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Matteo Ricci, dalla città alla metropoli: un'ottima accoglienza a Singapore

Oggi 'Toscani in giro' vi porta nel lontano oriente e vi fa conoscere Matteo Ricci. Matteo ha 34 anni e ha vissuto a Empoli fino al 2012. Poi con l'occasione della sua vita prende un aereo di sola andata per diventare banking relationship manager a Singapore. Un mondo e una vita completamente diversi da quelli dell'Italia. Scopriamoli insieme a lui.

Nome e Cognome: Matteo Ricci
Anni: 34
Cresciuto a: Empoli
Studi: Laurea in Economia Aziendale
Residenza e professione: Singapore – Banking Relationship Manager
Lavoro in Italia: Intesa Sanpaolo

Prima esperienza all'estero: No. Alla fine del 2012 sono stato 4 mesi in Francia presso la filiale di Intesa Sanpaolo a Parigi.

Perché hai deciso di andare all'estero? Si è presentata quest’opportunità che difficilmente poteva ripetersi. Si stava liberando un posto da Relationship Manager qua a Singapore e il mio ex Capo Servizio in Head Office a Milano ha deciso che fosse il posto giusto per me.

Non potevo dire di no, considerando il ruolo che avrei ricoperto (e che sto ricoprendo proprio adesso) e soprattutto il relativo salario ed i benefit connessi alla nuova location. Inoltre, è un’esperienza che andrà ad accrescere non solamente il mio curriculum, ma soprattutto il mio bagaglio culturale.

Essendomi trasferito dall'altra parte del mondo, ho avuto la possibilità di conoscere usi ed i costumi completamente diversi dal mondo occidentale ed inoltre ho la possibilità di continuare a migliorare il mio livello della lingua inglese, considerando che qua è la lingua ufficiale.

Quali sono le principali differenze fra il mondo del lavoro italiano e quello estero? Avendo già lavorato in Francia, avevo già notato enormi differenze rispetto all'Italia, ma qua a Singapore sono ancora più marcate. L’offerta di lavoro è molto ampia ma le aziende, per politiche di governo, devono dare la precedenza alle persone locali.

Per uno straniero è quasi impossibile trovare un posto di lavoro in un’azienda locale e l’unica possibilità (come nel mio caso) è essere assunto da un’azienda straniera che opera su Singapore, ma anche qua, la regolamentazione per il visto di lavoro è molto rigida e richiede un po’ di tempo. Una cosa che ho notato è che, essendoci tanta offerta, c’è un turnover impressionante di personale, in quanto un singaporeano, una volta date le dimissioni, il giorno dopo comincia a lavorare in un’altra azienda con uno stipendio migliore.

Inoltre, qua si laureano intorno a 22-23 anni ed entrano subito nel mondo del lavoro vista l’enorme richiesta da parte delle varie società (il tasso di disoccupazione è al 1,95% e quella giovanile è al 3-4% , in Italia siamo al 12% e quella giovanile è al 43%!), e dove lavoro adesso l’80% sono ragazzi tra i 23 ed i 30 anni, il restante 20% sono i manager con 25-30 anni d’esperienza nella banca.

La vita e il lavoro all'estero sono diversi dall'idea che ti eri fatto prima di partire? La vita qua è completamente diversa, ci sono altri ritmi. I locali sono molto più lenti di noi e quindi ti facilitano la giornata, anche se a volte devi 'rincorrerli' perché si dimenticano qualcosa.

Quà è tutto molto più costoso rispetto all'Italia, anche perché’ gli stipendi medi sono molto più alti, ma per quanto riguarda i prodotti d’importazione (e quindi tutto il cibo italiano ed europeo) ci sono dei dazi doganali paurosi.

Ad esempio, una pizza in un ristorante italiano ti costa 22 dollari (ca. 15 Euro) e in più devi pagare il 7% di IVA ed il 10% per il servizio, e quindi 2 pizze e 2 Coca Cola (non conviene prendere birra o vino, in quanto sugli alcolici hanno dei dazi proibitivi che si aggirano intorno al 100% del valore d’importazione)  spendi circa 60 dollari, ossia quasi 40 euro!

Per il resto, anche se i prezzi sono più alti, qua si sta bene! E’ caldo tutto l’anno e non c’è bisogno di giubbotti e maglioni, ma puoi stare tutto l’anno in shorts e maglietta. I servizi pubblici, come la metro il bus, sono efficientissimi, sempre puntuali e sempre pulito. Puoi girare per la città, a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza nessun problema. Quà la polizia è efficientissima e difficilmente, se non mai, troverai qualcuno che “sgarra”.

Cosa ti manca dell'Italia? Mi mancano i miei 2 meravigliosi nipoti, Tommaso di 4 anni e Giovanni di 9 mesi, la famiglia, gli amici ed il cibo di mia mamma.

Torneresti a lavorare in Italia? Dipende, se mi venissero riconosciuti sia il ruolo che lo stipendio che ho qua a Singapore, tornerei più che volentieri! L’Italia è pur sempre il mio paese. La mia famiglia e i miei amici sono là, ma alle condizioni precedenti al mio trasferimento, preferisco rimanere piuttosto che tornare.

Hai qualche aneddoto sulla permanenza all'estero? Ho avuto la fortuna di trovare un collega coetaneo qua in filiale che si è trasferito a Singapore tanti anni fa e conosce il posto benissimo. Grazie a lui è stato più facile ambientarsi e orientarsi in una città come questa che dopotutto non è affatto piccola.

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