Demolire antichi monumenti, cancellare la memoria e i valori del passato, sono fatti mestamente attuali ma non nuovi nella storia delle opere d’arte.
Le cause sono molteplici e diverse fra loro: possono essere di tipo ideologico (distruggere l’arte e l’architettura del nemico per annientare la sua storia e la sua identità), di tipo religioso (evitare lo sviluppo dell’idolatria eliminando reliquie ed effigi capaci di suscitare il fanatismo dei fedeli) o di tipo politico (abbattere statue e raffigurazioni legati ad una dittatura per liberarsi dall’eredità del passato).
La motivazione di radere al suolo il monumento della Resistenza in piazza della Libertà, presa dall’Amministrazione Comunale di Certaldo, è di tipo pragmatico (radere al suolo un palazzo o un quartiere storico per realizzare nuovi progetti urbanistici). Un esempio di questo metodo, è l’apertura nel 1937 della via della Conciliazione, un solenne stradone che ha rovinato per sempre la teatralità barocca della piazza di Bernini svelandola già a distanza invece di lasciarla scoprire solo dopo aver percorso un dedalo di vicoli.
Facendo nostro l’appello dell’architetto Silvano Salvadori, di non distruggere ma restaurare, togliendo accessi e scalini che le norme sulla sicurezza hanno reso necessari (tipo protezioni eventuali per alcuni pericoli), il Monumento dedicato alla pace riconquistata dopo la guerra.
Ci permettiamo di suggerire all’Amministrazione Comunale, il metodo inaugurato dai Romani, quello dell’“espoliazione - integrazione”.
Questo procedimento consisteva nel reimpiego di elementi prelevati in edifici più antichi come materiale da costruzione semilavorato. Pratico avere colonne, statue e rilievi già pronti invece che doverli fare da zero! È così che è fatto l’arco di Costantino.
Fonte: Altrapolitica
