emessi in tribunale che saranno esecutivi solo fra 14 mesi. Dal canto loro i comuni cercano di operare contro la crisi con alloggi d'emergenza dai costi altissimi che non riescono quindi a risolvere la situazione nell'immediato.
E anche la situazione degli alloggi pubblici è caratterizzata da dati altrettanto negativi. "Sono dati sconsolanti quelli che riguardano l'assegnazione delle case popolari. - interviene sulla questione Laura Grandi, segretario del Sunia Firenze -Su 500 persone che partecipano al bando, solo il 3% delle domande vengono accolte. In Toscana è stato rilevato il più alto livello di richiesta di case popolari da parte degli stranieri (50%) e il 10% degli alloggi pubblici sono di conseguenza assegnati a persone straniere. Inoltre, il 18% delle case popolari sfitte non sono assegnabili in quanto necessitano di ristrutturazioni. E la situazione risulta ancor più grave se prendiamo in considerazione il fatto che i requisiti per poter fare la richiesta di un alloggio pubblico non fanno che aumentare".
I dati rilevano anche una posizione di svantaggio dell'italia rispetto agli altri paesi europei per quanto riguarda la situazione delle politiche abitative. È infatti dagli anni '50 che il paese procede per mezzo di piani di emergenza senza prendere in considerazione dei seri piani strutturali e questo va irrimediabilmente a ripercuotersi sui dati negativi che caratterizzano il bilancio delle politiche abitative nel 2015. In Italia infatti solo l'11% del patrimonio immobiliare viene impiegato nell'affitto mentre in Germania, ad esempio, ne viene impiegato ben il 58%.
"Molti sindaci del territorio non hanno ritenuto necessari gli interventi nel campo dell'edilizia. - aggiunge Franco Belli, referente del sindacato degli inquilini - Si è trattato di un comportamento miope che non ha saputo comportarsi con lungimiranza dal momento che non è stata minimamente preso in considerazione il fenomeno dell'immigrazione. Per questo non sono stati costruiti alloggi pubblici a sufficienza".
"Paradossalmente si contano più case che famiglie. - continua Belli - Questo accade anche perchè i proprietari degli alloggi si rifiutano ad affittare le proprie proprietà per paura di doverci rimettere".
Dati negativi anche quelli che riguardano la situazione dei fondi per gli sfratti. Nel 2015 ne sono stati assegnati solo il 48%. Alla luce di questo bilancio negativo è quindi speranza condivisa che i comuni acquisiscano sempre più consapevolezza sulla necessità di maggiori interventi nell'edilizia pubblica per quanto riguarda l'appena iniziato 2016.
"Il quadro attuale è drammatico. L'empolese valdelsa non è più l'isola felice di un tempo." conclude Rossano Rossi.
Maria Vittoria Minisgallo
