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Cinghiali, il filosofo Giorello aderisce a #salvaiselvatici: "Abbattimenti sbagliati, esibizione di morte da abolire"

Un’altra firma prestigiosa, quella del filosofo della scienza Giulio Giorello, si aggiunge alla petizione di intellettuali, scrittori e naturalisti che chiede alla Regione Toscana di ripensare la legge speciale Remaschi sull’abbattimento di migliaia di cinghiali e altri ungulati.

Ecco la dichiarazione di adesione di Giulio Giorello: “I tempi antichi in cui la caccia era un legittimo sostentamento di gruppi umani, sia nomadi che stanziali, sono finiti da molto. Oggi la caccia è lo sport di chi si diverte a uccidere e non c'è alcuna ragione "scientifica" (cioè indipendentemente controllabile) per concludere che l'abbattimento prodotto dai cacciatori costituisca uno strumento adeguato a ridurre il sovrappopolamento di specie selvatiche o ibridate con animali domestici o magari importate da opportune "riserve" di certi Paesi dell'Est. Come è ben mostrato dai documenti sulla caccia, e nello specifico sulla caccia al cinghiale, in: Relazione contro la proposta di legge obiettivo n.27 della Regione Toscana, Firenze, novembre 2015. Un antico detto recita: la crudeltà nei confronti degli animali è solo un esercizio per chi utilizzerà la crudeltà contro animali appartenenti al genere Homo sapiens. Questa continua esibizione di morte va, a mio avviso, radicalmente abolita con ogni mezzo. La politica (si fa per dire) del PD in Toscana e altrove, ancora una volta è corriva con gli aspetti più reazionari del Paese. Ma quanto a lungo dovremo preoccuparci di questo rimasuglio di un sistema che prima viene dissolto, e meglio è?”.

"La Regione  - dicono poi i promotori della campagna - giustifica gli abnormi abbattimenti progettati usando anche l'argomento degli incidenti causati dagli ungulati, ma  ignora le soluzioni possibili per proteggere le strade e trascura di considerare i pericoli tipici della caccia, una pratica che produce ogni anno morti e feriti fra le persone. I dati aggiornati dell'Associazione vittime della caccia, riferiti al periodo settembre-dicembre 2015, indicano in Italia 13 morti e 52 feriti (di cui 13 non cacciatori), e mancano ancora i numeri completi  di gennaio. Nelle due stagioni passate i morti sono stati 47, i feriti 144, bambini compresi. Cifre impressionanti che dovrebbero mettere in guardia: aumentare le giornate di caccia, significa aumentare il rischio di aggravare un bilancio di vittime già pesantissimo. Quanto agli incidenti stradali "causati" dai selvatici, i dati forniti dalla Regione senza precisare fonti e metodi di raccolta non sono verificabili; in ogni caso si potrebbe intervenire più efficacemente con mezzi non cruenti come dissuasori, recinzioni, attraversamenti e riduzione della velocità".

"Con questa legge non potremmo più passeggiare tranquilli ma dovremmo fare attenzione a schivare proiettili (vedi foto http://bit.ly/1RDof3A) di lunga gittata, grandi come una mano." Marco Vichi

Fonte: Ufficio Stampa

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