"Nelle scorse settimane abbiamo organizzato un incontro pubblico al Circolo 'Maestrelli' di Avante sul tema Banca Etruria: da cassa rurale a crac finanziario. Nel ringraziare l'ampia partecipazione, quasi inaspettata nei numeri, della cittadinanza abbiamo redatto un documento-manifesto per fare chiarezza sul disastra che ha colpito la nostra zona e non solo.
E’ necessario correggere il più velocemente possibile i gravi errori che i vertici del governo e delle banche italiane hanno compiuto in questi mesi e che hanno arrecato enormi danni al paese.
Tutto inizia con il Decreto della notte del 22 Novembre 2015 che, dopo il blocco di Bruxelles all’intervento del Fondo Interbancario di Garanzia, ha disposto la “risoluzione” di Banca Etruria, Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti.
L’operazione è stata finanziata con un prestito (sia chiaro a “tassi di mercato” !!) per la costituzione del fondo di risoluzione di circa 3,6 miliardi di Euro anticipato da Intesa, Unicredit e Ubi Banca.
Il crac ha travolto oltre a soci e azionisti anche le obbligazioni “subordinate”, comprese per circa 300 milioni di Euro quelle sottoscritte dai piccoli risparmiatori clienti di queste banche..
I crediti in sofferenza dei quattro istituti di credito, pari a circa 8,5 miliardi di Euro, sono stati infine valutati 1,5 miliardi, pari al 17,6% del valore nominale.
Magari in Intesa, Unicredit e Ubi Banca qualcuno si è anche congratulato con se stesso per essere riuscito a contenere la spesa, prefigurando forse anche qualche affare nella gestione del recupero dei “crediti deteriorati".
Nessuno ai vertici di Governo, Banca d’Italia e dei maggiori istituti di credito si è, invece, reso conto del danno gravissimo che in questo modo è stato dato all’immagine del sistema bancario italiano ed allo stesso patrimonio delle banche.
L’azzeramento dei circa 300 milioni di euro di obbligazioni subordinate in mano ai correntisti “privati” è stato una colossale ingiustizia, visto che questa gente, quando le aveva sottoscritte, non era stata debitamente informata dei rischi connessi.
Oltre a questo ha determinato, però, un gravissimo colpo all’immagine della sicurezza di tutto il sistema creditizio, visto che tutte le banche italiane hanno emesso obbligazioni subordinate per circa 70 miliardi di euro, di cui buona parte – secondo il cattivo esempio di Banca Etruria - piazzate proprio presso i loro stessi correntisti.
Ma c’è di peggio.
Mentre i vertici di Governo, Banca d’Italia e dei maggiori istituti di credito accettavano una valutazione delle sofferenze delle 4 banche liquidate al 17,6% del valore nominale, nessuno si è ricordato dei 200 miliardi circa di sofferenze esistenti nei bilanci delle banche italiane e, soprattutto, nessuno si è reso conto che questa valutazione avrebbe influenzato anche quella dei crediti non esigibili di tutte le altre banche.
In pratica in questo modo hanno provocato al sistema bancario una perdita patrimoniale di decine e decine di miliardi di euro, che si è immediatamente ripercossa sul valore delle azioni quotate in borsa, perché i grandi investitori, fatti i loro conti, hanno iniziato a vendere seguiti non solo dagli speculatori ma anche dai piccoli azionisti.
Occorre avere chiaro che le conseguenze di questa colossale insipienza, già molto gravi, se non vi si pone rimedio, lo diventeranno ancora di più.
Per questo è necessario ricostruire un clima di fiducia sia tra i risparmiatori che nel mercato, con fatti concreti e non con parole o frasi fatte sulla “sicurezza dei fondamentali”.
Per questo chiediamo che il sistema bancario si faccia intanto carico del rimborso integrale di tutti gli obligazionisti subordinati di Banca Etruria e delle altre tre banche liquidate.
E’ una questione di etica - perché queste persone quando sottoscrissero i titoli non furono informate della loro reale pericolosità - ma anche di interesse generale per ricostruire la fiducia dei risparmiatori nel sistema bancario italiano.
Si deve poi affrontare il problema dei crediti in sofferenza, anche qui con una soluzione di sistema che consenta la cessione di questi crediti ad un valore equo e non a quello speculativo che è stato imposto per le 4 banche liquidate. La soluzione ora prospettata dal Ministro Padoan e dalla Commissione Europea di piccole “ bad bank” per ogni singolo istituto sembra, infatti, più una scelta fatta per salvare la faccia dopo questo disastro che uno strumento veramente utile.
Ci rendiamo conto quanto sia difficile e costoso, ma sarà sicuramente molto più pericoloso e costoso, per le banche ma anche per tutti noi, lasciare incancrenire la situazione attuale.
E’ necessario intervenire senza ulteriori indugi.
Solo se le istituzioni, Banca d’Italia e sistema bancario sapranno finalmente collaborare pienamente nell’interesse generale del paese, sarà anche possibile".
Comitato Possibile Empolese Valdelsa
